Come sopravvivere al Post-Truth Stress Disorder

Come sopravvivere al Post-Truth Stress Disorder

Active Defence Netiquette
Netiquette di Difesa Attiva
– bozza 1 –

Questo testo è pensato per stimolare e costruire la prassi per una risposta attiva a numerose molestie che subiamo quotidianamente sulla Rete. Le azioni suggerite si basano, appunto, sull’azione, non sulla protezione passiva offerta da filtri anti-spam, anti-virus e così via, che sono comunque utili.

1. E-mail indesiderate

Problema:
Capita che, aggirando ogni filtro anti-spam, qualche nostro/a conoscente ci invii periodicamente cose che lui/lei reputa curiose, divertenti, importanti da condividere… ma del tutto fuori luogo, perché si tratta magari della nostra casella di lavoro.
Soluzione:
Rimandare al mittente la mail ricevuta e aggiungere il mittente alla spam creando un filtro apposito. Quando la sua casella verrà puntualmente intasata da decine di mail restituitegli dai destinatari, forse capirà che non è il caso di insistere.
Se non basta:
Attivare il blocco dell’indirizzo, e farglielo sapere o comunicarlo a voce. Non che «se non smette», verrà bloccato, ma che è già stato bloccato. Se quella è la sua mail di lavoro, beh, ora è un problema suo.

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Come mangeremo domani? – III

Come mangeremo domani? – III

Ci hanno provato gli svizzeri con il referendum sul “reddito di cittadinanza”, al cui la maggioranza ha detto ‘NO’. Ma almeno hanno sollevato la questione.

Il referendum promosso da un imprenditore di Basilea, Daniel Hani, e appoggiato da sindacati e altri imprenditori del ICT, si è proposto di introdurre il “reddito di cittadinanza” o meglio “reddito base universale” di 2500 franchi svizzeri per tutti.

La premessa per questa proposta, che qualcuno chiama “soldi in cambio di nulla”, è che grazie alla robotizzazione della produzione ai cittadini prima o poi rimarrà esattamente NULLA per poter conquistarsi un reddito. Grazie ai servizi dei robot e alle fabbriche automatizzate, li lavoro umano non ha più valore: la forza lavoro è sostituita dai mezzi di produzione intelligenti. Continua a leggere “Come mangeremo domani? – III”

Post referendum chill

Meno male che è fallito questo referendum sulle trivelle! Ma non per le trivelle…

Dalle reazioni indignate e disgustate di molti che hanno votato SÌ, espresse dopo i risultati, è chiaro che non hanno capito il merito di cosa stavano votando, né hanno capito il basilare meccanismo del referendum abrogativo, e tanto meno gli elementari principi della democrazia.

1. Il referendum NON era fatto per salvare il mare, l’ambiente, le spiagge, il turismo, le fonti rinnovabili, i pinguini, gli orsi polari, l’energia orgonica e la memoria dell’acqua. Chi crede invece di sì, ha qualche problema di comprensione.

2. La legge pone l’onere del quorum del referendum abrogativo sui cittadini che vogliono abrogare una norma, e dà l’opzione del non voto a chi non vuole cambiarla. Solo se i primi sono effettivamente una maggioranza, la norma sarà abolita. Chiarita la regola del gioco, che è uguale per tutti, uno agisce di conseguenza. Si può cambiare la regola? Certamente, ci vuole una riforma costituzionale.

3. Se ci si accorge in fine di essere in minoranza, ciò non significa che tutti gli altri siano idioti. Soprattutto non mi pare che un singolo quesito referendario debba scolpire nella pietra la divisione “noi-voi” tra i cittadini, perché i quesiti referendari NON sono partiti politici con i loro bei bacini di voti.

Se non si capiscono queste tre cose, e si va a votare ugualmente, non si fa il bene della collettività. Sì, tutti abbiamo il diritto di essere ignoranti e cretini, ma se non esercitiamo tale diritto durante il voto, è meglio.

ABC del giornalismo

Il giorno prima di Parigi, 41 persone sono state uccise a Beirut (Libano) in un doppio attentato dell’ISIS contro un quartiere sciita. Oltre 200 i feriti… tutti civili, abitanti del quartiere.

Ne è stata data notizia anche da noi, ma non c’abbiamo fatto molto caso. Io per primo…
Come giornalista lo posso capire, ho chiare le “leggi della notiziabilità” che governano il valore e il successo di una notizia. Come cittadino non lo capisco, e non voglio accettare che esistano umani di categoria A (occidentali), B (Est Europa), C (Asia), D (Africa), …Z (rom).

Non è per criticare qualcuno e contrapporre i morti “loro” ai “nostri”. E’ che questa cosa dentro non vuole rimanere. Le vittime innocenti le considero sempre dei “nostri”, stanno dallo stesso lato della bilancia. Dall’altra parte c’è chi uccide persone innocenti (e non combattenti), che considero sempre “terrorista” o per lo meno criminale.

I terroristi continuano a riproporci lo stesso schema omicida, e noi continuiamo a rispondere con lo stesso schema di divisione: A, B, C,…

Fino a quando come cittadini saremo vincolati a questo schema mentale, dubitando delle intenzioni di B, del diritto di vivere di C, dell’umanità di D… ogni “lotta al terrorismo” sarà solo tempo e risorse sprecate, e i terroristi continueranno a colpirci a Baghdad, Beirut, Nairobi, Parigi o New York.

A un secolo dalla follia. No, non ci casco!

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E bravi voi, ve ne state sepolti e ammucchiati lì nelle vostre fosse, negli ossari e nelle trincee ancora da riscoprire. Veramente bravi, bel esempio di sacrificio per la Patria.

Fessi, ecco cosa siete e cosa eravate! Fessi!!! Miseri, siete andati a morire come caproni, ma per chi? per cosa? Non lo sapevate, ma ci siete andati. Per il Re e la Patria, ecco, per la Bandiera e l’Onore dei generali che così si potevano bullare con i colleghi dell’altra trincea.

Fessi allora, e quindi ora vi meritate tutti questi onori offertivi da questi babbei con i pennacchi, dalle marionette dei picchetti, dai doppi petti scortati in macchine blu. Sì, proprio questi vampiri, eredi di quelli che vi hanno mandato al macello. Al quale siete andati malvolentieri, ma ci siete andati senza ribellarvi. Continua a leggere “A un secolo dalla follia. No, non ci casco!”

Violenza, l’ultimo tassello dei diritti della donna

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 – Attenzione –
argomentazione estrema, basata sull’idea di “darwinismo sociale” tenuta insieme con la gomma da masticare

Diritti delle donne, parità di genere, sono concetti di cui si discute sempre di più negli ultimi anni. Ma la situazione non è cambiata di molto. Rimane il fatto che i maschi sono sempre in posizione migliore delle donne. E tutti questi appelli sui diritti, alla fine, vengono indirizzati ai maschioni della società perché concedano la parità alle femmine.

Ma non è così che funziona. Un diritto concesso, è un diritto che può essere revocato in un secondo momento. Quando però un diritto viene preso o conquistato, guai a chi lo tocca!

Cosa quindi impedisce alle donne di prendersi i diritti e mantenerli? La violenza degli uomini (uso qui il termine ‘uomo’ in funzione di ‘maschio’). Come contrastare la violenza degli uomini? Beh… dopo 100 anni di attivismo politico, femminista, artistico, Monologhi della Vagina, commissioni parlamentari, conferenze internazionali, Ottomarzi, ecc., l’unica cosa che non si è provata è la violenza delle donne. Continua a leggere “Violenza, l’ultimo tassello dei diritti della donna”