E noi, dove pensiamo che potremo scappare?

Un errore di WordPress mi ha rimandato indietro questa bozza dal futuro.

Ricapitolando: l’Ucraina è caduta; la Moldavia si è arresa; l’Ungheria si è dichiarata neutrale; Slovenia e Croazia sono state “attraversate”. Così come sono state attraversate dalle truppe di Putin le fortificazioni e le trincee che in fretta e furia abbiamo scavato sul Carso: quando le avevamo finite, metà della popolazione del Friuli Venezia Giulia era già fuggita in Veneto, E poi si è ritirato l’esercito (“non possiamo resistere in pianura”). E poi siamo scappati anche noi, con i trolley dalle dimensioni Ryanair, appena prima che facessero saltare i ponti sul Piave, nuova linea di difesa.

In Friuli Venezia Giulia, Gorizia-Nova Gorica sono rase al suolo, l’Isonzo trasporta corpi e macerie di una Capitale europea della Cultura; Udine viene evacuata sotto bombardamenti continui, Trieste isolata cadrà a ore; resistono ancora la base di Aviano, e i carnici: quelli non li tiri giù dalle montagne neppure con le bombe.

Ed eccoci nel campo profughi a Bologna, cercando di capire dove siamo, cosa dobbiamo fare. Incredibilmente, tutti hanno fretta, tutti sono impegnatissimi. Tutti scappano da qualche parte, molti in Francia, alcuni in Svizzera. Il grosso fugge verso il Sud. Il Nord si sta letteralmente spopolando: treni e autostrade bloccate. Per arrivare da Bologna a Firenze ci vuole un giorno. Milano-Roma un’eternità. Molti ci vanno a piedi. Dall’altra parte dell’Appenino ci sono paesi che ancora vivono la loro vita come se niente fosse. La cosa più assurda è nel Mediterraneo: barconi carichi di persone cominciano ad andare in entrambe le direzioni, africani verso l’Italia e italiani verso la Tunisia; e affondano in entrambe le direzioni, nessuna guardia costiera muove un dito.

Intanto l’Italia cerca di riorganizzare le difese. Tutti i maschi tra i 18 e i 60 sono chiamati alle armi, ma né bastano le armi, né ci sono stivali, uniformi, giubbotti, elmetti. Per ora scaviamo trincee. Aspettiamo aiuti militari da Francia, Germania, Spagna. Ma, vista la minaccia nucleare, stanno valutando se conviene darceli oppure no: dicono che forse sarebbe meglio per noi non resistere e dare una nuova chance alla pace. Forse è la fama secondo cui l’Italia non finisce mai una guerra dalla parte dove l’ha iniziata.

Aspettiamo un nuovo giro di trattative a Gerusalemme. Si vocifera che Putin potrebbe accontentarsi di un Nord Italia autonomo con un governo filorusso e l’Italia fuori dalla Nato. Oggi ci saranno a Torino e Firenze nuove manifestazioni contro la guerra. Come se si stesse ancora combattendo in Ucraina.

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