Due bocconi, scegliendo la parte più pregiata, il petto, e ho rinunciato al pollo. Immangiabile, senza sapore. Quanto costava, del resto, ne dice abbastanza: 3 euro.

Intendo dire, 3 euro un pollo intero, cotto allo spiedo, pronto da mangiare! Mentre cerco di consolarmi con i pomodori (buoni, ma pur sempre solo pomodori), faccio un paio di ragionamenti sul pollo e il processo che lo ha trasformato nel mio deludente pranzo.

3 euro tolta l’IVA e un ipotetico margine di guadagno minuscolo del 1%, e rimaniamo con circa 2,25 euro. In questo c’è tutta la vita e la morte del pollo. L’uovo, la schiusa, tutto ciò che ha mangiato nella propria vita (di 1-2 mesi), tutti gli antibiotici che ha preso, l’acqua, il capannone e il riscaldamento che gli servivano per sopravvivere, il processo di macellazione, produzione, trasporto, controlli sanitari, cottura, condimento, packaging… tutto insieme è costato non più di 2,25 euro! Impossibile? Macché, ci hanno anche guadagnato sopra, in ogni passaggio di mano lungo la filiera, altrimenti non converrebbe venderlo pronto al prezzo finale di 3 euro.

Questa è l’economia contemporanea: in UE siamo in 512 milioni a poter mangiare il nostro pollo da 3 euro; 600 milioni di persone solo in Africa (su 1,2 miliardi totali) guadagnano meno di 3 euro AL MESE. Chi pensa che si possa impedire agli africani di migrare e continuare indisturbati con questo sistema economico è semplicemente folle.

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