Tra 5 anni inizierà in Europa una nuova Guerra mondiale

ATTENZIONE: ragionamenti fortemente speculativi
ATTENZIONE 2: testo lungo

Sembra folle il titolo, e un po’ lo è… predire il futuro è sempre folle. Ma penso che, visto l’andazzo di ORA, rischiamo veramente un nuovo conflitto mondiale, tra Russia e Occidente.

INGREDIENTI NECESSARI
– Russia in crisi, messa alle strette dal punto di vista geopolitico;
– fallimento e sbriciolamento dell’Unione Europea;
– necessità di “reset” economico da parte degli Stati Uniti;
– convinzione che non possa accadere, e la conseguente inazione.

A una prima occhiata gli ingredienti ci sono tutti. Ma non è così ancora, ci vuole tempo, e credo che 5 anni bastano per creare la miscela giusta perché riesploda in Europa un conflitto con conseguenze mondiali. Vediamo punto per punto.

Russia

La Russia di Putin vuole tornare grande, non è un segreto. E’ anzi l’ennesima espressione di quel revanscismo nei confronti dell’Occidente, profondamente radicato nella cultura russa. E quando parliamo di cultura, parliamo di cose che mutano e si evolvono molto lentamente, attraverso generazioni e generazioni.

La Russia è ancora lì, ai margini del mondo civilizzato che conta, e non la fanno sedere da pari al tavolo. Così era per gli Zar, per Stalin e l’Unione Sovietica dopo di lui, per la Russia post-sovietica. Che tra l’altro – bisogna sottolinearlo – proprio con Putin ha raggiunto il suo massimo assoluto di democrazia.

Nonostante i 13 anni di buona collaborazione, apertura e partenariato dell’era Putin, l’Occidente ha reso evidente che comunque più di tanto la posizione della Russia non migliorerà: non sarà mai centrale nelli tavoli europei e internazionali. Sarà sempre quel “+1” in coda al “G7”, indipendentemente dalle dimensioni, dal numero di abitanti, dal potenziale economico e naturale, dalla potenza militare, dalla scienza, ecc.

Putin ha deciso di cambiare questo tramite una diretta opposizione all’allargamento della NATO in Europa. Ma è una lotta che non può vincere. L’arma dell’economia si è sciolta sotto le sanzioni occidentali, ma soprattutto dal crollo del prezzo del petrolio, che rende inutile il gas russo. Per confrontarsi economicamente non basta avere potenziale, ci vuole la potenza, e la Russia senza capitali stranieri non è una potenza economica.

Una nuova Guerra Fredda, poi, assicurerebbe ai russi un nuovo periodo di miseria, ma senza lo stato sociale sovietico che almeno un pezzo di pane e un tetto sulla testa lo garantiva a tutti. Oltre al fatto che la Guerra Fredda l’hanno già persa: non potendo sostenere il peso economico della corsa agli armamenti hanno fatto fallire lo stato.

Cosa rimane a Putin? La guerra vera! La Russia è imbattibile sul suo territorio, ma non ha chance fuori, se non localmente, come in Ucraina, Mar Nero. La guerra, tra l’altro, compatta il popolo, e lo costringe a sopportare cose inimmaginabili in tempo di pace: la Russia lo sa bene. Fanno bene a preoccuparsi Polonia, Lettonia, Estonia, Lituania, Romania, Moldova e Georgia: rischiano di essere il fronte. Posizioni vulnerabili, a causa della debolezza europea, sono anche i Balcani, Grecia e Turchia.

Ma prima di premere il grilletto, bisogna destabilizzare il nemico, e per fare questo ci vuole tempo… 5 anni, secondo me. Armi nucleari? La guerra è una follia, e i folli che la fanno possono anche accordarsi di non usarle, limitandosi a un conflitto convenzionale.

Unione Europea

Il fallimento dell’UE è la premessa essenziale per un conflitto. L’UE stessa è nata per evitare che per la terza volta scoppi una guerra in Europa (precisamente tra Germania e Francia), che poi nuovamente coinvolgerebbe il mondo intero.

Contro un’Europa compatta e fiancheggiata dagli USA, la Russia non ha la minima chance. Ma negli ultimi anni l’UE scricchiola. La crisi economica – oramai non più crisi, ma nuovo stato dell’economia – ha disunito i paesi comunitari, e sta seminando dubbi verso le istituzioni comuni.

Euro, tecnocrazia, europa dei banchieri, i diktat della BCE e della Commissione Europea, sono oramai sinonimi di cose malvagie. Grecia, Spagna, Italia, Francia sono grandi paesi nei quali la crisi sta facendo crescere l’anti-europeismo. “La Merkel ci costringe all’austerity” è un modo per dire che “la Germania ci sta sulle scatole”. A questo si aggiunge la ripresa delle forze politiche vetero-nazionaliste che vogliono uscire dall’euro e persino dall’UE. Primo in lista il Regno Unito, la cui uscita dall’UE sarebbe un colpo fatale.

Poi c’è la politica interna europea. Il fatto che a governarci non siano più i “tecnocrati”, ma i politici eletti (Juncker) non è necessariamente positivo. Ora le cose non saranno più fatte o non fatte per un freddo calcolo di necessità, ma per opportunismo politico. Il che sta già facendo aumentare la litigiosità. Lo stesso vale per la politica estera. Germania, Francia, Regno Unito, Polonia, i paesi baltici, Romania, Italia, hanno ognuna una propria posizione particolare nei confronti della Russia; è una debolezza che Mosca può sfruttare.

Vogliamo evitare la guerra? Costruiamo e difendiamo l’UE!

Stati Uniti

Gli USA non hanno paura della guerra, com’è noto, è uno degli strumenti dell’economia. Non vogliono che scoppi in Europa, perché si tratta del primo partner politico, militare ed economico. Però se proprio deve scoppiare, OK, purché si combatta in Europa e non negli USA.

In questo caso la guerra guerreggiata per gli USA funzionerebbe come “reset” economico interno: togliendo le redini alla finanza per darle in mani della politica e dell’economia materiale. Nel dopoguerra si avrebbe il processo inverso (crescita della finanza) e, unito alla “ricostruzione”, rappresenterebbe il motore di una nuova crescita economica.

Tuttavia, prima di impegnarsi sul fronte (e l’esercito è già stato dispiegato nei paesi NATO confinanti con al Russia, Bielorussia e Ucraina), gli USA stanno sperimentando un altro paradigma. Non più la classica “geopolitica”, ma la “geoeconomia“.

E’ una nuovo campo degli studi strategici – teorizzato da Edward Luttwak – che prevede di usare l’economia al posto della guerra per ottenere e conservare l’egemonia nel mondo.

Si possono provocare effetti simili alla guerra – carestie, esodi, cambi di potere e politica, creazione e scomparsa di stati, ma anche evoluzione di diritti civili e della democrazia – senza sparare un colpo, e senza giochi sporchi di servizi segreti, ma solamente con strumenti economici (sanzioni, dis/investimenti, embargo, commercio, finanza).

La “geoeconomia” con la Russia sta dando risultati, ma con l’Iran – per esempio – no. Ovvero, ci deve essere una qualche recettore perché la “geoeconomia” abbia effetto. In Russia lo sono gli “oligarchi” che, pressati dalle sanzioni, rischiano di perdere le posizioni conquistare nel capitalismo post-sovietico: potrebbero iniziare a voltare le spalle a Putin, fino a fargli le scarpe.

Gli USA inoltre non vogliono condividere il potere: o si è partner, o si è avversari. In particolare, nessuna concessione alla Russia, perché – escluso l’apparato militare – questa non rappresenta molto, e sul piano della “geoeconomia” è disarmata. Cina, UE e Arabia Saudita sono invece più “pesanti” in questo momento.

Tuttavia, spingendo economicamente Mosca verso un nuovo baratro degli anni ’90 (stato mafioso, alla mercé di criminali e oligarchi), la si umilia e si istiga quel revanscismo profondamente insito nell’anima dei russi.

Così in realtà si spinge Putin a giocare molto più aggressivamente, ma dal punto di vista della “geopolitica” classica: destabilizzazione politica, interventi militari, blocco delle risorse dell’economia avversaria (per esempio petrolio in Libia, nel Golfo Persico, e nei mari del Nord, oleodotti dal Caucaso, rotte commerciali attraverso il Mar Rosso). In questo scenario il numero dei carri armati conta più delle sanzioni economiche.

Tra queste due forze a farci le spese sarà l’Europa, che si dividerà tra paesi pro-americani, pro-russi e neutrali, minando l’efficacia e l’esistenza delle istituzioni UE.

“Siamo gente civilizzata, nel 2015 questo non può accadere!”

…ma nel 2020 potrebbe. Credere che non possa scoppiare, tra “popoli civili”, una barbara guerra mondiale è stato un errore commesso dagli stessi “popoli civili” già due volte: nel 1914 e nel 1939! La guerra inizia quando una delle parti pensa di poter uscirne vincitrice, o quando inizia a difendersi. Di solito le previsioni sull’andamento del conflitto si mostrano tanto sbagliate quanto più è grande il conflitto: la guerra è un sistema estremamente complesso votato al caos.

Prima della Prima Guerra mondiale l’Europa viveva in un vero e proprio periodo d’oro per quanto riguarda lo sviluppo della cultura, scienza, tecnologia, economia. Una fase di ottimismo che ha ci ha spinto verso una concezione “meccanica” della guerra come “strumento di civiltà” (“sola igiene del mondo”… mi viene da vomitare!). Il primo conflitto mondiale (che nel 1909 nessuno immaginava) doveva durare pochi mesi, ma gli strateghi e i politici hanno sbagliato.

Nella Seconda Guerra mondiale (che nel 1934 nessuno immaginava) si è fatto di peggio! Non solo non si sono riconosciuti gli errori, ma la concezione “meccanica” della guerra ha prodotto l’umiliazione del perdente con pesanti riparazioni e la devastazione economica della Germania (cui solo gli USA si opposero). E sull’onda del revanscismo germanico, nel fulcro della civiltà Europea è nato il nazismo! Che ha “corretto” il modello meccanico della guerra, aggiungendoci l’aspetto mistico e biologico! Sappiamo com’è andata: anche loro hanno sbagliato!

La regressione psicologica di massa, fino a farci diventare belve assetate di budella altrui, è possibile, anche oggi, anche nei paesi più civilizzati. L’esempio è il terrorismo di matrice islamica, ma di origine occidentale. Com’è possibile che la nostra società produca così tante persone folli?

In più – tornando alla “previsione” – in Europa nazismo e fascismo non sono morti. Si annidano capillarmente soprattutto nelle tifoserie calcistiche, in tutti i paesi europei! (Già, proprio così!). “Coltivati” in chiave anti-sovietica durante la Guerra Fredda dall’organizzazione NATO “Stay Behind”, oggi proprio i gruppi neo-nazisti europei sono i più convinti e sinceri odiatori della Russia di Putin, e molti sono presenti come paramilitari dall’inizio della crisi in Ucraina.

In caso di conflitto con la Russia proprio i neo-nazisti sarebbero i primi a impugnare le armi per “difendere” l’Europa. Credetemi, in una tale eventualità, a prescindere dalla civiltà delle nostre società, pochissimi penserebbero ai nazisti armati come un problema: sarebbero considerati eroi!

Non pensiamo quindi di essere immuni alle follie che portano alla guerra, o che siamo troppo “evoluti” per prendervi parte. In poco tempo le cose possono cambiarci, e ci troviamo con un fucile in mano convinti di avere ragione. Non pensiamo infine che le guerre non possano capitare o siano lontane, ma ragioniamo invece su ciò che serve per provocarle: solo così sapremo come impedirle!

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