Crimini di guerra elettronica

Molti tra noi utenti di WordPress.com l’altro ieri si saranno accorti che i nostri blog facevano fatica a aggiornarsi o pubblicare gli articoli. Eravamo infatti diventati “e-vittime civili”, o “danni collaterali”, di una serie di cyber-attacchi scatenati dall’oramai famigerato gruppo hacker Anonymous (che forse neppure esiste) contro siti governativi americani e sudcoreani, una 40-ina ospitati su WordPress.com. Contemporaneamente qualcuno ha lanciato un attaccato ai siti di Finmeccanica, Eni e Unicredit accusati di aver supportato il regime di Gheddafi.

In tutto sto marasma, condotto con una enorme bot-net (rete di computer manovrati in remoto), come fosse una flotta di aerei-droni in Iraq, sono stati bloccati milioni di siti e blog pacifici e “non belligeranti”, di gente comune e aziende, ospitati gratuitamente su WordPress.com, piattaforma nota per la promozione della libertà di espressione in Rete.

Così come sono sicuro che la democrazia non si può esportare con le bombe, credo altrettanto che la e-democracy non si aiuta con i cyber-bombardamenti a tappeto, che per una manciata di siti stronzi ne spianano un milione di tranquilli. Gli Anonymous (ammesso che sia tutta opera loro) si sono assunti, tra l’altro, il ruolo di vendicare Wikileaks e Assange, scaricati su “consiglio” Usa da banche, siti finanziari e siti di hosting. Una guerra per la libertà di informazione. Ok, ma almeno prendete bene la mira!

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