Un mio pensiero sulle celebrazioni del 25 aprile

“Ma quale Liberazione? Liberazione da chi? Questo ti sembra libertà? E questa la chiami democrazia? Mapperfavore!!!”

Inizierei gettando una secchiata d’acqua gelata addosso alle persone protagoniste di simili parole. Lo choc zittisce istantaneamente, il freddo fa che i capillari e i vasi periferici si stringano, che aumenti la pressione nella circolazione centrale e che più sangue affluisca al cervello. Ora possiamo ragionare.

Le celebrazioni del 25 aprile sono per molti una noiosa e vuota liturgia. Un’esaltazione rituale della Resistenza, della Liberazione, dell’Antifascismo, della Repubblica Ecc Ecc… sempre con la maiuscola. Che cosa confonde, la maiuscola?

C’è poco da essere confusi

Le cose vanno invece inserite in un contesto, e comprese per la loro funzione in quel contesto. La “Liberazione” è il momento della vittoria su un periodo in cui la libertà (minuscola) veniva negata alle persone. E’ stata ottenuta dalla “Resistenza” che è quel insieme di persone, tutte diverse, ma accomunate dall’obbiettivo – “Antifascismo” – di porre fine anche con la violenza delle armi al fascismo, che era una forma di violenza ancora più grande. Per evitare la riorganizzazione di uno stato assolutista, dispotico e totalitario, in mano a una persona o un’élite per “grazia divina”, è stata istituita una “Repubblica” (una “cosa di tutti”). Per evitare che la stessa repubblica ceda alla “legge” del più forte e del più violento, diventando una dittatura, è stato assunto il principio della “Democrazia”, le cui regole sono scritte (verba volant) nella “Costituzione”.

Anche il più distratto dei lettori capirà a questo punto che tolto un solo mattone di questo edificio, noi tutti finiremmo dritti dritti nella mer in grossi guai. Perché lo spazio lasciato vuoto da uno di questi presìdi a difesa della libertà delle persone verrebbe in poco tempo occupato dal suo opposto. La resistenza alla tirannia sarebbe sostituita dalla passività e dalla sottomissione; l’antifascismo dal fascismo; la repubblica da una forma tirannica dello stato; la democrazia dalla dittatura; la Costituzione e il diritto dall’amministrazione arbitraria del potere, ovvero dall’ingiustizia.

Ciò non significa che gli elementi che celebriamo siano perfetti e intoccabili. No, sono parziali e migliorabili come tutte le cose umane, e tutti quanti possiamo contribuire a fare meglio e di più, chi in un modo, chi nell’altro. Ma ciò non si fa abolendoli e negandoli.

Quindi, non vi va di celebrare il 25 aprile, il Primo maggio o il 2 giugno e simili? Va bene! Sappiate che proprio grazie a ciò che si celebra, noi oggi siamo liberi anche di non celebrare. Tolto uno degli elementi di cui sopra, saremmo invece costretti a festeggiare il compleanno, l’onomastico, il primo figlio, il primo test nucleare dell'”Amato Leader”, di “Sua Illuminatissima Altezza Reale” o del “Comandante Imperiale Supremo di sta Gran Cippa”. Vivremmo in una non-libertà, ma saremmo costretti a dirci liberi.

Se perdiamo il desiderio e l’idea della libertà, della giustizia e della democrazia, siamo già schiavi.

Buon 25 aprile!

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