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Questa vetrinetta l’ho incontrata nella Trattoria “Al Blitz” di Ovaro (UD), che si presenta come osteria tipica.Ora, i tipi non mi parevano nazifascisti, e fanno anche discretamente bene da mangiare. Ma mi chiedo perché c’è bisogno di ostentare questa vergognosa collezione?

  • Rappresenta forse la tipicità del territorio? (non so se Turismo FVG sarebbe d’accordo)
  • L’etichetta di Hess, Himmler, Hitler nobilita il vino? (qualche produttore di vino me lo dica!)
  • Funziona con i clienti dell’osteria? (per me esattamente l’opposto, avendole viste prima forse non avrei messo piede nel locale);
  • Attrae i turisti? e quali? (devo portare l’elmetto nel caso li incrociassi?)
  • E’ una provocazione? (wow! Banksy è un pivello!)
  • Una dimostrazione di fede politica? (esticazzi!)

Non lo so! Non è la prima volta che vedo bottiglie del genere in mostra nelle osterie e nei bar.

Come mi stupisco che ancora oggi si venda in edicola il calendario del Duce, in bella vista (mentre si nasconde la pornografia, manco fosse responsabile di crimini contro l’umanità), mi stupisco che queste bottiglie vengono esposte pubblicamente.
 
Che idea si può fare un austriaco o tedesco che vede il vino di Hitler, Goering, Mussolini? Penso che lo vedrebbero come un insulto. E ospiti ebrei, polacchi, olandesi, greci, inglesi o americani? Se ne tornerebbero a casa con l’idea che gli italiani sono pericolosamente nostalgici verso dei regimi che li odiano!
 
Ogni volta questa cosa mi fa girare le palle a mille. Perché è evidente che chi espone questi oggetti (attenzione, questo non è antiquariato!) non si rende conto di chi erano i personaggi di cui si bullano. E quale mondo avevano cercato di realizzare.

2 pensieri su “[Eno-gastro-nazi-fascismo] Come si promuove… il territorio

  1. Certamente non rappresentano tipicità e territorio, inoltre a giudicare dalle etichette pare che non abbiano intenzione nemmeno di rappresentare il vino, non si legge l’annata o qualsiasi informazioni utile sotto il profilo del prodotto a meno che non sia in retro etichetta (aspetto che non interessa comunque a chi le ha esposte).
    Da persona civile ti sei giustamente interrogato sul perchè e come te lo faccio anche io.
    Purtroppo, spero di sbagliare, temo che le spiegazioni siano poche e vergognose.
    Saluti,
    Francesco

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  2. Già. Il vino non c’entra. Tanto che Lunardelli (il produttore, Colloredo del Prato, FVG) sul sito ti chiede di scegliere e abbinare il vino all’etichetta. E’ uno squallido sistema di promozione.
    Tra l’altro credo che raramente sono cose che si bevono, ma si tengono lì come collezione. Da mostrare ad amici compiacenti.
    Ma finché uno se lo tiene in casa, ok. Ma se lo esponi in una trattoria tipica, in un campeggio dove arrivano turisti, la cosa è oscena.
    Ciao!

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