Ma se a parlare è un ebreo…

A million and a half civilians have been forced to live in an open-air prison in inhuman conditions for over three years now, but unlike the Hitler years, they are not Jews but Palestinians. Their jailers, incredibly, are survivors of the Holocaust, or their descendants. Of course, the inmates of Gaza are not destined for gas chambers, as the Jews were, but they have been reduced to a debased and hopeless existence. (Henry Siegman – www.haaretz.com)

E’ raro poter criticare Israele “da fuori” senza che salti subito su un fenomeno con il dito puntato che ti accusa di essere “antisemita”. E’ facile criticare le porcate di Italia, Usa, Francia, Iran e così via: al massimo si scaldano gli animi. La condizione minima, invece, per poter criticare Israele “in sicurezza” è essere ebreo. Per fortuna di dissidenti con il governo e l’esercito di David ce ne sono tanti, dentro e fuori il Medio Oriente, e le loro parole spesso pesano come macigni. Opinioni che pochi commentatori “non-ebrei”, per quanto illuminati e ferrati, potrebbero pronunciare così a cuor leggero.

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