Ulisse e il popolo con un occhio solo

Ulisse e il popolo con un occhio solo

NESSUNO ti sta a sentire.
NESSUNO s’interessa dei tuoi problemi.
NESSUNO è disposto ad aiutarti se ne hai bisogno.
NESSUNO ti darà un lavoro e la sicurezza.
NESSUNO mantiene la parola data.
NESSUNO è buono e onesto.

Quindi immagino che sarebbe da votare NESSUNO. Colui che ubriaca e assopisce con i doni? Colui che acceca con l’inganno? Colui che si nasconde sotto le pecore, per passare avanti? Colui che si beffa del rozzo e ignorante da una distanza di sicurezza? E tuttavia NESSUNO è un uomo d’onore.

Io non vengo qui a smentire NESSUNO, ma soltanto a riferirvi quello che io so.

 

Non avevo idea dell’esistenza di Làbas, fino allo sgombero

Non avevo idea dell’esistenza di Làbas, fino allo sgombero

Da solo, al buio davanti al cartello “fuori servizio” appeso sulla mia coscienza di classe, cerco di capire come mai è così facile oggi sgomberare un “centro sociale”. Ne esistono ancora molti, sì. Eppure basta un soffio di manganello, una spintarella con lo scudo di plexiglas di un paio di poliziotti in vista della pensione, perché lo sgombero si concluda. A Bologna, poi.

La reazione autoritaria del potere costituito c’è sempre stata, e non mi pare che sia aumentata nei decenni, anzi. Cos’è successo, quindi? Dove sono le persone pronte a rispondere con forza uguale e contraria alla spinta che vuole cancellare i luoghi di autogestione, le zone temporaneamente autonome, la libertà di iniziativa sociale. Quei rimasti sono pochi e prendono le manganellate, oramai, per folclore. Non è una lotta, la loro: è un martirio senza la consolazione della santità.

E’ possibile che il tempo dei “centri sociali” sia oramai tramontato? Che siamo rimasti senza teorie praticabili, e che l’azione sia erosa da forme di “lotta” più impersonali e incorporee, come scaricare nel cesso dei social tonnellate di materiale propagandistico, memi, bufale e schifezze varie, raccogliendo “engagement” invece di partecipazione. Ma le meravigliose esperienze di cultura antagonista telematica degli anni 90 e primi 2000… evaporate? Siamo condannati al consumo e non alla creazione di libertà?

Me lo chiedo grattando con l’unghia sulla parete del mio edificio ideologico i resti di una sgangherata “A” cerchiata. Strano lichene: lo incontro spesso sui muri più vecchi.

Bosone di Miloz?

Bosone di Miloz?

L’IDENTITÀ è una specie di “bosone di Higgs” sociale, una specie di “campo” che conferisce “etnicità” all’individuo.

Così se mi muovo in Serbia vengo percepito più come croato; in Croazia un po’ più serbo; a Trieste sono slavo e per molti sloveno; in Friuli sono più triestino; per i veneti sono istriano; in Italia sono balcanico; in Medio Oriente sono italiano. Per una mia ex datrice di lavoro ero albanese, per un mio ex compagno di scuola ero “talijano”, e così via.

Io sono sempre io, ma la mia “etnicità” cambia a seconda del “campo identitario” in cui mi muovo. Quindi…

Disclaimer: il titolare non è responsabile della propria appartenenza etnica, né degli eventuali danni a terzi che ne potrebbero derivare.

Trump, ora non facciamo che…

Trump, ora non facciamo che…

Mentre Hillary, i Democratici e tutti i partiti normodotati europei continuano a cercare le ragioni della vittoria di Trump, urgono politiche di “limitazione del danno”

Per iniziare propongo una lista di errori che dovremmo evitare, collettivamente, per poter costruire dei ragionamenti politici che ci permettano sopravvivere il trumpismo. In confronto a cui il berlusconismo era fine arte del governo.

Primo errore da evitare: accettare il fatto come normale.
Il fatto che Trump — un bugiardo patologico, imbroglione e ignorante — sia Presidente degli Usa… NON E’ NORMALE!!!
“Hahaha… rosicate, rosicate!!!”, dirà il trumpiano medio. Ovvio che rosichiamo! Informatevi su chi è Trump, cosa ha fatto nella vita, come è diventato ciò che è, come si è arricchito — di materiale on-line ora non ne manca — e capirete che il posto ideale per gente come lui è la galera, non la Casa Bianca. Il fatto che nonostante tutto ciò che ha fatto sia arrivato a capo della più grande potenza mondiale, non è normale! E’ SBAGLIATO! Continua a leggere “Trump, ora non facciamo che…”

La post-verità è figlia dello storytelling pubblicitario

La post-verità è figlia dello storytelling pubblicitario
  • Siete su una spiaggia bellissima, spruzzate sul vostro torso virile un deodorane, e un’orda di donne in calore vi assalta cercando di accoppiarsi con voi.
  • Siete al volante del vostro SUV e sentite tra le mani la potenza animale del motore, mentre sfrecciate liberi a tutta velocità nella savana.
  • Guidate una utilitaria su una costiera dove ha appena spiovuto, e in un crescendo musicale vi mettete a gridare come matte in un’esplosione di gioia.
  • Vi svegliate in una casa bellissima con vista su un prato, avete preparato la colazione con cose buonissime e genuine, scendono un marito bello e figli bellissimi, e in fretta ingurgitano la merendina che avete loro servito, e scappano a lavoro/scuola.
  • Avete salvato un cavallo bloccato nella neve sfidando i pericoli della montagna, e ora è il momento di premiarsi con un bicchiere di amaro al caldo davanti al caminetto, insieme ai compagni d’avventura.

Questi quattro esempi di pubblicità reali sono esempi di storytelling pubblicitario che si usano da molto tempo soprattutto in televisione. Molti si ricorderanno del programma “La notte dei pubblivori” (iniziato nel 1981), ore di pubblicità digerite e analizzate da noi studenti di comunicazione, come esempi di storytelling (anche se allora non lo chiamavamo così).

Come funziona la pubblicità? Molto grossolanamente: si crea un mondo possibile, ottimale, o fantastico, fortemente desiderabile dallo spettatore; gli si fa provare un’emozione piacevole; il mondo e l’emozione però contengono in bella vista prodotto pubblicizzato, l’unico elemento materialmente accessibile allo spettatore, che lo acquisterà cercando di rivivere l’emozione provata grazie alla pubblicità. Continua a leggere “La post-verità è figlia dello storytelling pubblicitario”

Come mangeremo domani? – IV

Come mangeremo domani? – IV

Certe cose dobbiamo, però, capirle invece di blaterale a vuoto di politica, anti-politica, liberismo, socialdemocrazia, destra, sinistra, ca**i e mazzi

  1. Dobbiamo capire che la politica si fa con i soldi, non con belle parole e men che meno con intenzioni nobili.
  2. Dobbiamo capire che i soldi per la politica si creano riempiendo la cassa con tasse sul lavoro, attività produttive e commercio.
  3. Dobbiamo capire che, se la produzione e i servizi vanno all’estero perché lì il lavoro costa meno, nel paese non ci sono più né imprese, né lavoro da tassare per riempire la cassa.
  4. Dobbiamo capire che i tagli alla sanità, all’educazione e alle pensioni NON riempiono la cassa.

Quindi, un buon politico, prima di promettere lavoro, strade pulite, scuole nuove, menotassepertutti, uscite dall’euro, politiche monetarie, legalizzazioni della marijuana, satelliti, Tav e ponti di Messina, dovrebbe – prima di tutto, ma veramente prima di tutto – trovare il modo di riportare imprese, fabbriche, call-center, cantieri, studi di design, centri di ricerca, acciaierie, petrolchimici, all’interno dei confini dello stato, per poter riempire la cassa che gli serve per poter fare politica. Continua a leggere “Come mangeremo domani? – IV”

Sigma Wars: la guerra del Vietnam prevista e ignorata

Sigma Wars: la guerra del Vietnam prevista e ignorata

Sigma war games” furono una serie di simulazioni della guerra del Vietnam fatte dagli Usa dal 1962 al 1967. Il Pentagono aveva previsto correttamente l’andazzo, ma poi ha fatto il contrario.

La simulazione del 1962, ovvero 3 anni prima dell’intervento ufficiale americano in Vietnam, già dava un risultato scoraggiante. I comunisti (Viet-cong e nordvietnamiti) avrebbero ingaggiato una guerriglia sotterranea che avrebbe reso inefficace l’aiuto militare fornito dagli Usa e i programmi di “assistenza” alle comunità contadine. Insomma, anche se Ike Eisenhower sottolineava che tutta l’Indocina sarebbe caduta in mano ai comunisti, era meglio non intervenire, non c’era possibilità di successo.

Nella simulazione del 1963 arrivano altri dettagli del probabile insuccesso americano: 500.000 soldati impantanati in Vietnam nel 1970 simulato; rivolte contro la leva obbligatoria negli Usa; in una guerra decennale tra Vietnam Nord e Sud, l’esercito nordvietnamita si sarebbe infiltrato nel Sud con successo, nonostante la massiccia presenza militare americana. L’esito era talmente disastroso che il segretario alla Difesa McNamara decise d’ufficio l’esito della simulazione: la missione militare Usa si sarebbe conclusa con successo nel 1965.

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