L’ottimismo che vien dai Balcani

Cosa hanno insegnato le guerre balcaniche degli anni ’90? Molte cose, ma soprattutto che la lezione non è finita. Chi ha pensato di aver imparato tutto negli anni della guerra, oggi sta pagando cara la sua ingenuità.

Alcuni esempi. Milošević, il signore della guerra, processato all’Aja per crimini di guerra, e morto in prigione. Šešelj, altro ultranazionalista serbo, sotto processo per crimini di guerra. Tuđman, il presidente croato, è morto in tempo per non seguirli all’Aja. Quasi tutti i criminali di guerra, escluso il generale serbo-bosniaco Mladić, stanno pagando i loro conti con la giustizia per crimini commessi quando loro erano i capi del mondo, gli alfa e omega, gli intoccabili, quelli che decidevano chi doveva vivere e chi morire, chi doveva governare e chi patire il tallone del potere.

Dalla guerra sono nati Stati a immagine e somiglianza di questi personaggi: criminalità organizzata, corruzione, contrabbando, ruberie travestite da privatizzazioni. Tutto sotto il manto del potere politico. Tutto in faccia ai propri cittadini. Politici e tycoon bevevano champagne, guidavano automobili di lusso, trombavano ragazze bellissime, venivano riveriti, ammirati e invidiati dai cittadini che derubavano. Riempivano poltrone nei palazzi del potere dove si riempivano la bocca di parole come giustizia, crescita, onore, Patria, mentre si riempivano le tasche di soldi.

Ebbene questi “criminali di pace”, la seconda generazione del potere dei Balcani post guerra, ora sta scoprendo, soprattutto in Croazia, di quanto insostenibile e ingenuo fosse il loro ideale di vita: “se sei al potere nessuno ti può toccare, e non devi rispondere ad alcuno”. Forse è vero, ma è anche vero che prima o poi, per un motivo o per l’altro, il potere svanisce e arriva il conto da pagare.

Esempi. L’ultimo, Ivo Sanader, fino un anno e mezzo fa premier croato e il signore assoluto dell’era post-Tuđman, arrestato, lo attende un processo per corruzione, associazione a delinquere e abuso di potere. Il suo ministro della difesa, Berislav Rončević, condannato a 6 anni di carcere per corruzione. Sono indagati, sotto processo o condannati altri 5 ex ministri del governo Sanader, tra cui il vicepremier Damir Polančec, l’uomo dell’economia nazionale. Poi Miroslav Kutle, IL Tycoon croato per eccellenza, che si è arricchito con privatizzazioni “allegre”, ora in prigione e sotto processo. Stanno pareggiando i conti con la giustizia anche numerosi giudici “diversamente onesti”, politici-arraffoni locali, “eroi di guerra” che con abili manovre tutt’altro che militari, da autisti e portinai sono diventati generali e colonnelli, riempiendosi le tasche, magari entrando in parlamento, ma che la guerra l’hanno vista solo in Tv.

Ultimo caso eclatante balcanico, Hashim Thaçi, premier Kosovaro e già capo del UCK, definito dal Consiglio d’Europa “capo della mafia albanese che gestisce i traffici di armi, narcotici e organi in tutto l’Est europeo”. Anche se ha appena vinto le elezioni in Kosovo, non credo che abbia un futuro roseo.

Allora non facciamoci scoraggiare dai 3 voti con i quali il governo-zombie si è assicurato la non-vita. Guardiamo l’esempio dei Balcani, che mostrano come prima o poi, in un modo o nell’altro, i nodi vengono al pettine. Nonostante guerre, crimini, prepotenze, in qualche modo la giustizia trova la sua via e presenta sempre il conto. E si paga sempre.

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