Una campagna elettorale caotica e veloce, con una legge elettorale bizzarra, e un risultato talmente catastrofico (secondo me) da essersi assicurato un posto nella storia. Eppure penso che ci siano molte cose utili e che si sia aperta una breccia, su cosa non so ancora, ma che mischia le carte sul tavolo. Improvvisamente siamo costretti a un punto di vista differente.

Dopo 20 anni, finalmente una fotografia dei cittadini

Quest’anno le liste che si sono presentate andavano dall’estremissima sinistra, all’estremissima destra, passando per la nuova e vecchia politica. Per la prima volta si sono candidate liste dei centri sociali, di rivoluzionari marxisti-leninisti, comunisti, neo e vetero-fascisti, varie gradazioni di centro, sinistra, destra, democristiani, liberali, populisti, sovranisti, ecc. Per la prima volta negli ultimi 20 anni la campagna non era costruita sul meccanismo “vota noi altrimenti vince Berlusconi” vs. “vota noi altrimenti vincono i comunisti”. La legge elettorale, che prometteva tutto tranne la governabilità, ha fatto sì che gli elettori non facessero troppe strategie, ma votassero ciò in cui credevano in questo ampio ventaglio di possibilità. E’ andata com’è andata (malissimo), ma abbiamo una fotografia di cosa pensa il Paese. E’ stato un censimento politico: le zecche sono uscite dai centri sociali e sappiamo quante sono; le carogne sono uscite dalle fogne e si sono fatte contare; vediamo quanti sono i razzisti, quanti non capiscono una banana (circa il 32%), le 50 sfumature della sinistra, ecc. Analizzando poi i flussi elettorali abbiamo un’immagine dinamica, che è estremamente utile per qualsiasi successiva azione politica.

Il Paese ha mostrato una netta volontà di cambiamento

La riforma costituzionale del 2016 era un progetto di  cambiamento hard, con un pesante intervento sulle istituzioni, secondo me auspicabile anche per il cambiamento in sé. Quando è fallito il referendum costituzionale ho pensato che l’Italia fosse senza speranza, incapace di cambiare per i prossimi 20 anni.  Invece ora si vede che i cittadini hanno comunque la forza di cambiare — e l’incoscienza — ma in modo soft, agendo sulla classe politica e non sulle istituzioni. Hanno rottamato Berlusconi e il centrosinistra con tutte le sue beghe interne ed esterne. Eclatante è la Sicilia, territorio della mafia, dove sono stati spazzati via gli schieramenti che per decenni non hanno saputo resistere alla stessa. Quindi la società è dinamica: come i voti si sono spostati verso Lega e M5S, così si possono anche spostare altrove. E questo è un bene.

Conosciamo il problema, l’avversario e abbiamo un obiettivo: allora mettiamoci a lavoro

Quindi abbiamo gli avversari che, per quanto mi riguarda, sono razzismo, populismo, demagogia, sovranismo, nazionalismo e anti-europeismo, e che si sono materializzati in due partiti. Cosa c’è di meglio che sapere chi è, dove sta e cosa pensa l’avversario? Significa che è possibile combatterlo. Abbiamo obbiettivi chiari (per me sono grosso modo quelli di +Europa), ovvero fare in modo che le persone non votino più Lega e 5S, ma preferiscano l’europeismo, l’antirazzismo, la scienza e la ragione. Dobbiamo trovare il modo per far amare queste idee agli italiani, perché ora solo il 2,5% ne apprezza il valore.

Prima superiamo il lutto e la disperazione, prima cambiamo il clima

Il periodo di lutto per la sconfitta dovrebbe essere già finito, dopo 24 ore. La disperazione non è costruttiva, ma ci tiene bloccati nell’inazione. In realtà solo l’idea di poter ancora combattere (sapendo chi, cosa e dove) dovrebbe indurci la volontà di farlo. Quindi non piangiamoci addosso, lasciamo stare le polemiche, i calcoli, i commenti: ora tutti parlano, urlano, e non si capisce nulla. Pensiamo invece a cosa vogliamo e iniziamo già da ora a costruire idee e soluzioni nuove, a coinvolgere più persone, a prepararci per il prossimo confronto politico. Nessuno farà qualcosa per noi (eccetto Tabacci), e niente si farà da sé come lo vorremmo noi. Bisogna agire!

Ascoltate questo casino: è la politica al lavoro

Abbiamo appena fatto le elezioni, ed è un casino che non accenna di smettere. Ebbene, finché non si farà un governo oppure si proclameranno nuove elezioni, non smetterà. La politica è l’arte del compromesso. Questo frastuono di prese di posizioni, tweet, interviste, analisi, dichiarazioni TV date, negate, ribadite, editoriali che provocano, anticipano, inventano, smentiscono, proposte, passi indietro, avanti, a lato, dimissioni, congressi, riunioni, vertici, consultazioni, scissioni, rotture, ricomposizioni, è esattamente il rumore che fa la ricerca di un compromesso. E’ il rumore che fa la politica nella democrazia. Preoccupatevi se non sentirete questo frastuono.

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