Non ho voglia di cucinarmi la cena, decido quindi di andare a prendermi una pizza per asporto, prima che inizi a piovere.

Lungo la strada incrocio una macchina della Finanza parcheggiata, con al volante un agente che guarda nel vuoto. Boh, starà pensando.

Entro nella pizzeria, e dentro vi trovo l’altro… un finanziere panzone, sui 40, in uniforme ma senza cappello. Evidentemente non era lì per lavoro, ma per prendersi la cena. Le mani in tasca gli hanno tirato su la giacca, e si vedeva la camicia fuori dai pantaloni. Camminava piano osservando con sospetto me e un altro tipo che era venuto a prendere una pizza. Poi passava dietro al balcone, entrava in cucina, come fosse a casa sua, ficcando il naso nel lavoro del personale. Sempre con le mani in tasca.

La mia pizza fu appena infornata, quando l’ordine del finanziere fu completato. Niente scontrino, solo il sacchetto con il cibo al finanziere. Niente soldi, solo un grazie al pizzaiolo che inoltre gli ha detto “Prenda anche qualcosa da bere” prima che il fenomeno uscisse. Tra larghi sorrisi, grazie e arrivederci, il tipo ha agguantato due lattine dal frigo ed è uscito, raggiungendo il collega in auto.

Di simili abusi di, pardon, favori a forze dell’ordine avevo solo sentito parlare. Ora l’ho visto con i miei occhi. Gli occhi bassi del pizzaiolo, di solito radioso e sorridente, i larghi sorrisi e la baldanza del finanziere.

Ecco la mia pizza. Pago. Niente scontrino.

Me l’hanno sempre fatto prima d’ora in questa pizzeria. Ma io non glie lo chiedo. Non voglio rompergli le palle ora, perché la pizza è sempre generosa e lui è sempre gentile. E poi reclamo il mio posto in questa ridicola Italietta. Leggo nervosismo nell’espressione del pizzaiolo mentre saluto ed esco.

Ho sbagliato a non chiedergli lo scontrino? penso. No, un finanziere panzone gli ha appena saccheggiato il negozio, è giusto che si rifaccia. Poi ci ripenso ancora, a tutta la situazione, all’onestà, al bene comune, a chi controlla il controllore. Ma la conclusione è la stessa: “No, rubare ai ladri non è sbagliato”.

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