Ci hanno provato gli svizzeri con il referendum sul “reddito di cittadinanza”, al cui la maggioranza ha detto ‘NO’. Ma almeno hanno sollevato la questione.

Il referendum promosso da un imprenditore di Basilea, Daniel Hani, e appoggiato da sindacati e altri imprenditori del ICT, si è proposto di introdurre il “reddito di cittadinanza” o meglio “reddito base universale” di 2500 franchi svizzeri per tutti.

La premessa per questa proposta, che qualcuno chiama “soldi in cambio di nulla”, è che grazie alla robotizzazione della produzione ai cittadini prima o poi rimarrà esattamente NULLA per poter conquistarsi un reddito. Grazie ai servizi dei robot e alle fabbriche automatizzate, li lavoro umano non ha più valore: la forza lavoro è sostituita dai mezzi di produzione intelligenti.

Questa di adesso, che noi chiamiamo crisi, ma soprattutto la comparsa del precariato una ventina di anni fa sono gli effetti di una rivoluzione tecnologica che sta eliminando la necessità dell’uomo di lavorare. In ogni settore, materiale e intellettuale. Purtroppo non elimina la necessità dell’uomo di mangiare.

Il comitato che ha proposto il referendum svizzero ha voluto dare una prima risposta effettiva al “welfare di domani”, ovvero alla necessità di ridistribuire su tutta la popolazione (cittadinanza in questo caso) la ricchezza prodotta con l’uso dei robot.

Da circa 150 anni il nostro sistema economico basa le proprie politiche di welfare sul contributo che il lavoratore dà durante la sua era produttiva, che copre sia i suoi bisogni materiali quando smetterà di lavorare, sia i bisogni di chi per qualche motivo è impossibilitato a lavorare (bambini, malati).

Una volta morto il lavoro (è ancora vivo, ma agonizzante) il welfare dovrà essere riempito in qualche altro modo. Ovvero dai mezzi che producono ricchezza: i robot. Il problema attuale è che i robot sono mezzi di produzione e non forza lavoro, e in quanto tale la ricchezza da loro generata appartiene al loro proprietario: il capitalista.

Sebbene respinto, il referendum svizzero ha avuto il merito di far emergere il problema al pubblico. E’ esattamente ciò che va fatto ora, far capire ai nostri concittadini che, con l’attuale sistema, la disoccupazione è destinata a crescere sempre di più. Non è una crisi economica, è un cambio di “paradigma” economico, e in qualche modo dobbiamo trovare come sopravvivere. Il reddito di cittadinanza è un modo. Magari ne esistono altri, migliori: troviamoli!!!

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