La Memoria. E l’attualità

Oggi durante le varie cerimonie ho sentito più volte la domanda “ma perché le persone hanno tollerato la persecuzione e l’olocausto degli ebrei, rom, omosessuali; sapevano, perché e non hanno fatto nulla?”.

Domande lanciate al vento, perché la risposta venga soffiata via, perché in fondo è sgradita. Ma siccome oggi a Trieste la bora picchiava impietosa, la risposta ci veniva sbattuta in faccia: perché si stava allora -in Italia, Germania, Europa- come in Russia oggi.

Perché le persone in Russia non si ribellano alla guerra contro un popolo che considerano ‘fratello’ e che non li ha aggrediti? Sanno dei massacri e delle distruzioni, sanno degli assassini di giornalisti, sanno delle ruberie degli oligarchi, sanno delle prepotenze dei siloviki, degli abusi e delle violenze del Cremlino, sanno che Putin è un criminale, perché non si ribellano? Perché non alzano la voce? Perché tacciono? Domande retoriche: sappiamo bene come funzionano le cose in Russia oggi.

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E poi dicevano che era inutile studiare Scienze della comunicazione, tsè!

Funziona così.

Metti che siamo politici in TV. Io sparo fuori una cosa totalmente falsa. Tu subito mi contraddici sostenendo, giustamente, che è falso. Ma io insisto, ribadisco, e rilancio con un’altra fake difficilmente controllabile sul momento. Tu dici che bisogna verificare (e sei già sulla difensiva), ma io ti incalzo, ribadisco ancora le mie fake condite con qualche battuta ad effetto. Gioco sporco, perché tu sei una persona per bene. Metto in dubbio la tua competenza, ti chiedo di smentire cose che non c’entrano, ma che non si possono smentire. Ti faccio domande allusive, e manco mi frega di quello che rispondi. Ridicolizzo la tua prudenza scientifica (“il professorone!”).

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Elezioni 2022: Egocentro vs Bipopulismo

La mia esperienza con +Europa finisce qui. Perché?

Ero uno dei pochi che dall’inizio di +Europa insistevano perché come prima cosa si strutturasse un partito sui territori, che poi fosse capace di attrarre altre forze in quello che era la sua missione: un polo liberaldemocratico e socialiberale, europeista, progressista, atlantista e laico. I primi due anni del partito sono invece trascorsi tra lotte interne e ricerca di partner cui si offriva un progetto sulla carta, ma niente di concreto. Si è perso tempo a correre dietro a Calenda (di cui non ho stima come leader… in quanto autocrate), fino a quando non è stato lui a prende a bordo +Europa (per le elezioni a Roma).

Con Calenda +Europa si è trovata subito subalterna: lui aveva strutturato un partito sul territorio, noi no. Ma lo abbiamo costretto a fare il democratico, a fare un congresso in cui lui ha ovviamente vinto (candidato unico) e poi ci siamo federati. Sempre subalterni e in balia delle sue sparate su Twitter e improvvise virate a ca**o (“sterzata Calenda: non sai cosa eviti, ma sai che se non sbatti ti ribalti”), ma almeno eravamo un proto-polo liberale che ambiva a sfidare il bipolarismo destra-sinistra che ha mortificato l’Italia per decenni, sostenendo Draghi e la sua “agenda” (che non c’è, l’abbiamo dedotta noi).

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Terza Guerra mondiale? Potrebbe essere catastrofica, ma non tragica

Nato, Russia e Cina sono schierate. Manca solo la volontà politica di scatenare una guerra che sarebbe globale e che ci auguriamo non arrivi mai. Ma come potrebbe essere oggi la Terza Guerra mondiale? Sopravvivrebbero veramente solo alcuni tipi di insetti e licheni? O neanche loro? Secondo me potrebbe avvenire tutto senza vittime umane, ma con effetti comunque catastrofici per l’umanità.

E’ ovvio per tutte le parti in conflitto che le vittime umane (proprie) sono il principale problema, e in una guerra convenzionale o nucleare di mutua distruzione assicurata sono di fatto inevitabili. In generale, più atrocità si infliggono, più se ne subiscono. Come allora sconfiggere il nemico senza morirci? Da Sun Tzu ai supergenerali galattici al primo posto c’è “l’arte” di fare in modo che il nemico accetti senza combattere le nostre condizioni: ci sono modi e modi, la diplomazia è il modo migliore. Poi c’è “l’arte” di rendere materialmente impossibile o economicamente non più accettabile la prosecuzione della guerra al nemico, condurlo in una situazione in cui qualsiasi cosa faccia può essere solo peggio della resa stessa.

Penso che questa via così stretta, con il livello tecnologico oggi necessario per l’esistenza delle nostre società, sia in realtà il vero campo di battaglia. In caso di guerra guerreggiata tra superpotenze dello stesso livello è quasi certo che la prima vittima sarà la tecnologia, in particolare le comunicazioni e le reti satellitari.

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Sulla “protezione dello stile di vita europeo” (sì, è una cavolata)

Nella composizione della Commissione europea, pare sia stato proposto un “Commissario per la Protezione dello stile di vita europeo”, nella figura di Margaritis Schinas. Apriti cielo? No. Un prolasso di gonadi dal cielo! Chi abbia concepito che l’Europa abbia uno stile di vita (quando ne ha centinaia, migliaia), e che per giunta debba essere protetto (da chi? come? quando?), è senz’altro un politico. Perché l’operazione è demagogia pura. Ecco perché.

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[2014] Obama e Putin ci stanno “salvando” dalla globalizzazione

*** originariamente pubblicato sulla fu Newsagenda.it il 05/09/2014
*** prima di Trump e del "sovranismo"

 AVVERTENZA 1: ragionamenti altamente speculativi

AVVERTENZA 2: testo lungo

La crisi in Ucraina e la dura escalation diplomatica tra Russia e Nato, in corso da mesi, suggeriscono che siamo ritornati a un clima da Guerra fredda.

L’uscita da questa situazione non sembra immediata, perché sono già state intraprese azioni gravi:

  • espulsione della Russia dal G8;
  • cessazione della “Partnership per la pace” Russia-Nato;
  • sanzioni economiche di Usa, Ue e altri paesi dell’Occidente;
  • contro-sanzioni economiche della Russia;
  • demonizzazione mediatica reciproca;
  • affermazione di inderogabili principi strategici (Putin: “L’Ucraina non potrà mai entrare nella Nato. L’attacco alla Crimea è attacco alla Russia”; Obama: “L’Ucraina deve essere libera di scegliere se aderire alla Nato. Non riconosceremo mai l’annessione della Crimea alla Russia”);
  • dispiegamento di unità militari pesanti sui confini Nato-Russia;
  • violazione di trattati internazionali (su armi nucleari e integrità territoriale ucraina; sulla non espansione della Nato nei paesi ex-sovietici; sul ritiro di armi nucleari a corto raggio; sullo scudo anti-missile in Europa; ecc);
  • violazione di contratti economici (esportazione di gas dalla Russia; blocco del gasdotto South-Stream nell’Ue; consegna di navi militari russe costruite dalla Francia).

Non è possibile sapere se quella di tornare a un confronto tra blocchi sia una precisa volontà di Putin e Obama, sostenuta dai loro esperti di strategia globale. Ipotizziamo che possa essere così, la domanda conseguente sarebbe “Perché mai lo vorrebbero fare?”.

Risposta sintetica: per salvare il mondo dalla globalizzazione!

E’ una provocazione? Non del tutto.

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La trappola di Mosca

C’è una costante nella politica estera russa nella storia contemporanea: non avere amici. Non è una mancanza, ma una precisa politica: meglio essere temuti dai nemici, guardati con sospetto dagli occasionali partner e concorrenti, e dominare chiunque sia più debole. C’è un solo interesse che conta: quello della Russia.

Qualsiasi vestito la Russia si sia cucita addosso -Impero, Duplice alleanza, Triplice intesa, Unione sovietica, Patto di Varsavia, Comunità di stati indipendenti, Federazione- l’obiettivo era sempre sfruttare gli altri a proprio vantaggio strategico: dominare, non essere dominati. Per questo è folle pensare di essere amico della Russia, anche se mossi da sincera volontà di amicizia: non sarà mai ricambiata, ma sarà interpretata come debolezza da sfruttare.

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Vi ha convinto a odiare. E voi odiate

di Emilio Mola
https://www.facebook.com/emilio.mola1/posts/10219479301441796

Vi ha convinto a odiare prima l’Italia e il Sud. A odiare i meridionali, i calabresi, i siciliani, i pugliesi, i napoletani.

A odiare gli italiani. A odiare la bandiera, a odiare la Festa dell’Unità, della Liberazione, della Repubblica.

A odiare la Resistenza, i partigiani, la Costituzione.

Vi ha insegnato a odiare la nazionale di calcio e a odiare Roma.

Vi ha insegnato a odiare i rom.

Vi ha insegnato a odiare l’Europa Unita e i popoli europei.

Vi ha insegnato a odiare i francesi, i tedeschi, i maltesi.

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La favola del libero pollaio

C’era una volta un libero pollaio. Una comunità di galline, galli e polli che viveva libera nella boscaglia. Per essere più sicuri, e difendersi da volpi, gatti e cani randagi, il pollaio ha imparato a dormire sugli alberi, essere solidale per cercare cibo, e organizzato per fare le guardie, a tutela degli individui e della collettività.

Un giorno nella boscaglia si sparse la voce che girava una faina. Gli anziani e le anziane del pollaio, che avevano già visto all’opera una faina, si riunirono in assemblea e decisero di raddoppiare le guardie di notte e alle uova.

“Dobbiamo fare molta attenzione, la situazione è pericolosa. Tenete gli occhi aperti- dissero gli anziani al primo gruppo di guardia potenziata-, non dormite, non fatevi distrarre o confondere da situazioni strane. State in guardia”. Raccontarono poi come agisce una faina, come si insinua nel pollaio e le stragi che fa.

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