Ambientalismo inconsistente

Non voglio arrivare all’estremo di Jovanotti, che ha definito l’associazionismo ambientalista “più inquinato delle fogne”. Credo tuttavia che una vasta parte degli “ambientalisti” si definisce tale unicamente per ca*are il ca**o al proprio prossimo, e non per tutelare l’ambiente in sé.

Di esempi nella vita quotidiana ne ho costantemente:
– chi sostiene che bisogna proibire l’allevamento e l’agricoltura intensiva per motivi ambientali, ma non sa che allevamento e agricoltura ESTENSIVA inquina e consuma molto più territorio;
– chi sottolinea che per ogni problema ambientale (inquinamento dei fiumi, Amazzonia che brucia, plastica ovunque, impoverimento del territorio, scorie nucleari, l’effetto serra) la colpa è del “capitalismo”, ovvero è un problema ideologico, non ambientale;
– chi rompe perché non si acquisti l’acqua in bottiglie di plastica, ma bisogna comprare bottiglie riutilizzabili (in plastica), brocche filtranti (in plastica) con filtri usa e getta (in plastica);
– chi fa pesare agli altri che mangiano carne il “poveri animali”, e porta scarpe in cuoio;
– chi “no sfruttamento, sì equo-solidale”, tralasciando che rispetta sì i produttori del “terzo mondo”, ma esiste solo grazie al lavoro gratuito (volontariato? sfruttamento?) del “primo”;
– chi vorrebbe imporre solo l’agricoltura “biologica”, ignorando che dobbiamo mangiare in 8 miliardi e l’agricoltura bio NON BASTA neppure per chi la fa;
– chi impone acquisti “ambientalisti”, ma non si pone il problema se la sua soluzione inquina di più in fase di produzione (posate in carta, celle fotovoltaiche, biocarburanti);
– chi impone soluzioni non rendendosi conto che, oltre a una sua stretta cerchia, ci sono persone nel mondo che non possono permettersele, non possono, non hanno altro se non problemi un attimino più urgenti (come non morire di fame, di malattia, di guerra, di catastrofe naturale);
– ecc…

In tutti questi casi che mi sono capitati, l’ambientalismo era diventato uno strumento di “esercizio di potere” sugli altri. Attenzione, non sui governanti e le istituzioni, bensì sui propri pari per guadagnarsi una posizione di comando, autorità, superiorità. E’ l’esercizio del potere perché si può, per scaricare le proprie frustrazioni sugli altri e tentare così di sentirsi meglio, e darsi un senso nella vita. Mentre dell’ambiente, sotto sotto, chi se ne frega!

A mio avviso l’ambientalismo ha senso per lo più nelle politiche che hanno effetti di massa, ovvero leggi e norme internazionali. Per esempio il riciclo e la differenziazione obbligatoria, tassa sulla plastica, carbon tax, standard anti-inquinamento obbligatori, ecc. L’abitudine dei cittadini (e delle aziende) a essere più green deriva più facilmente da queste norme (vedi il divieto di fumo in locali chiusi). Come cittadini dovremmo agire in questo senso, con l’azione politica e la moralsuasion che va verso i nostri rappresentanti. La moralsuasion tra persone o tra pari, al contrario, diventa in men che non si dica uno strumento di imposizione, se non vera e propria oppressione e prevaricazione. E immagino che Jova, a un gradino un po’ più su, si riferisse proprio a questo, ad associazioni di chi vuole usare i temi ambientali per esercitare il potere, non per preservare la natura.

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