[ ? ] vs BARBARI

Ecco, Alessandro Baricco è una specie di Walter Benjamin barbaro. Mi riferisco al discorso sui “barbari” raccolto nel libro I Barbari – saggio sulla mutazione.

Dà un’interpretazione molto convincente di tutta una serie di mutazioni della società, tra cui anche la cosiddetta “rivoluzione di internet”, e soprattutto cerca di convincere tutti noi che non solo hanno vinto, o stanno vincendo i barbari, ma che a vincere siamo noi… “i barbari” appunto, che ci crediamo “Civiltà”.

Credo che nella letteratura e filosofia contemporanea italiana, i “barbari” di Baricco siano uno dei contributi più preziosi per capire il presente che possiamo trovare in questo momento.

L’aggiornamento del discorso sui “barbari” (iniziato nel 2006) è stato fatto da Baricco a Bologna durante l’evento “la Repubblica delle idee”, e pone nuove questioni come la fine dei mediatori (partiti, giornali, clero) e cosa ciò comporta come perdita di conoscenza.

C’è un’Italia

C’è un’Italia che è fondata sul lavoro e che ripudia la guerra. Che chiede e dà quanto dovuto, né più, né meno. E quando dà di più, lo fa con il cuore. C’è un’Italia senza secondi fini, che vive in una sana ingenuità e preferisce essere fregata piuttosto che fregare. Che si fida, ma che sa quando smettere di fidarsi. C’è un’Italia che ricorda sempre, e perdona qualche volta. Un’Italia che sa molto bene la differenza tra il bene e il male, non è poi così difficile. Un’Italia che sa chi è e guarda a testa alta il mondo, perché non ha di che vergognarsi. Un’Italia che la pensa diversamente, e quando sbaglia preferisce ammettere l’errore piuttosto che pararsi il culo. E che quando le cose non vanno, cerca di cambiarle, non fa spallucce; quando si lamenta lo fa perché prima c’ha provato a cambiare.
Questa Italia non è lo Stato, né le istituzioni. E’ la società: carne e pensiero vivente.

Tutti noi sappiamo però che c’è un’altra “Italia” che vuole prevalere su di essa. Non dobbiamo permetterlo. Non dobbiamo arretrare, né avere paura di lanciarci nella mischia. Perché quei sistemi astratti, filosofie sociali, complotti, religioni, massonerie, mafie, poteri occulti, servizi segreti deviati, terrorismi, super-governi e così via, sono sempre e comunque riconducibili a persone in carne e ossa, come noi. Nome e cognome. E’ loro che possiamo combattere e sconfiggere.

Non c’è bisogno di aspettare l’ideologia adatta, né di proclamare pomposamente la “Rivoluzione”. E’ una lotta a zona, a uomo/donna, corpo a corpo, mente a mente, che ognuno di noi può intraprendere da subito nel contesto della propria vita. Presidiamo la nostra vita, difendiamo i nostri diritti con tutti i mezzi. Tutti! Non permettiamo che quell’altra “Italia” prevalga sulla società.

Giustizia lenta e cieca, ma arriva

L’arresto di Mladic andrebbe collocato nella serie “l’ottimismo che viene da…”: la ruota gira, e prima o poi si paga tutto.

E’ un messaggio molto importante, già molte volte ribadito solo in questa prima metà del 2011, nella Primavera araba, o con l’uccisione di Bin Laden. Si apre nell’ex-Jugoslavia l’occasione per una “Primavera balcanica”. La Croazia ha fatto i conti con i propri criminali di guerra, corruzione e malgoverno, e le mancano 2 anni per entrare nell’Ue. Il Kosovo presto farà i conti con il crimine organizzato nei vertici statali.

Con la cattura di Mladic la Serbia ha quasi risolto la sua responsabilità nei crimini di guerra, aveva già estradato Milosevic, Karadzic all’Aja. Rimane ancora lontana dall’Ue (non ha neppure senso parlarne ancora), però sta uscendo dalla grotta nella quale si era ficcata negli anni ’90 con le sole proprie forze. Ora però bisogna risolvere la Bosnia, dove la situazione è congelata al 1995, quando i leader dei serbo-bosniaci erano gli stessi Karadzic e Mladic.

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"Otpor!" in Kenya
C’era una volta Otpor!, il movimento serbo che nel 2000 riuscì a rovesciare Milosevic. La storia però non è finita lì. Bandiere dello stesso movimento, con la stessa scritta “Otpor!” o “Отпор!” negli anni successivi comparvero in altri paesi nel mondo che cercavano di rovesciare regimi tirannici o dittatoriali, alla ricerca di sviluppi democratici: in Ucraina, Georigia, Russia, Kirghisistan, Iran, Bielorussia, Moldavia, Albania, Venezuela. Ora è accertata la presenza di Otpor!, o meglio, del suo centro studi CANVAS anche negli attuali eventi in Tunisia, Egitto e Bahrain.

"Otpor!" in Egitto

Tutto sto casino lo fanno i serbi? No, c’è il metodo. Per la sua strategia rivoluzionaria basata sul rifiuto della violenza, la partecipazione di massa della popolazione, l’utilizzo dei nuovi media e di campagne originali, collegamenti con media stranieri, disobbedienza civile e auto-organizzazione in strutture parallele fino a conquistare l’appoggio di apparati dello stato (media, polizia, sanità, ecc.), Otpor! si è conquistata la simpatia dei paesi occidentali. Prima di tutti degli Stati Uniti, ma anche dell’Unione Europea, che hanno finanziato il movimento tramite agenzie umanitarie, programmi particolari per la promozione della democrazia nel mondo, o tramite fondazioni filantropiche. L’aiuto era spesso “materiale”: stampa di volantini, magliette, bandiere.

"Otpor!" in Egitto

Il modello Otpor! si è dimostrato efficace, per questo motivo, invece di farlo spegnere una volta abbattuto Milosevic, lo si sostiene avanti e lo si esporta nel mondo per utilizzarlo (stessi simboli, stessi principi) contro tutti gli altri “Milosevic”. E non ne mancano. Non so se Otpor! sia manovrato dagli Usa e Ue, al pari di un’agenzia, o è solo sostenuto perché faccia quello che sa fare. Del resto, finché rovesciare le dittature in maniera pacifica e promuovere la nascita della società civile e della democrazia rimarrà il suo obiettivo, la questione è secondaria.

E ora tocca all’Iran: Iranian Freedom Kit by OTPOR!

Da leggere anche: Revolution U su Foreign Policy

Basta poco, che ce vo’!?

E’ più di un anno che in Croazia è in atto una feroce lotta alle ruberie e alla corruzione. Sono finiti in prigione o sono indagati illustri uomini d’affari, faccendieri, politici, tycoon, e persino ministri dei passati governi. Quasi tutti, tranne uno dei nodi principali, l’ex premier croato Ivo Sanader che un anno fa, dopo forti pressioni provenienti dall’UE (e dagli USA), aveva abdicato a favore della attuale presidente del governo Kosor.

Non c’era verso di incastrarlo. Tutti i fili portavano nella sua direzione, ma quando la polizia stava per chiudere il cerchio… taaac!!!… Sanader ha attivato il suo mandato parlamentare, ottenendo l’immunità. E siccome alcuni dei suoi soci stanno ancora in parlamento, gli inquirenti erano rimasti a fare anticamera a tempo indeterminato.

Poi Wikileaks ha pubblicato un paio di dispacci USA che riguardano Sanader.

Ieri la commissione Immunità del parlamento croato ha revocato con voto unanime l’immunità all’ex premier Sanader. Il mandato di cattura è arrivato istantaneamente, ma Sanader si era già volatilizzato, fuggendo nella vicina Slovenia da dove ha preso un volo con destinazione ignota. Ora è stata diramata anche un mandato di cattura internazionale, così se qualcuno lo vede, glie lo dica…

E comunque grazie, Wikileaks!

(…ma è possibile che il nostro premier trombi e basta!!!!???)

Diplomaticamente

Il sito Wikileaks ha annunciato l’imminente pubblicazione di un’enorme quantità di informative diplomatiche contenenti “opinioni esplicite” reciproche tra leader, diplomazie e paesi alleati. Cosa un po’ fastidiosa, tra amici…
Le diplomazie hanno quindi preventivamente abbassato i pantaloni e stanno già ungendosi con oli per “massaggi sensuali”, per negare tutto, che non si voleva dire proprio questo, che è stato usato un linguaggio informale, che le cose non sono come sembrano, che qualsiasi cosa venga svelata da Wikileaks… non è vera.
Ma ancora non è stato pubblicato alcunché.

Osservazione
Ho cercato su Google l’indirizzo di Wikileaks, digitando la parola sulla barra. Ebbene è uscito di tutto tranne l’URL del sito. Il link al sito non è comparso NEPPURE QUANDO L’HO DIGITATO IO!!! Censura o motore di ricerca del Kaiser?

Messaggi in codice

a) Aldo dice 26 per 1;
b) Giacomone bacia Maometto;
c) Prendi i Bakugan con le gambe;
d) Felice non è felice.

Quale dei quattro messaggi contiene gli “ordini” di Matteo, mio nipote di 6 anni (oggi)?
E quando avrà un computer per le mani, quali sistemi di crittografia sarà capace di inventare o forzare, se già adesso con qualche parola mi mette in crisi.