Povera Ruby


No, veramente: povera Ruby!
Lo scandalo sessuale del premier che prende il nome della vittima, coinvolta ancora minorenne, è una cosa che mi rende molto triste. Mi rende ancora più triste vedere come le persone comuni reagiscono quando si parla della vittima, Karima, “in arte” Ruby.
Povera Ruby!
L’opinione che molta, troppa, gente ha di lei è che la ragazza di indole sia un “tr…”. Lo si dice “off records”, in via confidenziale: “Ma lascia stare, quella lì è proprio una tr…, guarda che foto, guarda come si veste!” Un’opinione che è una sentenza, non solo senza appello, ma senza giudizio! Nulla serve spiegare che all’epoca del presunto misfatto la ragazza avesse 16-17 anni, anche se non lo dimostrava.
Povera Ruby!
Nulla serve spiegare che proviene da una non-famiglia, che ha avuto una non-infanzia, che ha cercato e trovato una non-adolescenza di cui tutti sono stati lieti di approfittare. Lei stessa dice che è una casinista e bugiarda e, personalmente, sono le uniche parole a cui credo. È ridicolo, se non drammatico, il modo in cui interpreta il mondo e la situazione nella quale si trova. È evidente che non è matura come persona, che non capisce una madonna anche se anagraficamente oramai è maggiorenne.
Povera Ruby!
Per lei non c’è attenuante, neppure la minore età le è concessa. Non c’è neppure pietà. Nemmeno indifferenza! L’opinione media ha deciso di scagliare la prima pietra. Poi un’altra e un’altra ancora. Nel nome della morale, dell’orgoglio femminile, della nazione, ecc, ecc. Ma lo fa contro l’elemento più debole di tutta la vicenda. Perché la ragazza è carina, lo sa ed è l’unico modo di rapportarsi con il mondo che la sua vita sfigata le ha insegnato. E questo è imperdonabile per l’opinione comune, che invece manda giù facilmente la “professionalità” delle altre ragazze dello “scandalo Ruby”. Per giustificare il vero protagonista si sono scomodati persino alcuni alti prelati. Su Ruby la giuria popolare ha invece sentenziato: quello che le è successo è colpa sua.
Povera Ruby!
Per me non sei tr… e non è colpa tua: sei solo un bel po’ sfortunata.

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