Molto “Beyond”, poco “Star Trek”

Molto “Beyond”, poco “Star Trek”

E’ inutile negarlo, anche per un trekker purista come me, “Beyond” è un film divertente da vedere. Se non ci si aspetta Star Trek, ma solo sue citazioni… inserite tra le altre.

Pro

La novità più grande la troviamo in apertura e in chiusura del film. Si inizia mostrando una Enterprise sfrecciare nel campo di curvatura, ma vista da fuori: sembra un siluro a super-cavitazione. Si finisce con un time-lapse della costruzione da zero di una nuova Enterprise.

Il regista Justin Lin (Fast&Furious) non ha usato del jjambramsiane lens-flare (bagliori lenticolari), il che permette di vedere il film senza occhiali da sole :o)

E’ un film d’azione, un po’ più coerente e divertente rispetto ai primi due della nuova era, che erano un po’ cupi.

Contro

E’ un film d’azione, coerente con il genere “d’azione” in base a cui non c’è scena senza: salti, cadute, rischi di cadute, esplosioni, sparatorie, cazzotti, voli, corse spericolate, disinneschi di ordigni all’ultimo secondo preceduti da corpo-a-corpo con il cattivone, che tiene prediche a qualunque prigioniero durante tutto il film (“Scusa, potresti stare zitto e spararmi…?”). Ci vorrebbe una Convenzione di Ginevra che vieti di fare prediche ai prigionieri nei film.  Continua a leggere “Molto “Beyond”, poco “Star Trek””

Xerox Star User Interface… e siamo ancora nel 1982

L’origine di tutte le attuali GUI! Correva l’anno 1982.

Da notare: icone, mouse, editor WYSIWYG, ethernet, dischi e stampa in rete, file-sharing, e-mail.

Per dire, alla GUI ci arrivano nei successivi 3 anni (e copiando spudoratamente) Apple Macintosh (’84), Amiga Workbench, Atari ST GEM e Microsoft Windows (’85). Io ci sono arrivato appena nel ’87, quando ho toccato per la prima volta il mouse di un’Amiga 500. All’epoca, però, eravamo più interessati al joystick.

Gli anni ’80, dall’inizio alla fine, per l’informatica sembrano sia la rivoluzione copernicana, sia un’era geologica. Lì è nato il computer di casa, in soli 10 anni.

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Penso poi cosa sia successo nell’Informatica nello stesso lasso di tempo, ma partendo da ora, dal 2005 al 2015. Poco… se si considerano i computer, le GUI, il software utente (erano “programmi”, ora li chiamiamo “app”). Persino Linux e Android sono pur sempre sistemi operativi che seguono lo stesso paradigma definito negli anni ’80 (o prima). L’icona è sempre icona, il file-sharing è sempre lì, i dischi remoti anche, così come l’e-mail.

La novità più sentita sono l’hardware per il mobile computing unito ai social network. Hanno la forza della diffusione e della pervasività nella vita quotidiana, sono virali tanto quanto gli effimeri contenuti che veicolano. Ma anche loro come se mancassero di quella spinta rivoluzionaria data dai computer degli anni ’80-90, e di Internet a cavallo del 2000.

“No, credimi: tu non vuoi sapere che ore sono. Tu vuoi il latte!”

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Siamo nel 2015. E abbiamo orologi che ci dicono che il telefono ha ricevuto un messaggio dal frigo che segnala che il latte è scaduto e che è stato informato da Google che nel supermercato, accanto a quale sto passando in auto, c’è il latte in offerta.

Mi chiedo come lo spiegherei oggi a mio nonno — classe 1905 — che l’orologio manco lo portava, il frigo l’ha avuto appena negli anni ’60, il telefono mai, a prendere il latte ci andava ogni 2 giorni a piedi (5km andare e 5 tornare)… che poi se lo beveva il gatto, e se andava a male ci faceva la ricotta.

Il nostro social-presente iconico che ci maschera

Mostriamo, ostentiamo invece di raccontare. E’ l’abitudine — temporanea come tutte le mode — che ci stiamo costruendo con i social network.

Prendo come esempio Facebook, Instagram e Twitter, come i più rappresentativi delle rispettive categorie. Le foto e i post che pubblichiamo mostrano: quanto siamo felici, belli, intelligenti, quanto ci divertiamo, quanti simpatici amici abbiamo, quanto è BELLO ciò che stiamo mangiando, fino a infilare sequenze di vere e proprie immagini-icona (accendino, orologio, lampione, finestra, tramonto, ecc…). Il modo in cui lo raccontiamo è quasi sempre preso dalla pubblicità: ci siamo formati lo sguardo sul mondo così!

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Esempio: food e fashion blogger stanno emulando le pagine delle riviste patinate; una ragazza che si fotografa in mutande, coperta con un enorme maglione di lana, seduta accovacciata sugli elementi di una cucina, mentre legge un libro con in mano una tazza… cosa sta citando? Il catalogo dell’IKEA.

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“Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia”… c’è del vero

Lo diceva mio nonno! E io fresco di liceo scientifico concludevo come le credenze popolari fossero semplicemente sbagliate. Il giorno più corto è il 22 dicembre!

Eppure il nonno non ha sbagliato del tutto. Il 13 dicembre (Santa Lucia) il sole tramonta prima degli altri giorni (alle 16.22 dalle mie parti). Già domani il tramonto tarderà di un minuto rispetto a oggi; giovedì ancora un minuto più in là.

Però c’è un però! Il Sole continua a sorgere sempre più tardi (un minuto al giorno circa) fino al 1 gennaio, e dal 4 ricomincia ad albeggiare in anticipo. Ma dal 22 dicembre i minuti di luce guadagnati al tramonto superano quelli persi all’alba, quindi il 22 è effettivamente il giorno più breve.

Salvo il nonno, salva la scienza. Evviva!!!

[UX] WebDesign, secondo un unico utente

[UX] WebDesign, secondo un unico utente

Cari Web designer,
vi prego di tenere conto di queste mie considerazioni sui siti web.

1. Avere menu e linguette pop-up che si aprono solamente perché ci passo con il mouse sopra è estremamente fastidioso. Mi trovo spesso a non sapere dove posizionare la freccia per leggere in pace un post: si apre sempre qualcosa! Se ho un mouse, probabilmente ho anche un pulsante: lasciatemi cliccare, faccio io, se voglio aprire qualcosa!

2. I video che partono in automatico quando vengono “inquadrati” dalla schermata sono molto fastidiosi. Se poi parte pure con l’audio, è un crimine. Se uno ha anche più tab del browser aperte, è un crimine contro l’umanità!!! Quando vorrò vedere il vostro inutile video, ci cliccherò io, ok?

3. I siti web che usano immagini e sfondi che slittano e si scompongono quando si naviga nella pagina sono belli, per i primi 13 secondi. Dopo rompono le palle, friggono il cervello e fanno uscire il sangue dal naso. Ok il design e la bravura del programmatore, ma state facendo i siti per gli occhi delle persone o per le dita sui tablet???

4. Un sito che, all’apertura, mi spara un pop-up con l’invito a “likeare” la pagina Facebook, lo posso tollerare. Al secondo pop-up che mi chiede non so che cazzo, già mi passa la voglia di leggere il post che cercavo e chiudo la tab del browser nel 50% dei casi. Al terzo pop-up, il sito viene segnalato per spam, inserito nella black-list del firewall, il computer disconnesso dalla rete, bruciato e le sue ceneri seppellite in località ignota!!!

5. Capita che uno finisca su un sito perché vuole leggere un post/articolo. Trovarlo!!! Chiedo che almeno 2/3 della larghezza della pagina web siano riservati esclusivamente al post/articolo. Mi capita sempre più spesso di essere costretto a LEGGERE i contenuti dalla finestra per la STAMPA. Tutti quei meta-contenuti laterali vengano ridimensionati, per facilitare il focus sul post/articolo! Un po’ più di spazi vuoti fa bene all’anima!

6. Le infografiche sono belle e tutto quanto, ma sul web hanno meno effetto che sulla carta stampata: si finisce a guardare le figure invece che i dati. Che ne dite di un caro vecchio grafico, ogni tanto almeno?

7. Un sito che in ogni centimetro quadrato mi dice “Guarda questo”, “Apri quello”, “Vedi quell’altro”, “Clicca qui”, “Partecipa anche tu”, “Seguici su”, ecc… è un collettore fognario di click. Non credo vi troverò dei contenuti di una qualche utilità, e potrò ignorarlo in futuro.

Per ora questo. Grazie dell’attenzione.

Il grave errore di Wikipedia-IT

Conoscenza libera e gratuita per tutti!
Questo è uno dei principi di Wikipedia, prima enciclopedia al Mondo, che da anni fa un grande lavoro per l’umanità, con il contributo volontario della comunità di naviganti e donatori. Fino a oggi tutti pensavamo che fosse un principio fondante. Poi Wikipedia-IT ha deciso di mostrare i muscoli contro il “decreto intercettazioni”, e ha chiuso l’accesso all’enciclopedia in italiano agli utenti.

Cos’ha fatto sapere Wkipedia-IT ai suoi utenti:
1. che l’accessibilità ai contenuti può essere arbitrariamente negata da parte dei gestori dell’enciclopedia (una cerchia non meglio definita di superutenti), quindi che la “libertà” esiste finché lo permettono loro… pura prepotenza e abuso del contributo collettivo;
2. che aderiscono ingenuamente a campagne mediatiche (in questo caso promosse da Repubblica) senza capire cosa stanno facendo (pubblicità a Repubblica) e di cosa stanno parlando (un ddl, all’inizio del suo iter);
3. che Wikipedia sta per chiudere… è quello che ha capito il 90% degli utenti che si è trovato la pagina con le spiegazioni della “serrata”;
4. che il libero accesso alla conoscenza è una arma di ricatto – verso chi? – verso i cittadini cui è destinata la conoscenza, perché si indignino, ora contro il ddl, domani contro chissà cosa: è la politica, bellezza!;
5. che di “serrate” simili ce ne saranno altre, perché non mi pare che il legislatore sia immune da iniziative legislative patetiche o imbarazzanti come il “ddl intercettazioni”.

Cosa NON ha fatto sapere Wkipedia-IT ai suoi utenti:
1. cos’è e come funziona  un ddl;
2. come funziona l’iter parlamentare di un ddl, una legge, ecc;
3. che il ddl non è approvato, ma è in discussione;
4. perché è matematico che un tale provvedimento non possa vedere luce;
5. che rientra nelle prerogative democratiche dei parlamentari e dei ministeri proporre, discutere, approvare, e che poi ci son istituzioni che controllano, correggono, bocciano i provvedimenti.

E’ molto triste vedere come anche un sito che fa della conoscenza il suo motivo di esistenza poi, per colpa di alcuni rozzi che come pappagalli blaterano di sciopero manco fossero minatori, finisca per alimentare e sfruttare l’ignoranza delle persone.