Elezioni: malissimo… tanto da poter essere ottimisti

Elezioni: malissimo… tanto da poter essere ottimisti

Una campagna elettorale caotica e veloce, con una legge elettorale bizzarra, e un risultato talmente catastrofico (secondo me) da essersi assicurato un posto nella storia. Eppure penso che ci siano molte cose utili e che si sia aperta una breccia, su cosa non so ancora, ma che mischia le carte sul tavolo. Improvvisamente siamo costretti a un punto di vista differente.

Dopo 20 anni, finalmente una fotografia dei cittadini

Quest’anno le liste che si sono presentate andavano dall’estremissima sinistra, all’estremissima destra, passando per la nuova e vecchia politica. Per la prima volta si sono candidate liste dei centri sociali, di rivoluzionari marxisti-leninisti, comunisti, neo e vetero-fascisti, varie gradazioni di centro, sinistra, destra, democristiani, liberali, populisti, sovranisti, ecc. Per la prima volta negli ultimi 20 anni la campagna non era costruita sul meccanismo “vota noi altrimenti vince Berlusconi” vs. “vota noi altrimenti vincono i comunisti”. La legge elettorale, che prometteva tutto tranne la governabilità, ha fatto sì che gli elettori non facessero troppe strategie, ma votassero ciò in cui credevano in questo ampio ventaglio di possibilità. Continua a leggere “Elezioni: malissimo… tanto da poter essere ottimisti”

Subito!

Subito!

Questa cosa dell’attenzione, della disattenzione
Degli sguardi vaghi, dispersi in non luoghi
sfocati e sottoesposti
Del venire per mancare, dello stare per non esserci
del non esserci perché si materializzi il vuoto
Del tramare noncuranza, del coltivare la fuga
del coprire la ritirata
Dell’osservare con la coda dell’occhio
Del rimanere gelati con la coda tra le gambe
Dello strozzarsi per non dire, del fingere di non sentire
Questa cosa
questa cosa deve finire.

Non avevo idea dell’esistenza di Làbas, fino allo sgombero

Non avevo idea dell’esistenza di Làbas, fino allo sgombero

Da solo, al buio davanti al cartello “fuori servizio” appeso sulla mia coscienza di classe, cerco di capire come mai è così facile oggi sgomberare un “centro sociale”. Ne esistono ancora molti, sì. Eppure basta un soffio di manganello, una spintarella con lo scudo di plexiglas di un paio di poliziotti in vista della pensione, perché lo sgombero si concluda. A Bologna, poi.

La reazione autoritaria del potere costituito c’è sempre stata, e non mi pare che sia aumentata nei decenni, anzi. Cos’è successo, quindi? Dove sono le persone pronte a rispondere con forza uguale e contraria alla spinta che vuole cancellare i luoghi di autogestione, le zone temporaneamente autonome, la libertà di iniziativa sociale. Quei rimasti sono pochi e prendono le manganellate, oramai, per folclore. Non è una lotta, la loro: è un martirio senza la consolazione della santità.

E’ possibile che il tempo dei “centri sociali” sia oramai tramontato? Che siamo rimasti senza teorie praticabili, e che l’azione sia erosa da forme di “lotta” più impersonali e incorporee, come scaricare nel cesso dei social tonnellate di materiale propagandistico, memi, bufale e schifezze varie, raccogliendo “engagement” invece di partecipazione. Ma le meravigliose esperienze di cultura antagonista telematica degli anni 90 e primi 2000… evaporate? Siamo condannati al consumo e non alla creazione di libertà?

Me lo chiedo grattando con l’unghia sulla parete del mio edificio ideologico i resti di una sgangherata “A” cerchiata. Strano lichene: lo incontro spesso sui muri più vecchi.

Bosone di Miloz?

Bosone di Miloz?

L’IDENTITÀ è una specie di “bosone di Higgs” sociale, una specie di “campo” che conferisce “etnicità” all’individuo.

Così se mi muovo in Serbia vengo percepito più come croato; in Croazia un po’ più serbo; a Trieste sono slavo e per molti sloveno; in Friuli sono più triestino; per i veneti sono istriano; in Italia sono balcanico; in Medio Oriente sono italiano. Per una mia ex datrice di lavoro ero albanese, per un mio ex compagno di scuola ero “talijano”, e così via.

Io sono sempre io, ma la mia “etnicità” cambia a seconda del “campo identitario” in cui mi muovo. Quindi…

Disclaimer: il titolare non è responsabile della propria appartenenza etnica, né degli eventuali danni a terzi che ne potrebbero derivare.

msg. dal covo sicuro

realitycheck

*BBS, lo “slow” internet esiste ancora!*

Nel lontano 1994, quanto ho avuto il mio primo modem a 14,4 baud,
improvvisamente ho scoperto che il mio PC non era una macchina isolata dal
resto del mondo, condannata a essere spippolata soltanto dalle mie mani: era un
individuo in una rete telematica.

Rete che tuttavia non era Internet, ne’ era in tempo reale come oggi
giustamente pensiamo. Si trattava di una rete di BBS, la FidoNET, una rete
globale asincrona, che permetteva la connessione di due modem alla volta, che
si passavano i pacchetti di dati (file e testo), cosi’ come una catena umana si
passa dei sacchi di farina per riempire un magazzino. Con velocita’ oggi
inimmaginabili (14,4 kb/s) ho avuto accesso alla mia prima e-mail, ho scaricato
le mie prime immagini, giochetti, crack, persino un software per leggere
offline alcuni dei numerosi forum online. Insomma, ero connesso con il Mondo,
io nella mia stanza alle 3 di notte invece di fare i compiti di fisica.

Questa sensazione di intimita’ informatica, di connessione con persone pensanti
tramite PC, si e’ rapidamente persa con l’arrivo del primo sito web e del primo
browser (Tiber, se non ricordo male). Nel giro di poche notti ho dimenticato la
mia FidoNET e Insonnia, una BBS di Trieste alla quale mi ero affezionato. Ma
l’imprinting e’ rimasto: il gusto per la scrittura sul terminale, senza
fronzoli, immagini, animazioni, pop-up, video, e tutto cio’ che oggi
consideriamo i contenuti di internet.

Ho scoperto con gioia che esistono ancora molte BBS. Sto scrivendo questo da
una di esse, e lo sto inviando via e-mail. E improvvisamente mi trovo… in un
covo sicuro. Ho trovato la mia tana, un buco sicuro nell’universo on-line dove
la tecnologia va alla mia velocita’ e non il contrario. Dove leggo cio’ che
altre persone pensano sia valsa la pena di scrivere, dove non vengo istigato,
strattonato da pubblicita’, clickbait, dove non mi si chiede a cosa sto
pensando o di pubblicare la mia storia. Un posto, nel cyberspazio (qui questo
termine non e’ obsoleto), dove si lotta ancora con le lettere accentuate, i
menu sono testuali, e c’e’ tempo per pensare e scrivere.

Se avete voglia di scrivermi con calma, interagire senza frenesia ne’ pretese
che vi risponda in giornata, contattatemi via telnet://realitycheckbbs.org dove
sono @Miloz, o scrivetemi a milos.malinic@realitycheckbbs.org -> solo testo,
niente allegati.

Cordialmente.
@Miloz

Il giudizio universale unidimensionale

Il giudizio universale unidimensionale

Poteva Trump non stupire anche i suoi sostenitori, dopo che dell’imprevedibilità ha fatto la sua bandiera? Certo che no. E allora perché gli eurotrumpiani si stupiscono? Perché ragionano unidimensionalmente.

Buono o cattivo. Pro-Putin o anti-putin. Nostro o terrorista. Chiamatelo estremismo, massimalismo, radicalismo o come volete, ma la caratteristica delle menti deboli è che, essendo troppo difficile ragionare in un mondo complesso, riducono ogni questione a una sola dimensione — di qua o di là — e con i loro mazzetti di giudizi unidimensionali credono (cercano) di capire l’Universo.

Trump è amico di Putin. Putin è l’unico che combatte contro il terrorismo. Assad è l’unico che combatte contro l’ISIS. L’Unione Europea è un fallimento. La Brexit salverà il Regno Unito. ecc. ecc. ecc. Sono tra le frasi più semplici che si possano concepire in una lingua (“A è B”), e per questo sono efficaci nella comunicazione, ma nello stesso tempo sono talmente semplificatorie da non corrispondere affatto alla realtà. Continua a leggere “Il giudizio universale unidimensionale”