GIORNATA MONDIALE DEGLI OCEANI

Cambiamo il nome al Pianeta. Chiamiamolo Mare (per un anno)

La superficie del nostro Pianeta è per il 72% acqua. Ma lo chiamiamo Terra. Perché noi ci viviamo sulla terra, e navighiamo sul mare per raggiungere altre terre. Per millenni la superficie del mare era tutto ciò che sapevamo del 72% del nostro mondo. Ora le cose stanno cambiando.

Lo sfruttamento di questa risorsa sta diventando sempre più insostenibile, e contemporaneamente stiamo scoprendo quanto sia in realtà importante per la nostra sopravvivenza. Il mare ci dà il 50% di ossigeno, è la fonte del ciclo di acqua potabile, fonte di cibo. In pratica siamo nel suo ecosistema anche se viviamo sull’Himalaya o nel mezzo del Sahara. Ma con i tempi dell’umanità, la presa di coscienza arriverebbe un paio di minuti DOPO la nostra stessa estinzione.

Ecco la proposta: cambiamo il nome al nostro Pianeta, chiamiamolo Mare. Ma solo per un anno.

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Arrival – lo spettatore davanti al film

Arrival – lo spettatore davanti al film

Arrivo a sorpresa degli alieni. Le persone fuggono dalle città con i loro SUV creando ingorghi sulle statali nelle campagne (ma dove andate!?). Sommosse e saccheggi dei negozi (sono arrivati gli alieni, che ve ne fate delle Playstation 4!?). Il colonnello a capo della situazione (ma un politico ogni tanto?). L’elicottero militare che preleva gli scienziati a casa (di notte, ovviamente). La tendopoli hi-tech dell’esercito con gli elicotteri che vanno e vengono (ma una caserma non ce l’avete?). Gli scafandri NBC e la decontaminazione con la procedura dettata via altoparlante a tutto l’accampamento (visto l’ultima volta in Austin Powers – Goldmember). Il buon vecchio M-16/AR-15 (che non ha mai scalfito un alieno uno!). La bomba con timer digitale in bella vista (immancabile!). Crisi mondiale con Cina, Russia, Pakistan (ma non c’erano i talebani lì?) disinnescata dall’iniziativa di un singolo all’ultimo momento. Continua a leggere “Arrival – lo spettatore davanti al film”

Ricordati di santificare l’ATOMO!

orbitals
Vi ricordate di Democrito? Era un tipetto greco vissuto 2500 anni fa, nominato – così, en passant – dal prof di filosofia al liceo e che pare – dicunt – abbia teorizzato l’esistenza dell’atomo.

Quel giorno, terza superiore, io sono rimasto affascinato da ‘sto fenomeno che senza manco avere matita e carta mi tira fuori con ben due millenni e mezzo d’anticipo una cosa scientificamente splendida. “Ma come ha fatto?”, chiesi meravigliato al prof (che Dio lo abbia in gloria… ma che si dia una mossa!), che mi rimbalzò con uno sguardo di disgusto e un acido silenzio. Grazie a questa non-risposta, chiusi la mia mente alla filosofia per tutto il decennio successivo. Ma mi è rimasta la meraviglia per Democrito! Continua a leggere “Ricordati di santificare l’ATOMO!”

“Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia”… c’è del vero

Lo diceva mio nonno! E io fresco di liceo scientifico concludevo come le credenze popolari fossero semplicemente sbagliate. Il giorno più corto è il 22 dicembre!

Eppure il nonno non ha sbagliato del tutto. Il 13 dicembre (Santa Lucia) il sole tramonta prima degli altri giorni (alle 16.22 dalle mie parti). Già domani il tramonto tarderà di un minuto rispetto a oggi; giovedì ancora un minuto più in là.

Però c’è un però! Il Sole continua a sorgere sempre più tardi (un minuto al giorno circa) fino al 1 gennaio, e dal 4 ricomincia ad albeggiare in anticipo. Ma dal 22 dicembre i minuti di luce guadagnati al tramonto superano quelli persi all’alba, quindi il 22 è effettivamente il giorno più breve.

Salvo il nonno, salva la scienza. Evviva!!!

LIBERTA’ vs ORDINE – 1:0

rispettivamente “di informazione” e “dei Giornalisti”

La sentenza della cassazione mette in riga chi vuole mantenere o creare una zona di esclusività favorevole ai giornalisti nell’ambito dell’informazione (si veda il caso di cui ho scritto precedentemente). Questa volta le parole sono chiare: i siti internet e i blog non devono registrarsi come testate giornalistiche, se non vogliono accedere al finanziamento pubblico all’editoria.

Sembra quasi ovvio nel 2012, ma non lo è per niente. Finché la legge non sarà messa al passo delle nuove tecnologie e dell’evoluzione che queste provocano nella società, potremmo ancora avere casi in cui a chi scrive un trafiletto sul calcio su un sito di amici, magari dando puntuali aggiornamenti via Twitter, venga contestato l’abuso di professione giornalistica.

Secondo me, più che legiferare, bisognerebbe de-legiferare in materia di stampa e informazione, mantenendo solo la normativa su questioni tecniche-tecnologiche. E sarebbe ora di eliminare il finanziamento pubblico all’editoria privata e commerciale.

FNSI – Assostampa FVG

Per i notiziari web e per i blog diffusi su internet non c’è alcun obbligo di registrazione al Tribunale come testata giornalistica: ciò è necessario solo se intendono chiedere il finanziamento pubblico previsto dalla legge sull’editoria. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza di assoluzione del giornalista e saggista Carlo Ruta, autore di un blog che era stato condannato per il reato di stampa clandestina. Il punto è chiarito dalla motivazione della sentenza, appena pubblicata. Nel 2008 e poi nel 2011, in appello, la condanna di Ruta aveva suscitato apprensione e proteste nel mondo del web. La questione è stata ora chiarita in senso generale, perché la sentenza con la quale la III Sezione penale della Corte di Cassazione , il 10 maggio 2012, ha assolto con formula piena «il fatto non sussiste» il saggista Carlo Ruta, farà giurisprudenza. Questi i punti essenziali. La Corte ha definito il blog «Accadde in Sicilia» un «giornale telematico di informazione civile» e ha aggiunto che esso «non rispecchia le due condizioni ritenute essenziali ai fini della sussistenza del prodotto stampa come definito dall’art. 1 L. 47/1948 (Legge sulla stampa, ndr), in quanto per esserlo dovrebbero esserci i seguenti requisiti: «un’attività di riproduzione tipografica; la destinazione alla pubblicazione del risultato di tale attività». Carlo Ruta ha sottolineato il valore generale della sentenza che, a suo avviso, «susciterà sconcerto negli ambienti che mirano a limitare la libertà sul web, perché è difficile che ne sfuggano le implicazioni e il valore democratico che spero si traducano in una legge». L’avvocato Giuseppe Arnone, che ha assistito Ruta, ha commentato: «Questa sentenza, motivata con chiarezza ed essenzialità, è un fatto di portata straordinaria. Abbiamo ottenuto un risultato enorme per la libertà d’informazione, che è un cardine della democrazia. Ora siamo più liberi e internet è riconosciuto come strumento fondamentale per un esercizio maturo dei diritti d’informazione e di espressione».

[ ? ] vs BARBARI

Ecco, Alessandro Baricco è una specie di Walter Benjamin barbaro. Mi riferisco al discorso sui “barbari” raccolto nel libro I Barbari – saggio sulla mutazione.

Dà un’interpretazione molto convincente di tutta una serie di mutazioni della società, tra cui anche la cosiddetta “rivoluzione di internet”, e soprattutto cerca di convincere tutti noi che non solo hanno vinto, o stanno vincendo i barbari, ma che a vincere siamo noi… “i barbari” appunto, che ci crediamo “Civiltà”.

Credo che nella letteratura e filosofia contemporanea italiana, i “barbari” di Baricco siano uno dei contributi più preziosi per capire il presente che possiamo trovare in questo momento.

L’aggiornamento del discorso sui “barbari” (iniziato nel 2006) è stato fatto da Baricco a Bologna durante l’evento “la Repubblica delle idee”, e pone nuove questioni come la fine dei mediatori (partiti, giornali, clero) e cosa ciò comporta come perdita di conoscenza.

C’è un’Italia

C’è un’Italia che è fondata sul lavoro e che ripudia la guerra. Che chiede e dà quanto dovuto, né più, né meno. E quando dà di più, lo fa con il cuore. C’è un’Italia senza secondi fini, che vive in una sana ingenuità e preferisce essere fregata piuttosto che fregare. Che si fida, ma che sa quando smettere di fidarsi. C’è un’Italia che ricorda sempre, e perdona qualche volta. Un’Italia che sa molto bene la differenza tra il bene e il male, non è poi così difficile. Un’Italia che sa chi è e guarda a testa alta il mondo, perché non ha di che vergognarsi. Un’Italia che la pensa diversamente, e quando sbaglia preferisce ammettere l’errore piuttosto che pararsi il culo. E che quando le cose non vanno, cerca di cambiarle, non fa spallucce; quando si lamenta lo fa perché prima c’ha provato a cambiare.
Questa Italia non è lo Stato, né le istituzioni. E’ la società: carne e pensiero vivente.

Tutti noi sappiamo però che c’è un’altra “Italia” che vuole prevalere su di essa. Non dobbiamo permetterlo. Non dobbiamo arretrare, né avere paura di lanciarci nella mischia. Perché quei sistemi astratti, filosofie sociali, complotti, religioni, massonerie, mafie, poteri occulti, servizi segreti deviati, terrorismi, super-governi e così via, sono sempre e comunque riconducibili a persone in carne e ossa, come noi. Nome e cognome. E’ loro che possiamo combattere e sconfiggere.

Non c’è bisogno di aspettare l’ideologia adatta, né di proclamare pomposamente la “Rivoluzione”. E’ una lotta a zona, a uomo/donna, corpo a corpo, mente a mente, che ognuno di noi può intraprendere da subito nel contesto della propria vita. Presidiamo la nostra vita, difendiamo i nostri diritti con tutti i mezzi. Tutti! Non permettiamo che quell’altra “Italia” prevalga sulla società.