Sigma war games” furono una serie di simulazioni della guerra del Vietnam fatte dagli Usa dal 1962 al 1967. Il Pentagono aveva previsto correttamente l’andazzo, ma poi ha fatto il contrario.

La simulazione del 1962, ovvero 3 anni prima dell’intervento ufficiale americano in Vietnam, già dava un risultato scoraggiante. I comunisti (Viet-cong e nordvietnamiti) avrebbero ingaggiato una guerriglia sotterranea che avrebbe reso inefficace l’aiuto militare fornito dagli Usa e i programmi di “assistenza” alle comunità contadine. Insomma, anche se Ike Eisenhower sottolineava che tutta l’Indocina sarebbe caduta in mano ai comunisti, era meglio non intervenire, non c’era possibilità di successo.

Nella simulazione del 1963 arrivano altri dettagli del probabile insuccesso americano: 500.000 soldati impantanati in Vietnam nel 1970 simulato; rivolte contro la leva obbligatoria negli Usa; in una guerra decennale tra Vietnam Nord e Sud, l’esercito nordvietnamita si sarebbe infiltrato nel Sud con successo, nonostante la massiccia presenza militare americana. L’esito era talmente disastroso che il segretario alla Difesa McNamara decise d’ufficio l’esito della simulazione: la missione militare Usa si sarebbe conclusa con successo nel 1965.

La simulazione del 1964 ipotizzò un incidente che porta a una escalation militare sotto forma di massiccia campagna aerea Usa per spezzare la guerriglia Viet Cong. L’esito della simulazione è per l’ennesima volta disastroso: la guerra aperta avrebbe girato l’opinione pubblica contro gli Usa; i Viet-cong avrebbero guadagnato simpatie internazionali; la campagna aerea contro il Vietnam del Nord non avrebbe ridotto la sua capacità bellica, ma l’avrebbe consolidata; i nordvietnamiti avrebbero continuato a fornire le circa 15 tonnellate al giorno di rifornimenti militari ai Viet-cong, quanto bastava per mantenere operativa la guerriglia nel Sud, nonostante i 500.000 soldati Usa dispiegati; la campagna aerea nel Sud (contro i Viet-cong) avrebbe distrutto l’autosostenibilità alimentare della popolazione autoctona, che sarebbe diventata dipendente da aiuti esteri. Insomma, i comunisti avrebbero sostenuto l’escalation, vincendo nuovamente.

Sembrava la pietra tombale per l’ipotesi militare in Vietnam: la guerra era già stata prevista dai generali americani e persa, prima che iniziasse. Oggi sappiamo che in effetti avevano ragione, è andata proprio così.

Eppure nel 1965 inizia la guerra vera degli Usa nel Vietnam. Le simulazioni Sigma Wars mettono piede in una situazione reale, e si fanno misteriosamente più ottimistiche.

La simulazione del 1965 dava la cessazione delle ostilità entro la fine dell’anno corrente, dovuta al fallimento dell’offensiva nordvietnamita. L’esito però contraddiceva le simulazioni che vedevano: la guerriglia Viet-cong intatta, con roccaforti sui confini con Cambogia e Laos; aumento delle vittime americane e crescente contrarietà dell’opinione pubblica Usa; pochi effetti dei bombardamenti sull’economia del Vietnam del Nord (bombardamenti che erano realmente in corso).

Nella simulazione del 1966 il Pentagono si dà alla fantasia. Ipotizza che un tifone metta in ginocchio la produzione agricola del Nord Vietnam, e quindi i bombardamenti Usa diventano più sentiti, l’esercito nordvietnamita viene sconfitto, si ritira dal Sud, e vuole sedersi al tavolo delle trattative. Segue un cessate il fuoco, la fine dei bombardamenti, elezioni libere, il comunismo viene magicamente sradicato dal Sud, gli Usa si ritirano e tutti vissero felici e contenti. Rimane senza risposta la domanda di alcuni generali “Chi lo spiega ai 100.000 Viet-cong armati che il comunismo deve perdere?”.

Le simulazioni del 1967 (a guerra vera in pieno svolgimento) rimangono nel Paese delle Meraviglie. Peggio: sfidano la realtà sul campo! Si ipotizza che per qualche misterioso motivo Urss e Cina ritirino il proprio appoggio al Nord Vietnam, ritirino i Mig, mentre i comunisti del Fronte di liberazione nazionale del Sud diventano internamente litigiosi e cercano di sabotare le trattative di pace. I Viet-cong ricostruiscono le loro piste di rifornimento bombardate in Laos e Cambogia, continuano a creare casini nel delta del Mekong, ma vengono progressivamente eliminati dagli Usa (ma senza bombardamenti perché hanno paura di fare danni collaterali), ignorando il Vietnam del Sud che li lascia fare occupandosi di affari interni. E tutti vissero…

In realtà moltissimi, troppi non sopravvissero: più di 1,3 milioni di vietnamiti e più di 58 mila americani. Per una guerra il cui esito era evidente, già prima che fosse iniziata.

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