GIORNO 4 – Se non mi ammazza il coronavirus, mi ammazzerà ‘sto patriottismo forzato a reti unificate. Tanto svanisce appena si varca la soglia di casa.

Per ‘sta roba di fare il flash-mob “musicale” sui balconi… c’è la mia vicina di casa che sta battendo con una bottiglia vuota di vodka: penso sia lo spirito giusto :)

P.S. programma per il fine settimana: fare schifo sul divano

GIORNO 2 – Certo che starmene a casa e vedermi su ogni singolo display, ogni 7,3 secondi, qualcuno che continua a dirmi di starmene a casa, un po’ comincia a farmi girare gli zebedei.

Non è né coprifuoco, né quarantena generale (ancora)… e se uno senza sintomi in solitaria vuole andare a raccogliere asparagi, si può fare. Relax & Netflix. Stay a cas & don’t cagg the cats agl altry.

P.S. dal Giorno 4: lo “staiacasismo” era appena iniziato… #staiacasa #staisulcazzo

Sulla libertà di parola

Notte inoltrata, un ragazzo sulla trentina abbastanza muscoloso passeggia con il cane, un incrocio tra boxer e qualcosa di più elegante. Il marciapiede deserto corre tra le macchine parcheggiate e le palazzine di un quartiere poco curato. Degrado che la debole luce gialla dell’illuminazione pubblica nasconde un po’.

Il cane si ferma sull’angolo di un laboratorio di unghie chiuso da chissà quanto, annusa un po’, e fa una pisciatina. Il ragazzone estrae dalla tasca posteriore dei jeans una bottiglietta verde con acqua e qualche detergente, e lo versa su dove il cane ha bagnato. Civiltà! Proseguono. Cinque-sei metri, e il cane nuovamente si ferma, e con lui il padrone, attratto questa volta dall’armadietto grigio della Telecom.

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