Bosone di Miloz?

Bosone di Miloz?

L’IDENTITÀ è una specie di “bosone di Higgs” sociale, una specie di “campo” che conferisce “etnicità” all’individuo.

Così se mi muovo in Serbia vengo percepito più come croato; in Croazia un po’ più serbo; a Trieste sono slavo e per molti sloveno; in Friuli sono più triestino; per i veneti sono istriano; in Italia sono balcanico; in Medio Oriente sono italiano. Per una mia ex datrice di lavoro ero albanese, per un mio ex compagno di scuola ero “talijano”, e così via.

Io sono sempre io, ma la mia “etnicità” cambia a seconda del “campo identitario” in cui mi muovo. Quindi…

Disclaimer: il titolare non è responsabile della propria appartenenza etnica, né degli eventuali danni a terzi che ne potrebbero derivare.

Trump, ora non facciamo che…

Trump, ora non facciamo che…

Mentre Hillary, i Democratici e tutti i partiti normodotati europei continuano a cercare le ragioni della vittoria di Trump, urgono politiche di “limitazione del danno”

Per iniziare propongo una lista di errori che dovremmo evitare, collettivamente, per poter costruire dei ragionamenti politici che ci permettano sopravvivere il trumpismo. In confronto a cui il berlusconismo era fine arte del governo.

Primo errore da evitare: accettare il fatto come normale.
Il fatto che Trump — un bugiardo patologico, imbroglione e ignorante — sia Presidente degli Usa… NON E’ NORMALE!!!
“Hahaha… rosicate, rosicate!!!”, dirà il trumpiano medio. Ovvio che rosichiamo! Informatevi su chi è Trump, cosa ha fatto nella vita, come è diventato ciò che è, come si è arricchito — di materiale on-line ora non ne manca — e capirete che il posto ideale per gente come lui è la galera, non la Casa Bianca. Il fatto che nonostante tutto ciò che ha fatto sia arrivato a capo della più grande potenza mondiale, non è normale! E’ SBAGLIATO! Continua a leggere “Trump, ora non facciamo che…”

La post-verità è figlia dello storytelling pubblicitario

La post-verità è figlia dello storytelling pubblicitario
  • Siete su una spiaggia bellissima, spruzzate sul vostro torso virile un deodorane, e un’orda di donne in calore vi assalta cercando di accoppiarsi con voi.
  • Siete al volante del vostro SUV e sentite tra le mani la potenza animale del motore, mentre sfrecciate liberi a tutta velocità nella savana.
  • Guidate una utilitaria su una costiera dove ha appena spiovuto, e in un crescendo musicale vi mettete a gridare come matte in un’esplosione di gioia.
  • Vi svegliate in una casa bellissima con vista su un prato, avete preparato la colazione con cose buonissime e genuine, scendono un marito bello e figli bellissimi, e in fretta ingurgitano la merendina che avete loro servito, e scappano a lavoro/scuola.
  • Avete salvato un cavallo bloccato nella neve sfidando i pericoli della montagna, e ora è il momento di premiarsi con un bicchiere di amaro al caldo davanti al caminetto, insieme ai compagni d’avventura.

Questi quattro esempi di pubblicità reali sono esempi di storytelling pubblicitario che si usano da molto tempo soprattutto in televisione. Molti si ricorderanno del programma “La notte dei pubblivori” (iniziato nel 1981), ore di pubblicità digerite e analizzate da noi studenti di comunicazione, come esempi di storytelling (anche se allora non lo chiamavamo così).

Come funziona la pubblicità? Molto grossolanamente: si crea un mondo possibile, ottimale, o fantastico, fortemente desiderabile dallo spettatore; gli si fa provare un’emozione piacevole; il mondo e l’emozione però contengono in bella vista prodotto pubblicizzato, l’unico elemento materialmente accessibile allo spettatore, che lo acquisterà cercando di rivivere l’emozione provata grazie alla pubblicità. Continua a leggere “La post-verità è figlia dello storytelling pubblicitario”

Come mangeremo domani? – IV

Come mangeremo domani? – IV

Certe cose dobbiamo, però, capirle invece di blaterale a vuoto di politica, anti-politica, liberismo, socialdemocrazia, destra, sinistra, ca**i e mazzi

  1. Dobbiamo capire che la politica si fa con i soldi, non con belle parole e men che meno con intenzioni nobili.
  2. Dobbiamo capire che i soldi per la politica si creano riempiendo la cassa con tasse sul lavoro, attività produttive e commercio.
  3. Dobbiamo capire che, se la produzione e i servizi vanno all’estero perché lì il lavoro costa meno, nel paese non ci sono più né imprese, né lavoro da tassare per riempire la cassa.
  4. Dobbiamo capire che i tagli alla sanità, all’educazione e alle pensioni NON riempiono la cassa.

Quindi, un buon politico, prima di promettere lavoro, strade pulite, scuole nuove, menotassepertutti, uscite dall’euro, politiche monetarie, legalizzazioni della marijuana, satelliti, Tav e ponti di Messina, dovrebbe – prima di tutto, ma veramente prima di tutto – trovare il modo di riportare imprese, fabbriche, call-center, cantieri, studi di design, centri di ricerca, acciaierie, petrolchimici, all’interno dei confini dello stato, per poter riempire la cassa che gli serve per poter fare politica. Continua a leggere “Come mangeremo domani? – IV”

Sigma Wars: la guerra del Vietnam prevista e ignorata

Sigma Wars: la guerra del Vietnam prevista e ignorata

Sigma war games” furono una serie di simulazioni della guerra del Vietnam fatte dagli Usa dal 1962 al 1967. Il Pentagono aveva previsto correttamente l’andazzo, ma poi ha fatto il contrario.

La simulazione del 1962, ovvero 3 anni prima dell’intervento ufficiale americano in Vietnam, già dava un risultato scoraggiante. I comunisti (Viet-cong e nordvietnamiti) avrebbero ingaggiato una guerriglia sotterranea che avrebbe reso inefficace l’aiuto militare fornito dagli Usa e i programmi di “assistenza” alle comunità contadine. Insomma, anche se Ike Eisenhower sottolineava che tutta l’Indocina sarebbe caduta in mano ai comunisti, era meglio non intervenire, non c’era possibilità di successo.

Nella simulazione del 1963 arrivano altri dettagli del probabile insuccesso americano: 500.000 soldati impantanati in Vietnam nel 1970 simulato; rivolte contro la leva obbligatoria negli Usa; in una guerra decennale tra Vietnam Nord e Sud, l’esercito nordvietnamita si sarebbe infiltrato nel Sud con successo, nonostante la massiccia presenza militare americana. L’esito era talmente disastroso che il segretario alla Difesa McNamara decise d’ufficio l’esito della simulazione: la missione militare Usa si sarebbe conclusa con successo nel 1965.

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Ok, i treni sono sempre in ritardo, però…

Ok, i treni sono sempre in ritardo, però…

Pare che lo sport nazionale di molte persone di sinistra (e sarei tra loro, anche se ora qualche dubbio mi viene) sia giustificare i dittatori e prendersela con la democrazia.

L’ultimo, Fidel Castro, rivoluzionario, ha sconfitto gli Usa, l’embargo, l’analfabetismo e ha garantito sanità gratis a tutti. Muammar Gheddafi, l’unico a tenere testa all’occidente e tenere unita la Libia. Bashar Al-Assad, l’unico presidente arabo laico, multiculturale, che combatte contro l’Isis. Saddam Hussein, quando c’era lui l’Iraq era unito e non c’era al-Qaeda. Hugo Chavez, ha nazionalizzato il petrolio venezuelano e il paese era in crescita economica. Vladimir Putin, l’unico combatte l’Isis, mette equilibrio nel mondo, difende la cultura maschia etero-cristiana. Continua a leggere “Ok, i treni sono sempre in ritardo, però…”

Molto “Beyond”, poco “Star Trek”

Molto “Beyond”, poco “Star Trek”

E’ inutile negarlo, anche per un trekker purista come me, “Beyond” è un film divertente da vedere. Se non ci si aspetta Star Trek, ma solo sue citazioni… inserite tra le altre.

Pro

La novità più grande la troviamo in apertura e in chiusura del film. Si inizia mostrando una Enterprise sfrecciare nel campo di curvatura, ma vista da fuori: sembra un siluro a super-cavitazione. Si finisce con un time-lapse della costruzione da zero di una nuova Enterprise.

Il regista Justin Lin (Fast&Furious) non ha usato del jjambramsiane lens-flare (bagliori lenticolari), il che permette di vedere il film senza occhiali da sole :o)

E’ un film d’azione, un po’ più coerente e divertente rispetto ai primi due della nuova era, che erano un po’ cupi.

Contro

E’ un film d’azione, coerente con il genere “d’azione” in base a cui non c’è scena senza: salti, cadute, rischi di cadute, esplosioni, sparatorie, cazzotti, voli, corse spericolate, disinneschi di ordigni all’ultimo secondo preceduti da corpo-a-corpo con il cattivone, che tiene prediche a qualunque prigioniero durante tutto il film (“Scusa, potresti stare zitto e spararmi…?”). Ci vorrebbe una Convenzione di Ginevra che vieti di fare prediche ai prigionieri nei film.  Continua a leggere “Molto “Beyond”, poco “Star Trek””

Come mangeremo domani? – III

Come mangeremo domani? – III

Ci hanno provato gli svizzeri con il referendum sul “reddito di cittadinanza”, al cui la maggioranza ha detto ‘NO’. Ma almeno hanno sollevato la questione.

Il referendum promosso da un imprenditore di Basilea, Daniel Hani, e appoggiato da sindacati e altri imprenditori del ICT, si è proposto di introdurre il “reddito di cittadinanza” o meglio “reddito base universale” di 2500 franchi svizzeri per tutti.

La premessa per questa proposta, che qualcuno chiama “soldi in cambio di nulla”, è che grazie alla robotizzazione della produzione ai cittadini prima o poi rimarrà esattamente NULLA per poter conquistarsi un reddito. Grazie ai servizi dei robot e alle fabbriche automatizzate, li lavoro umano non ha più valore: la forza lavoro è sostituita dai mezzi di produzione intelligenti. Continua a leggere “Come mangeremo domani? – III”

Come mangeremo domani? – II

Noooo… niente slow-food, biologico e km0. Qua si continua a parlare del (non)lavoro!

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Intanto, per certificare che non sono (l’unico) matto, leggete qua:
– http://www.newyorker.com/news/news-desk/will-a-robot-take-your-job
– http://hyponymo.us/2013/01/29/100-percent-unemployment/

Eravamo rimasti che la situazione socio-economica attuale è un gradino — non saprei quale — verso la società in cui: a) le macchine lavoreranno al posto dell’uomo; b) i proprietari delle macchine guadagneranno; c) gli altri… si arrangeranno per mangiare.

Come ci si arriverà? Probabilmente non durante la notte, ma progressivamente tramite una riduzione del costo e della quantità del lavoro umano, che produrrà una riduzione di consumi di massa, che porterà a sua volta alla scomparsa del consumismo come modello economico.

Che senso avrebbe infatti produrre in massa per una popolazione che non può comprare? Inoltre la robotizzazione della produzione permette, sia di produrre quando serve e fermare la produzione — senza alcun costo — quando non serve, sia di produrre quantità limitate o persino esemplari unici di un prodotto senza alcuno spreco. Si pensi, per esempio, alle odierne librerie on-line, che stampano una copia del libro solo quando questa viene ordinata. Continua a leggere “Come mangeremo domani? – II”

Come mangeremo domani?

Non è un post dedicato all’alimentazione, né al food-blogging / food-porn. Qua si parla di lavoro!

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C’è una prospettiva drammatica che i migliori ideologi e filosofi contemporanei ignorano. O sono maestri indiscutibili su vecchi paradigmi (capitale-forza lavoro), declinati nelle scintillanti varianti post-moderniste che piacciono tanto agli editori e editorialisti; o fanno finta di ignorare il problema, nella speranza di tirare le cuoia prima del patatrac.

Si tratta di un tema in confronto a cui la Riforma Fornero e il Jobs Act renziano sono pari alla storia del fantasma formaggino. E’ questo: manca i lavoro, quindi mancano le fonti di reddito; che se magnamo stasera?

La mia (e non solo mia) impressione è che la crisi economica che ci ha segato le gambe non sia temporanea. Come in un matrimonio, la crisi può durare 1-2 anni, poi ci si ripiglia o ci si lascia. Ma dopo 7 anni vuol dire che si è trovato un modo nuovo per andare avanti. Quindi credo che già abbiamo intrapreso — ora un po’ più velocemente — una strada già inevitabile: la fine del lavoro. Continua a leggere “Come mangeremo domani?”