Arrival – lo spettatore davanti al film

Arrival – lo spettatore davanti al film

Arrivo a sorpresa degli alieni. Le persone fuggono dalle città con i loro SUV creando ingorghi sulle statali nelle campagne (ma dove andate!?). Sommosse e saccheggi dei negozi (sono arrivati gli alieni, che ve ne fate delle Playstation 4!?). Il colonnello a capo della situazione (ma un politico ogni tanto?). L’elicottero militare che preleva gli scienziati a casa (di notte, ovviamente). La tendopoli hi-tech dell’esercito con gli elicotteri che vanno e vengono (ma una caserma non ce l’avete?). Gli scafandri NBC e la decontaminazione con la procedura dettata via altoparlante a tutto l’accampamento (visto l’ultima volta in Austin Powers – Goldmember). Il buon vecchio M-16/AR-15 (che non ha mai scalfito un alieno uno!). La bomba con timer digitale in bella vista (immancabile!). Crisi mondiale con Cina, Russia, Pakistan (ma non c’erano i talebani lì?) disinnescata dall’iniziativa di un singolo all’ultimo momento. Continua a leggere “Arrival – lo spettatore davanti al film”

100 anni fa abbiamo seminato il casino in Medioriente

100 anni fa abbiamo seminato il casino in Medioriente

…e da allora i raccolti sono abbondanti

L’Islam e gli Arabi ci odiano. Non sopportano l’Occidente. Ci considerano degli occupatori, dei colonialisti, degli sfruttatori cinici e bari. Beh, come dare torto?

Il 16 maggio 1916 veniva definitivamente firmato l’Accordo Sykes-Picot, un trattato segreto tra Regno Unito e Francia, con assenso della Russia, che prevedeva la spartizione del territorio dell’Impero Ottomano. Tirando linee un po’ a casaccio sulla cartina, senza tenere conto della demografia, dei rapporti tribali e politici di chi vi abitava, francesi e britannici si sono divisi le zone di influenza, di fatto creando i confini di nuovi stati (Iraq, Siria, Giordania, Libano, Palestina…). Confini sui quali si combatte tuttora, 100 anni dopo. Continua a leggere “100 anni fa abbiamo seminato il casino in Medioriente”

Il Capodanno del giovane miloz

santamarxTanto tanto tempo fa, prima che tutto questo accadesse, anch’io godevo dell’atmosfera delle feste di fine anno. Non si parlava però del Natale, ma di Capodanno.

Sono nato e cresciuto in uno stato socialista e comunista ad auto-gestione sociale – SFR Jugoslavia (1974-1990) – dove le festività religiose non erano granché cagate. Non erano proibite, ma neppure erano considerate festività ufficiali. Io poi non sono stato battezzato (ad ora non posseggo un’anima cristiana), e sin dall’asilo sono stato educato in chiave socialista (socialismo applicato, mica quello di Craxi e Mitterand).

Il risultato è che io non festeggiavo il Natale, ma il Capodanno: a casa e a scuola si addobbava l’albero di Capodanno (!), il Babbo Natale, che in realtà si chiamava Djeda Mraz (Nonno Gelo, o Nonno Inverno), arrivava per Capodanno e portava i doni di Capodanno. Continua a leggere “Il Capodanno del giovane miloz”