Mentre Hillary, i Democratici e tutti i partiti normodotati europei continuano a cercare le ragioni della vittoria di Trump, urgono politiche di “limitazione del danno”

Per iniziare propongo una lista di errori che dovremmo evitare, collettivamente, per poter costruire dei ragionamenti politici che ci permettano sopravvivere il trumpismo. In confronto a cui il berlusconismo era fine arte del governo.

Primo errore da evitare: accettare il fatto come normale.
Il fatto che Trump — un bugiardo patologico, imbroglione e ignorante — sia Presidente degli Usa… NON E’ NORMALE!!!
“Hahaha… rosicate, rosicate!!!”, dirà il trumpiano medio. Ovvio che rosichiamo! Informatevi su chi è Trump, cosa ha fatto nella vita, come è diventato ciò che è, come si è arricchito — di materiale on-line ora non ne manca — e capirete che il posto ideale per gente come lui è la galera, non la Casa Bianca. Il fatto che nonostante tutto ciò che ha fatto sia arrivato a capo della più grande potenza mondiale, non è normale! E’ SBAGLIATO!

The real President of the Usa is a fake person that makes real policies for fake problems

Secondo errore da evitare: non accettare il problema.
Sì Trump è Presidente, possiamo pensare tutto di lui, ma lo è. Nella migliore delle ipotesi lo rimarrà per quattro anni. Nella peggiore, di più. Ora non è fondamentale come ci siamo entrati, ma come ne usciamo. Dobbiamo pensare a resistere questi 4 anni.
Dall’Europa si può fare poco direttamente contro Trump, però possiamo costruire una risposta e una difesa alla sua influenza nefasta. La diplomazia può poco, perché quella americana è stata spazzata via nella prima settimana del mandato. Possiamo invece combattere contro i trumpiani nostrani: sono europei come noi, li conosciamo, possiamo sconfiggerli.

Terzo errore: cedergli il concetto di “fake news”.
Qualsiasi informazione che non piace a Trump viene bollata come fake news, sistematicamente. Ma tutti sappiamo, al contrario, che proprio le informazioni veicolate da Trump e suoi supporters sono fake news.
Non ritiriamoci! Non accettiamo di dover usare terminologia alternativa come “fatti alternativi”, “verità alternative”, in rispetto della carica Presidenziale. Nessun rispetto per le bugie! Quelle di Trump sono fake news, punto.

Quarto errore: abbassarsi al suo livello o ridicolizzarlo.
E’ un personaggio televisivo, ha la lingua veloce, è un polemista conflittuale e volgare, ed è supportato da orde di urlatori da stadio che gli danno ragione compulsivamente. La commedia non funziona, perché lui la supera in parodia, al contrario gli fa pubblicità. Pare non esserci nella sua amministrazione persona che possa limitarlo e condurlo alla ragione.
Trump è un picchiatore che colpisce sotto la cintura. Non bisogna salire sul suo ring. Scegliamo il nostro. La risposta deve essere esattamente ciò che a Trump manca: competenza, preparazione, ragionamento, partecipazione. Insomma, la cara vecchia politica. L’ignoranza non deve prevalere!

Quinto errore: non avere fiducia negli Usa.
Il nemico è Trump, la democrazia statunitense è nostra alleata. Donald è una minaccia soprattutto per la democrazia americana. Abbiamo però visto in queste prime settimane che esistono freni di sicurezza, percorsi paralleli, lacci e contrappesi per limitare l’azione di un Presidente partito per la tangente.
Il sistema statunitense è molto complesso, e  Trump sicuramente non ha le capacità per gestirlo come vorrebbe. Non riuscirà nelle sue politiche, perché parla, parla, le spara grosse, ma non ha idea come fare. Presidenti più competenti, preparati e intelligenti di lui non hanno potuto realizzare completamente le proprie politiche, figuriamoci si proprio lui ci riuscirà!
Poi ci sono i cittadini americani. La maggioranza della popolazione NON ha votato a favore di Trump, e si sta mobilizzando per contrastarlo. Altri si aggiungeranno, da quelli che si sono pentiti di averlo votato, a quelli che gli hanno creduto e rimarranno delusi dalla sua incapacità di mantenere le promesse. E’ fisiologico: il consenso di Trump ora inizierà a diminuire sensibilmente. Ne vedremo delle belle.

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