Molto “Beyond”, poco “Star Trek”

Molto “Beyond”, poco “Star Trek”

E’ inutile negarlo, anche per un trekker purista come me, “Beyond” è un film divertente da vedere. Se non ci si aspetta Star Trek, ma solo sue citazioni… inserite tra le altre.

Pro

La novità più grande la troviamo in apertura e in chiusura del film. Si inizia mostrando una Enterprise sfrecciare nel campo di curvatura, ma vista da fuori: sembra un siluro a super-cavitazione. Si finisce con un time-lapse della costruzione da zero di una nuova Enterprise.

Il regista Justin Lin (Fast&Furious) non ha usato del jjambramsiane lens-flare (bagliori lenticolari), il che permette di vedere il film senza occhiali da sole :o)

E’ un film d’azione, un po’ più coerente e divertente rispetto ai primi due della nuova era, che erano un po’ cupi.

Contro

E’ un film d’azione, coerente con il genere “d’azione” in base a cui non c’è scena senza: salti, cadute, rischi di cadute, esplosioni, sparatorie, cazzotti, voli, corse spericolate, disinneschi di ordigni all’ultimo secondo preceduti da corpo-a-corpo con il cattivone, che tiene prediche a qualunque prigioniero durante tutto il film (“Scusa, potresti stare zitto e spararmi…?”). Ci vorrebbe una Convenzione di Ginevra che vieti di fare prediche ai prigionieri nei film.  Continua a leggere “Molto “Beyond”, poco “Star Trek””

“THE MARTIAN”. SOTTOTITOLO: “SOB!”

Premetto che il film è assolutamente da vedere. Ho visto cose peggiori, consapevolmente, e non mi pento di aver speso i soldi del biglietto per il cinema. Mi pento invece — a distanza di giorni — di aver affrontato il film con un pacchetto piccolo di M&M’s: non fate come me, o prendete il formato famiglia allargata, o niente.

Seconda premessa, Ridley Scott è autore di capolavori di fantascienza come “Blade Runner” e “Alien”, e di pellicole gustosissime come “Black Hawk Down” e “Prometheus”.

Poi cos’è successo? mi chiedo guardando i titoli di coda di “The Martian”.  Continua a leggere ““THE MARTIAN”. SOTTOTITOLO: “SOB!””

Ricordati di santificare l’ATOMO!

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Vi ricordate di Democrito? Era un tipetto greco vissuto 2500 anni fa, nominato – così, en passant – dal prof di filosofia al liceo e che pare – dicunt – abbia teorizzato l’esistenza dell’atomo.

Quel giorno, terza superiore, io sono rimasto affascinato da ‘sto fenomeno che senza manco avere matita e carta mi tira fuori con ben due millenni e mezzo d’anticipo una cosa scientificamente splendida. “Ma come ha fatto?”, chiesi meravigliato al prof (che Dio lo abbia in gloria… ma che si dia una mossa!), che mi rimbalzò con uno sguardo di disgusto e un acido silenzio. Grazie a questa non-risposta, chiusi la mia mente alla filosofia per tutto il decennio successivo. Ma mi è rimasta la meraviglia per Democrito! Continua a leggere “Ricordati di santificare l’ATOMO!”

Il nostro social-presente iconico che ci maschera

Mostriamo, ostentiamo invece di raccontare. E’ l’abitudine — temporanea come tutte le mode — che ci stiamo costruendo con i social network.

Prendo come esempio Facebook, Instagram e Twitter, come i più rappresentativi delle rispettive categorie. Le foto e i post che pubblichiamo mostrano: quanto siamo felici, belli, intelligenti, quanto ci divertiamo, quanti simpatici amici abbiamo, quanto è BELLO ciò che stiamo mangiando, fino a infilare sequenze di vere e proprie immagini-icona (accendino, orologio, lampione, finestra, tramonto, ecc…). Il modo in cui lo raccontiamo è quasi sempre preso dalla pubblicità: ci siamo formati lo sguardo sul mondo così!

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Esempio: food e fashion blogger stanno emulando le pagine delle riviste patinate; una ragazza che si fotografa in mutande, coperta con un enorme maglione di lana, seduta accovacciata sugli elementi di una cucina, mentre legge un libro con in mano una tazza… cosa sta citando? Il catalogo dell’IKEA.

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Come mangeremo domani? – II

Noooo… niente slow-food, biologico e km0. Qua si continua a parlare del (non)lavoro!

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Intanto, per certificare che non sono (l’unico) matto, leggete qua:
– http://www.newyorker.com/news/news-desk/will-a-robot-take-your-job
– http://hyponymo.us/2013/01/29/100-percent-unemployment/

Eravamo rimasti che la situazione socio-economica attuale è un gradino — non saprei quale — verso la società in cui: a) le macchine lavoreranno al posto dell’uomo; b) i proprietari delle macchine guadagneranno; c) gli altri… si arrangeranno per mangiare.

Come ci si arriverà? Probabilmente non durante la notte, ma progressivamente tramite una riduzione del costo e della quantità del lavoro umano, che produrrà una riduzione di consumi di massa, che porterà a sua volta alla scomparsa del consumismo come modello economico.

Che senso avrebbe infatti produrre in massa per una popolazione che non può comprare? Inoltre la robotizzazione della produzione permette, sia di produrre quando serve e fermare la produzione — senza alcun costo — quando non serve, sia di produrre quantità limitate o persino esemplari unici di un prodotto senza alcuno spreco. Si pensi, per esempio, alle odierne librerie on-line, che stampano una copia del libro solo quando questa viene ordinata. Continua a leggere “Come mangeremo domani? – II”

Come mangeremo domani?

Non è un post dedicato all’alimentazione, né al food-blogging / food-porn. Qua si parla di lavoro!

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C’è una prospettiva drammatica che i migliori ideologi e filosofi contemporanei ignorano. O sono maestri indiscutibili su vecchi paradigmi (capitale-forza lavoro), declinati nelle scintillanti varianti post-moderniste che piacciono tanto agli editori e editorialisti; o fanno finta di ignorare il problema, nella speranza di tirare le cuoia prima del patatrac.

Si tratta di un tema in confronto a cui la Riforma Fornero e il Jobs Act renziano sono pari alla storia del fantasma formaggino. E’ questo: manca i lavoro, quindi mancano le fonti di reddito; che se magnamo stasera?

La mia (e non solo mia) impressione è che la crisi economica che ci ha segato le gambe non sia temporanea. Come in un matrimonio, la crisi può durare 1-2 anni, poi ci si ripiglia o ci si lascia. Ma dopo 7 anni vuol dire che si è trovato un modo nuovo per andare avanti. Quindi credo che già abbiamo intrapreso — ora un po’ più velocemente — una strada già inevitabile: la fine del lavoro. Continua a leggere “Come mangeremo domani?”

Tutto quello che ti hanno detto su Star Wars è falso

SPOILER WARNING

hope-vaderLa storia racconta di un doloroso cambiamento nella società della galassia lontana lontana, causato dallo scontro tra una concezione riformatrice, che vuole imprimere alla società un’evoluzione, e una forza che invece vuole mantenere lo status quo.

La fazione progressista vuole porre fine a una Repubblica disfunzionale, pseudo-democratica, e governata da un Parlamento burocratizzato composto da emissari di despoti, monarchie e gilde economiche, che non rappresentano per niente il popolo comune, ma solo la propria ricchezza.

Il progetto prevede l’accentramento del potere nella figura dell’Imperatore, forma di governo decisamente più moderna che tiene conto della meritocrazia e della fedeltà, e non dell’appartenenza ad aristocrazie monarchiche o commerciali, o a caste sociali. Nell’impero tutti avranno pari importanza e un ruolo nella gestione del potere, dal soldato semplice al governatore, e varrà una sola legge per tutti. I soldi vengono disprezzati, e il lusso quasi del tutto abolito, a cominciare dai vertici dell’Impero. Continua a leggere “Tutto quello che ti hanno detto su Star Wars è falso”

Tra 5 anni inizierà in Europa una nuova Guerra mondiale

ATTENZIONE: ragionamenti fortemente speculativi
ATTENZIONE 2: testo lungo

Sembra folle il titolo, e un po’ lo è… predire il futuro è sempre folle. Ma penso che, visto l’andazzo di ORA, rischiamo veramente un nuovo conflitto mondiale, tra Russia e Occidente.

INGREDIENTI NECESSARI
– Russia in crisi, messa alle strette dal punto di vista geopolitico;
– fallimento e sbriciolamento dell’Unione Europea;
– necessità di “reset” economico da parte degli Stati Uniti;
– convinzione che non possa accadere, e la conseguente inazione.

A una prima occhiata gli ingredienti ci sono tutti. Ma non è così ancora, ci vuole tempo, e credo che 5 anni bastano per creare la miscela giusta perché riesploda in Europa un conflitto con conseguenze mondiali. Vediamo punto per punto.

Russia

La Russia di Putin vuole tornare grande, non è un segreto. E’ anzi l’ennesima espressione di quel revanscismo nei confronti dell’Occidente, profondamente radicato nella cultura russa. E quando parliamo di cultura, parliamo di cose che mutano e si evolvono molto lentamente, attraverso generazioni e generazioni.

La Russia è ancora lì, ai margini del mondo civilizzato che conta, e non la fanno sedere da pari al tavolo. Così era per gli Zar, per Stalin e l’Unione Sovietica dopo di lui, per la Russia post-sovietica. Che tra l’altro – bisogna sottolinearlo – proprio con Putin ha raggiunto il suo massimo assoluto di democrazia.

Nonostante i 13 anni di buona collaborazione, apertura e partenariato dell’era Putin, l’Occidente ha reso evidente che comunque più di tanto la posizione della Russia non migliorerà: non sarà mai centrale nelli tavoli europei e internazionali. Sarà sempre quel “+1” in coda al “G7”, indipendentemente dalle dimensioni, dal numero di abitanti, dal potenziale economico e naturale, dalla potenza militare, dalla scienza, ecc. Continua a leggere “Tra 5 anni inizierà in Europa una nuova Guerra mondiale”

Noi europei capiamo più al-Qaeda che gli USA

Noi europei capiamo più al-Qaeda che gli USA

Le storie degli Stati Uniti d’America e dell’Europa sono radicalmente diverse. Quella dei primi nasce dalla separazione e dal rifiuto della storia della seconda. Quello che abbiamo in comune è un alto livello di egocentrismo, che ci permette di NON capire il mondo, e NON capirci tra di noi.

Noi europei, in particolare, non capiamo come le cose funzionano negli Usa. Non capiamo la loro economia il loro capitalismo. Che è radicalmente diverso da quello europeo. Liquidiamo tutto puntando il dito contro il “neo-liberalismo globale”, ma sono sicuro che pochi sanno cosa sia, Wall Street, la Fed, il Fmi…

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L’economia capitalista europea è nata dal feudalesimo. C’era il Re/Imperatore che era proprietario di tutto, e col tempo questa proprietà, e la società stessa, è diventata pubblica o privata. Pubblica per quanto riguarda lo Stato come istituzione e il patto sociale con i suoi cittadini; privata per quanto riguarda l’economia e il patto con la sfera produttiva. E questi due aspetti convivono. Lo Stato stesso è uno “stato nazionale”, basato sulla coesione etnica della popolazione, e ha più o meno la sessa sovranità e lo stesso potere sul cittadino che ha il monarca.

Gli Usa hanno rifiutato questo schema a cominciare dalla loro stessa nascita. Sono nati non come “nazione”, bensì come colonie dell’Impero britannico, popolate da varie persone fuggite dal Vecchio Continente a causa di persecuzioni religiose o in cerca di affari. Si ribellano contro l’economia imposta dalla corona britannica e giurano che nessuno Stato potrà impedire o limitare il cittadino. Che è esattamente l’opposto dell’Europa.

L’economia nasce e progredisce su iniziativa dei privati, non per concessione dello Stato o per grazia del Re. Lo stesso Stato americano serve per “tutelare l’iniziativa dei privati”, non per tutelare se stesso dai privati. L’esercito Usa è nato dai privati (tra l’altro, private significa soldato semplice), ed è presente ovunque nel mondo si debba tutelare un impresa americana. Questo è il liberalismo americano: tutti hanno diritto di provarci!

La radio e la Tv negli Usa sono nate private prima delle due guerre mondiali, in europa erano pubbliche fino ancora negli anni ’80. Il servizio idrico, i vigili del fuoco, la sanità, le scuole negli Usa e mille altre cose le hanno fatte i privati

Questo è una cosa inimmaginabile a noi Europei, e ci chiediamo come mai tutte queste cose non sono pubbliche come da noi. Perché da noi sono state rese pubbliche dopo che sono state tolte al Re. E come il Re si occupava dei propri sudditi, ora gli stati europei si occupano dei propri cittadini. Un obbrobrio, se visto con gli occhi statunitensi.

Ora, nonostante queste differenze polari, europei e americani sono amici, perché conviene, perché abbiamo avuto nemici comuni, perché siamo “gente civile”, ecc. Tuttavia entrambi nel nostro piccolo ci sentiamo superiori l’uno rispetto all’altro.

Gli europei pensano che gli Usa siano prepotenti e grezzi, non capiscono una banana, sanno solo usare la forza. Ma non ricordano volentieri che le due Guerre mondiali, il fascismo, nazismo sterminatore, il colonialismo i cui effetti ancora oggi insanguinano l’Africa e il Medio Oriente, sono tutti prodotti prettamente europei.

Gli Usa credono che gli europei siano vecchi e immobili, un continente che vive sul proprio cadavere culturale, e che con alcuni interventi ben mirati si può cambiare il mondo, creando un ambiente più amichevole. Ma “l’ingegneria geo e socio-politica” perpetrata in America Latina, Indocina, Medio Oriente, Cipro, Nordafrica, ha dato i frutti che sappiamo: tutti ODIANO gli Usa, oltre a odiare se stessi.

Paradossalmente, l’Europa capisce di più le ragioni di al-Qaeda e dei jihadisti contemporanei. Nei secoli abbiamo costantemente avuto a che fare con l’islamismo, anche fanatico e armato. Con l’intolleranza e la tolleranza religiosa; l’abbiamo combattuto e abbiamo trovato compromessi. La cultura islamica e quella europea si conoscono, o almeno si studiano reciprocamente da un millennio! Le stesse guerre di religione, tra l’altro, non sono un fenomeno estraneo alla cultura europea.

Anche in questo siamo differenti dal nostro partner statunitense, che avendo come inno “My Way” di Sinatra agisce e si getta nella mischia a testa bassa con un approccio pragmatico che ci sconvolge, non capendo la cultura islamica, l’estremismo jihadista, tanto quanto non capiscono “l’anzianità” e la “lentezza” europea. Eppure gli Usa, a differenza dell’Europa, hanno molti meno problemi ad accogliere in sé la cultura islamica. E quella europea.