La trappola di Mosca

C’è una costante nella politica estera russa nella storia contemporanea: non avere amici. Non è una mancanza, ma una precisa politica: meglio essere temuti dai nemici, guardati con sospetto dagli occasionali partner e concorrenti, e dominare chiunque sia più debole. C’è un solo interesse che conta: quello della Russia.

Qualsiasi vestito la Russia si sia cucita addosso -Impero, Duplice alleanza, Triplice intesa, Unione sovietica, Patto di Varsavia, Comunità di stati indipendenti, Federazione- l’obiettivo era sempre sfruttare gli altri a proprio vantaggio strategico: dominare, non essere dominati. Per questo è folle pensare di essere amico della Russia, anche se mossi da sincera volontà di amicizia: non sarà mai ricambiata, ma sarà interpretata come debolezza da sfruttare.

Salvini evidentemente non ha studiato la storia, ed è caduto anche lui nella trappola di Mosca. Non è il primo. La Serbia crede dal 1914 di contare qualcosa per la Russia (sorella ortodossa), ma non è così: continua essere usata per destabilizzare i Balcani senza ottenere alcun vantaggio. Cuba pensava di essere importante per l’Urss, ma non era così: era vista come semplice rampa di lancio per i missili verso gli Usa, e non ha avuto alcun vantaggio. Raf, Olp e altre organizzazioni armate di ispirazione marxista pensavano di essere importanti per il Pcus, ma non era così: erano solo pedoni in un gioco molto più grande, senza ottenere vantaggi per le loro cause. Assad pensa di essere importante per Putin, ma non è così: la Siria è solo un poligono per le nuove tecnologie militari russe, e il regime sopravvive senza altri vantaggi.

La cosa importante per gli strateghi in generale è di non essere né fare ciò l’avversario si aspetta. Se l’avversario ti vede in un modo diverso da come sei veramente, lasciaglielo credere. Potrai sfruttare la sua confusione a tuo vantaggio. Penserà di inseguire un esercito in rotta, ma intanto morirà di freddo. Penserà di aver conquistato la tua città, ma vi si troverà assediato dentro. Penserà di poter dialogare civilmente senza sparare un colpo, e tu senza sparare un colpo gli prenderai la Crimea. Fino al successo supremo, in cui il tuo nemico penserà di essere tuo amico.

Salvini e la Lega sono convinti di essere amici e partner di Mosca, e (cosa che Berlusconi non ha mai fatto) si sono prostrati davanti a Putin, giurando fedeltà alla sua causa per un mondo maschio dominato da nazioni forti. Pessima cosa: quella non è affatto la causa di Putin. Uno stratega come il presidente russo non può quindi non sfruttare l’occasione regalata, infatti ciò che fa è tutt’altro: è meglio poter destabilizzare gratuitamente l’Italia, e con lei la Nato e l’Unione europea, che averla a fianco e governata da un gruppo di mollaccioni senza carattere che ti si sono già prostrati ai piedi.

Nonostante pensi le peggiori cose della leadership leghista, non riesco a pensare che abbiano intenzionalmente e consapevolmente accettato il ruolo di sabotatori dell’Italia. Pensavano, allucinati come sono da successi virtuali sui social e nei media, di essere loro e “l’amico Putin” quelli che avrebbero scosso l’Ue. Non si sono invece accorti -perché non studiano la storia- di essere considerati “nemici” dalla Russia, pedine che per questo vanno sacrificate senza pensiero insieme al loro ridicolo paese per ottenere un vantaggio strategico (indebolimento e confusione dell’avversario: Nato, Ue, Usa).

Salvini è un Vučić qualsiasi, vive in una realtà che non esiste e non conta nulla per Putin, se non per il disordine che semina nello schieramento avversario. Non mi stupirei per questo se le famose intercettazioni, e forse l’intera messa in scena nell’albergo moscovita, fossero state realizzate e svelate proprio dall’intelligence russa, con l’intento di aggiungere caos al disordine. Il cerchio magico di Salvini, credendo di essere il giocatore di una partita chiave, si è trovato invece a essere solo una patetica figura sacrificata in una parte marginale della scacchiera.

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