L’unica via d’uscita che dobbiamo garantire a Putin è quella della sconfitta

Per amore del popolo ucraino, di quello russo e di tutti i popoli europei e del mondo, Putin non deve vincere. Non deve neppure sembrare che abbia vinto. Non deve avere alcunché oltre alla sconfitta e all’umiliazione del perdente. Ogni altra opzione ne farà un eroe nazionale per i russi, lo rafforzerà al potere, e tempo 2-3 anni avremo nuovamente altre città europee sotto i colpi della sua artiglieria.

Mentre ancora Mariupol resiste e Odessa scava trincee, mentre 2-3 milioni di donne e bambini ucraini fuggono dal Paese, e una decina di milioni di cittadini sono sfollati internamente, mentre le bombe piovono e il Cremlino annuncia falsamente nuove trattative, l’Occidente cerca una possibile “via d’uscita” per Putin, che gli permetta di “salvare la faccia” dalla trappola in cui da solo si è ficcato, per evitare che alzi il livello della violenza.

Si sta cercando insomma che cosa “dargli” perché si consideri vittorioso e la smetta con le bombe. Premetto che spetta unicamente agli ucraini dare o non dare qualcosa, spetta unicamente a loro decidere sulla loro terra, se vorranno vivere in una Ucraina tagliata a metà, con o senza Crimea, con o senza il Donbas, con o senza l’accesso al Mar Nero, neutrali o smilitarizzati. Noi dobbiamo appoggiare la loro scelta qualunque essa sia. Ma una cosa penso che possono e devono dire tutti gli altri: Putin non deve vincere; deve essere sconfitto!

Deve essere sconfitto, perché vincendo non si fermerà e aggredirà un altro stato. Deve essere sconfitto, altrimenti i russi torneranno a essere un popolo “indesiderabile” come durante la guerra fredda; gli anziani che hanno vissuto nell’Urss forse avranno qualche nostalgia e si adatteranno, ma i giovani che sono nati dopo scapperanno, e la Russia coltiverà un nuovo rancore verso l’Occidente in una agonia demografica. Deve essere sconfitto perché non possiamo permettere che esista nel 2022 un esempio in cui un traguardo geopolitico o un’aspirazione politica vengano ottenuti con la guerra. Deve essere sconfitto perché una Russia putiniana non può confinare con l’Unione europea: le due forme si escludono a vicenda, e una nuova guerra più grande e sanguinosa ne sarebbe la conseguenza logica. Deve essere sconfitto perché noi vogliamo che esista il diritto internazionale, e quindi la giustizia internazionale, perché non vogliamo permettere che stati democratici vengano aggrediti da altri stati, per di più guidati da tiranni.

Purtroppo c’è un unico modo in cui il Putin può essere sconfitto, e lo ha indicato lui stesso: una sconfitta militare; ogni altra opzione non sarebbe una sconfitta, ma verrebbe manipolato come una vittoria permettendogli di rafforzare il suo potere.

Un tiranno che ha scelto la strada della violenza (di esempi recenti ne abbiamo: Saddam Hussein, Milosevic, Mladic-Karadzic, Gheddafi, Al Assad…) sentono solamente “le ragioni” della forza, e per sconfiggerli ci vuole una forza più grande. Che questa possa essere l’esercito ucraino (non basta), o le sanzioni “punitive” economiche Ue-Usa (sono lente), o un intervento militare diretto contro le forze di invasione russe (molto rischioso), bisogna assicurare che l’esito sia una netta sconfitta militare di Putin, ovvero cessazione delle ostilità e ritiro delle forze d’invasione in cambio di nulla.

Non un “agreement” e men che meno un “appeasement”, la via d’uscita che dobbiamo garantire a Putin è solo quella della sconfitta, che ha due porte: quella russa dei perdenti e quella internazionale dei criminali di guerra.

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