Ma i partiti POLITICI esistono ancora?

Se scompare la politica, come sta facendo ora, a lungo andare anche noi popolino rimarremo con un problema in più: a chi dare la colpa. E se scompare la politica, rimangono invece i partiti, forme organizzative oramai del tutto deviate.

Il partito “ad personam”: Pdl, Idv, Fli, Udc, Sel. Sono partiti che sono l’emanazione o l’estensione del leader che li ha creati. Finito il leader, finisce il partito. Ci prova a resistere il Pdl, ma con un Berlusconi ancora in circolazione, Alfano è solo un blando reggente temporaneo. L’Udc è sempre sull’orlo per diventare (ritornare?) un partito puro, ma Casini è l’elemento ostativo. Del resto, non ha mica cacciato Follini per sport.

Il partito “famiglia”: Lega Nord, Udeur. Due esempi oggi in crisi, perché la famiglia che li gestiva è caduta in disgrazia. Fondamentalmente non hanno altra dirigenza centrale oltre la famiglia reggente, che predica “alti” valori, ma si concede a bassezze. La rudezza e l’ignoranza, sangue e terra, sono elevati a modelli positivi. La base, ora delusa, comunque preferisce la bassa famiglia piuttosto che gli “alti” valori.

Il partito “setta”: Movimento 5 stelle. C’è il guru, Grillo, che comunica e scomunica a seconda di come si sveglia. Parla di trasparenza, condivisione, democrazia, partecipazione, ma ciò ovviamente non si riferisce a lui e alla gestione suo movimento (è il proprietario del nome/simbolo), su cui decide solo lui. Punto. (Si veda il caso di Valentino Tavolazzi). Ha messo in campo un casino di persone, convinte di essere espressione della base, che però è una massa di fedeli acritici della “verità rivelata” grillina. E lo schifo politico che li circonda dà loro anche ragione…

Il partito “fantasma”: Pd. Con tutta quella gente che c’è, non ce n’è uno che decida una linea politica a qualsiasi livello. Troppi leader eletti da troppe basi, che poi passano il tempo a fare politica all’interno del partito, non fuori. Partecipano volentieri al “dumping politico”, una gara al ribasso per essere sempre un millimetro sopra l’avversario. Vincono per harakiri dell’altra parte, o se in coalizione il candidato eletto alle primarie non è del Pd. Di regola la base del partito non capisce un tubo, e deve essere educata dai leader eletti dalla base.

Il partito “fossile”: Prc, PdCI, Sinistra Critica, Pri, Psi, Pli, Verdi, altri. Sono il residuo secco ottenuto dalla distillazione della Prima Repubblica. Si avvicinano maggiormente alla forma del partito puro, ma la sostanza è evaporata nel suddetto processo di distillazione. Sono custodi di antichi processi politici di cui pochi oramai riconoscono la validità. E la necessità. Siccome in Italia non si butta mai via nulla (se non in discariche abusive), continuano a calcare le scene politiche in forma granulare solubile.

Pseudopartito: Cgil, Confindustria, CL. Fanno politica soprattutto perché la politica abdica su certi temi. Ora ha abdicato su tutto il fronte, e se la devono vedere (tra l’altro con più efficacia) con un governo tecnico. Ma questo rapporto è completamente fuori dal processo democratico. Nessuno ha eletto le parti coinvolte. Forse si potrebbe proporre l’elezione popolare di sindacati, associazioni di categoria, gruppi d’interesse, lobby. Così non avremmo bisogno di partiti, e la democrazia rappresentativa sarebbe salva.

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