100 anni fa abbiamo seminato il casino in Medioriente

100 anni fa abbiamo seminato il casino in Medioriente

…e da allora i raccolti sono abbondanti

L’Islam e gli Arabi ci odiano. Non sopportano l’Occidente. Ci considerano degli occupatori, dei colonialisti, degli sfruttatori cinici e bari. Beh, come dare torto?

Il 16 maggio 1916 veniva definitivamente firmato l’Accordo Sykes-Picot, un trattato segreto tra Regno Unito e Francia, con assenso della Russia, che prevedeva la spartizione del territorio dell’Impero Ottomano. Tirando linee un po’ a casaccio sulla cartina, senza tenere conto della demografia, dei rapporti tribali e politici di chi vi abitava, francesi e britannici si sono divisi le zone di influenza, di fatto creando i confini di nuovi stati (Iraq, Siria, Giordania, Libano, Palestina…). Confini sui quali si combatte tuttora, 100 anni dopo. Continua a leggere “100 anni fa abbiamo seminato il casino in Medioriente”

Il Capodanno del giovane miloz

santamarxTanto tanto tempo fa, prima che tutto questo accadesse, anch’io godevo dell’atmosfera delle feste di fine anno. Non si parlava però del Natale, ma di Capodanno.

Sono nato e cresciuto in uno stato socialista e comunista ad auto-gestione sociale – SFR Jugoslavia (1974-1990) – dove le festività religiose non erano granché cagate. Non erano proibite, ma neppure erano considerate festività ufficiali. Io poi non sono stato battezzato (ad ora non posseggo un’anima cristiana), e sin dall’asilo sono stato educato in chiave socialista (socialismo applicato, mica quello di Craxi e Mitterand).

Il risultato è che io non festeggiavo il Natale, ma il Capodanno: a casa e a scuola si addobbava l’albero di Capodanno (!), il Babbo Natale, che in realtà si chiamava Djeda Mraz (Nonno Gelo, o Nonno Inverno), arrivava per Capodanno e portava i doni di Capodanno. Continua a leggere “Il Capodanno del giovane miloz”

A un secolo dalla follia. No, non ci casco!

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E bravi voi, ve ne state sepolti e ammucchiati lì nelle vostre fosse, negli ossari e nelle trincee ancora da riscoprire. Veramente bravi, bel esempio di sacrificio per la Patria.

Fessi, ecco cosa siete e cosa eravate! Fessi!!! Miseri, siete andati a morire come caproni, ma per chi? per cosa? Non lo sapevate, ma ci siete andati. Per il Re e la Patria, ecco, per la Bandiera e l’Onore dei generali che così si potevano bullare con i colleghi dell’altra trincea.

Fessi allora, e quindi ora vi meritate tutti questi onori offertivi da questi babbei con i pennacchi, dalle marionette dei picchetti, dai doppi petti scortati in macchine blu. Sì, proprio questi vampiri, eredi di quelli che vi hanno mandato al macello. Al quale siete andati malvolentieri, ma ci siete andati senza ribellarvi. Continua a leggere “A un secolo dalla follia. No, non ci casco!”

Teste tra le nuvole

 

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– Con permesso.
– Buon giorno…
– Oh, buon giorno. Ecco, finalmente: l’esplosivo richiesto, i fucili, qua ci sono i passaporti falsi… li appoggio qua.
– Ma cosa…? Mi scusi, con chi abbiamo il piacere?
– Oh, scusatemi se non mi sono presentato. Io sono Johnatan Faisal al-Ramadi Scott.
– E’ un piacere. In che modo possiamo esserle utile?
– Beh, perdonatemi: non è questa l’ISIS?
– No signore. Questa è l’ISS, la Stazione Spaziale Internazionale.
– Perbacco! Deve esserci stato un errore. Oh, che disdetta!
– Direi proprio di sì.
– Ahahaha, perdonatemi! Sa, con tutti quei controlli di sicurezza all’aeroporto, devo essermi imbarcato su un volo sbagliato… che sbadato! Ohohoho! Niente, allora torno giù. Vogliate accettare le mie più umili scuse.
– Ma si figuri, buon giorno.
– Chiedo ancora scusa. Buon giorno.
– Ah, cortesemente. Quando sarà uscito, si assicuri per favore di chiudere bene la porta. Sa, alcuni di noi hanno paura del vuoto.
– Senz’altro, sarà mia cura. Arrivederci.

– Oh santa pazienza, questi terroristi di oggi… dove hanno la testa!?

Romanzo italiano

Romanzo italiano

Non ho voglia di cucinarmi la cena, decido quindi di andare a prendermi una pizza per asporto, prima che inizi a piovere.

Lungo la strada incrocio una macchina della Finanza parcheggiata, con al volante un agente che guarda nel vuoto. Boh, starà pensando.

Entro nella pizzeria, e dentro vi trovo l’altro… un finanziere panzone, sui 40, in uniforme ma senza cappello. Evidentemente non era lì per lavoro, ma per prendersi la cena. Le mani in tasca gli hanno tirato su la giacca, e si vedeva la camicia fuori dai pantaloni. Camminava piano osservando con sospetto me e un altro tipo che era venuto a prendere una pizza. Poi passava dietro al balcone, entrava in cucina, come fosse a casa sua, ficcando il naso nel lavoro del personale. Sempre con le mani in tasca.

La mia pizza fu appena infornata, quando l’ordine del finanziere fu completato. Niente scontrino, solo il sacchetto con il cibo al finanziere. Niente soldi, solo un grazie al pizzaiolo che inoltre gli ha detto “Prenda anche qualcosa da bere” prima che il fenomeno uscisse. Tra larghi sorrisi, grazie e arrivederci, il tipo ha agguantato due lattine dal frigo ed è uscito, raggiungendo il collega in auto.

Di simili abusi di, pardon, favori a forze dell’ordine avevo solo sentito parlare. Ora l’ho visto con i miei occhi. Gli occhi bassi del pizzaiolo, di solito radioso e sorridente, i larghi sorrisi e la baldanza del finanziere.

Ecco la mia pizza. Pago. Niente scontrino.

Me l’hanno sempre fatto prima d’ora in questa pizzeria. Ma io non glie lo chiedo. Non voglio rompergli le palle ora, perché la pizza è sempre generosa e lui è sempre gentile. E poi reclamo il mio posto in questa ridicola Italietta. Leggo nervosismo nell’espressione del pizzaiolo mentre saluto ed esco.

Ho sbagliato a non chiedergli lo scontrino? penso. No, un finanziere panzone gli ha appena saccheggiato il negozio, è giusto che si rifaccia. Poi ci ripenso ancora, a tutta la situazione, all’onestà, al bene comune, a chi controlla il controllore. Ma la conclusione è la stessa: “No, rubare ai ladri non è sbagliato”.

International Airport

Istanbul è veramente un aeroporto internazionale. A cavallo tra Europa e Asia, ogni giorno è una casa momentanea per migliaia e migliaia di persone di ogni tipo, origine e cultura. E qui convivono tutti in pace.

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La tolleranza in un aeroporto internazionale di questo tipo è una modalità di pensiero che ti viene spontanea. Improvvisamente migliaia di persone si trovano a camminare, mangiare insieme, seduti spalla a spalla, girare curiosi nei duty free. La cortesia è parente della discrezione, la gestualità pubblica ridotta al minimo. Tutti sono qui per lo stesso motivo, e una stessa casa ci accoglie e ci unisce solo grazie a questo hic et nunc, mentre la mente di ciascuno rimane fluttuante su una sua particolare direttrice provenienza-destinazione. Eppure tutta questa gente, così diversa, sembra semplicemente gente comune… gente del non-luogo. E io mi sento uno di loro, per nulla speciale o particolare. Questo si pensa quando hai 6 ore di attesa tra un volo e l’altro, e rimani in ostaggio del transito, costretto a uccidere il tempo (o essere ucciso) guardando i fortunati che continuano verso la propria meta.