Sulla “protezione dello stile di vita europeo” (sì, è una cavolata)

Nella composizione della Commissione europea, pare sia stato proposto un “Commissario per la Protezione dello stile di vita europeo”, nella figura di Margaritis Schinas. Apriti cielo? No. Un prolasso di gonadi dal cielo! Chi abbia concepito che l’Europa abbia uno stile di vita (quando ne ha centinaia, migliaia), e che per giunta debba essere protetto (da chi? come? quando?), è senz’altro un politico. Perché l’operazione è demagogia pura. Ecco perché.

Lo stile di vita (gli stili di vita) di cui godiamo in Unione europea sono il prodotto finale di tutte le condizioni che abbiamo, a partire dalle libertà civili e politiche, fino ai diritti sociali ed economici, alle condizioni socioculturali e sanitarie. Non c’è bisogno, né è possibile, quindi proteggere lo stile di vita, che è la risultante delle condizioni sottostanti. E’ invece essenziale mantenere e migliorare tali condizioni. Che sia così lo dice la stessa presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen: “Lo stile di vita europeo è semplicemente la realtà quotidiana”, e aggiunge “la migliore descrizione dello stile di vita europeo è racchiusa nell’articolo 2 del Trattato sull’Unione Europea”. Eccolo:

Articolo 2
L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini.

Si tratta di una serie di principi che vanno certamente tutelati. Ma da chi? DA TUTTI i funzionari di ogni livello, da tutte le istituzioni e da tutti i cittadini dell’Ue. E’ ovvio, perché è una norma che vale per tutti, non ci vuole una figura specifica che faccia rispettare questo principio. Tanto più che, essendo lo stile di vita “la realtà quotidiana”, farla rispettare e proteggerla non significa assolutamente nulla.

Il livello della questione quindi è quello del “like” su Facebook contro gli incendi in Amazonia, della “abolizione della povertà per legge” annunciata dal M5s, o degli annunci onnipresenti di amministratori nazionali, regionali e locali, che promuovono “l’eccellenza”, “il Made in Italy”, “l’innovazione”. Poi quando gli imprenditori entusiasti chiedono “Bene, allora mi abbassi le tasse?”, e le università “Bene, allora ci aumentate i fondi per la ricerca?”, la risposta dei politici demagoghi è “Beh, adesso non esageriamo!”.

Quello che rimane quindi di questa “protezione dello stile di vita europeo” è solo l’aspetto segregativo che con ogni probabilità è rivolto a migranti e islam. E’ inutile raccontarcela: parte della Commissione europea e parte dell’Europarlamento continuano a vedere con simpatia il concetto di “radici cristiane dell’Europa”. Quindi ora è più chiaro perché “protezione” e perché “stile di vita”. Di nuovo, demagogia pura: non proteggo i miei principi, vietando all’altro di avere i propri.

Quello che ancora più in basso si vede è una concezione dell’Ue come “cultura sotto assedio”, una sindrome di “barbari alle porte” che denota e accelera la decadenza (invece di proteggere) sia dei suoi principi, sia della sua potenza culturale. Una paura che si autoavvera.

La visione dovrebbe invece essere opposta: se tante persone dal mondo, di ogni lingua, cultura e religione, vogliono vivere in Europa, vuol dire che questa è una potenza attrattiva, vuol dire che ha già vinto “i barbari”, i loro cuori e le loro menti. Vuol dire che questi VOGLIONO essere europei, e così devono essere accolti e integrati, insieme a tutta la varietà e diversità che portano con sé. E se l’Europa in questo processo un po’ cambierà (abbiamo 500 milioni di abitanti, quanto vuoi che cambi?), sarà un fatto positivo: un corpo vivo si muove e si adatta; un corpo morto è fermo e si decompone.

2 pensieri su “Sulla “protezione dello stile di vita europeo” (sì, è una cavolata)

  1. Magari fosse solamente una trovata demagogica per compiacere i razzisti; magari fosse un carrozzone inutile che succhia un bel po’ di denaro pubblico che sarebbe speso molto più utilmente non dico per pagare dei ricercatori universitari, ma, molto più prosaicamente, degli spazzini. Temo invece che questo vicepresidente di una commissione dal nome razzista possa avere un ruolo molto concreto nell’avvelenare la vita di molte persone.

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