E noi, dove pensiamo che potremo scappare?

Un errore di WordPress mi ha rimandato indietro questa bozza dal futuro.

Ricapitolando: l’Ucraina è caduta; la Moldavia si è arresa; l’Ungheria si è dichiarata neutrale; Slovenia e Croazia sono state “attraversate”. Così come sono state attraversate dalle truppe di Putin le fortificazioni e le trincee che in fretta e furia abbiamo scavato sul Carso: quando le avevamo finite, metà della popolazione del Friuli Venezia Giulia era già fuggita in Veneto, E poi si è ritirato l’esercito (“non possiamo resistere in pianura”). E poi siamo scappati anche noi, con i trolley dalle dimensioni Ryanair, appena prima che facessero saltare i ponti sul Piave, nuova linea di difesa.

In Friuli Venezia Giulia, Gorizia-Nova Gorica sono rase al suolo, l’Isonzo trasporta corpi e macerie di una Capitale europea della Cultura; Udine viene evacuata sotto bombardamenti continui, Trieste isolata cadrà a ore; resistono ancora la base di Aviano, e i carnici: quelli non li tiri giù dalle montagne neppure con le bombe.

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Terza Guerra mondiale? Potrebbe essere catastrofica, ma non tragica

Nato, Russia e Cina sono schierate. Manca solo la volontà politica di scatenare una guerra che sarebbe globale e che ci auguriamo non arrivi mai. Ma come potrebbe essere oggi la Terza Guerra mondiale? Sopravvivrebbero veramente solo alcuni tipi di insetti e licheni? O neanche loro? Secondo me potrebbe avvenire tutto senza vittime umane, ma con effetti comunque catastrofici per l’umanità.

E’ ovvio per tutte le parti in conflitto che le vittime umane (proprie) sono il principale problema, e in una guerra convenzionale o nucleare di mutua distruzione assicurata sono di fatto inevitabili. In generale, più atrocità si infliggono, più se ne subiscono. Come allora sconfiggere il nemico senza morirci? Da Sun Tzu ai supergenerali galattici al primo posto c’è “l’arte” di fare in modo che il nemico accetti senza combattere le nostre condizioni: ci sono modi e modi, la diplomazia è il modo migliore. Poi c’è “l’arte” di rendere materialmente impossibile o economicamente non più accettabile la prosecuzione della guerra al nemico, condurlo in una situazione in cui qualsiasi cosa faccia può essere solo peggio della resa stessa.

Penso che questa via così stretta, con il livello tecnologico oggi necessario per l’esistenza delle nostre società, sia in realtà il vero campo di battaglia. In caso di guerra guerreggiata tra superpotenze dello stesso livello è quasi certo che la prima vittima sarà la tecnologia, in particolare le comunicazioni e le reti satellitari.

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La vastità epica della presa per il c…lo

Banda ultralarga, investimenti in tecnologia, sistemi informatici, PA digitale, smaterializzazione, riconoscimento facciale, dati biometrici, privacy. Ci siamo quasi. E’ che da settimane io continuo a riempire manualmente l’ennesima fotocopia dell’ultima fotocopia con i miei dati personali e ad adagiarle in contenitori di plastica (“No lì, in quell’altro. No, al contrario. Nooo… a faccia in giù. Lo dico per lei, sa… la privacy”, true story).

Me li sottopongono enti che hanno nei loro sistemi tutti i miei dati personali (Comune, Regione, Camera di commercio, Azienda sanitaria), alcuni dei quali mi avevano anche dato una tessera con chip che contiene quegli stessi i miei dati che mi chiedono di scrivere ogni volta che devo entrare a fare qualcosa. E quindi capita che oltre a nome, data di nascita, ecc., debba riportare manualmente persino il numero della carta identità elettronica.

L’ultimo ad aggiungersi a questa ridicola comitiva retrograda, fatto pregno di simbolismo, è l’Euroscience open forum 2020. Dove si parla di tecnologia (quantum computing, sostenibilità, pianeta Blu). E scienza, sai… il Covid.

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Covid-19, un dono (letale) dal cielo a un’umanità persa

Un dono dal cielo. Un segno divino, della provvidenza, di qualcosa di più grande. E’ sembrato un po’ così ‘sto coronavirus in un primo momento, quando ci ha fermati, bloccati in casa, interrompendo un’umanità persa, rassegnata, indaffarata, distratta, disumanizzata. Costringendoci tutti a guardarci dentro, a ragionare su cosa stiamo facendo e cosa per noi conta davvero.

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GIORNO 4 – Se non mi ammazza il coronavirus, mi ammazzerà ‘sto patriottismo forzato a reti unificate. Tanto svanisce appena si varca la soglia di casa.

Per ‘sta roba di fare il flash-mob “musicale” sui balconi… c’è la mia vicina di casa che sta battendo con una bottiglia vuota di vodka: penso sia lo spirito giusto :)

P.S. programma per il fine settimana: fare schifo sul divano

GIORNO 2 – Certo che starmene a casa e vedermi su ogni singolo display, ogni 7,3 secondi, qualcuno che continua a dirmi di starmene a casa, un po’ comincia a farmi girare gli zebedei.

Non è né coprifuoco, né quarantena generale (ancora)… e se uno senza sintomi in solitaria vuole andare a raccogliere asparagi, si può fare. Relax & Netflix. Stay a cas & don’t cagg the cats agl altry.

P.S. dal Giorno 4: lo “staiacasismo” era appena iniziato… #staiacasa #staisulcazzo

Se tornasse la Guerra Fredda, che succederebbe a Internet?

*** originariamente pubblicato sulla fu Newsagenda.it il 10/03/2014

Se dovesse rinascere la Cortina di Ferro, sarà accompagnata da una “Cortina Digitale”? O Internet avrà la forza di prevenire l’esplosione stessa della nuova Guerra Fredda?

Internet, oggi rete informatica globale, è figlia della Guerra Fredda. Nata negli Stati Uniti come infrastruttura di comunicazione e comando decentralizzata pensata per sopravvivere ad un attacco nucleare. Negli anni ’70 la guerra cibernetica non era un problema: tutti i computer connessi erano “amici” e i protocolli usati in Internet (ARPAnet) erano basati sulla “fiducia”. Quindi vulnerabili per chi li volesse sfruttare in senso distruttivo, ancora oggi questo è un problema. Non collegando i blocchi, la Rete quindi non era un “campo di battaglia”.

Oggi Internet collega tutto il mondo, comprese le potenze di quello che –a seconda degli sviluppi in Ucraina– rischia di diventare una nuova Guerra Fredda. Questa volta, quindi, si pone eccome il problema della vulnerabilità delle infrastrutture informatiche, perché da canale di comunicazione, Internet è anche un veicolo di aggressione informatica. E’ già successo, e sta nuovamente succedendo in queste ore tra Russia e Ucraina. E’ ovvio che, qualora “scoppiasse” la Guerra Fredda tra Russia e Nato, le dorsali dati diverrebbero estremamente “calde”.

Cosa succederà quindi alla Rete globale se le potenze decideranno di confrontarsi in maniera “classica”? Ecco alcuni scenari possibili.

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Stampa o Regime

Stampa o Regime

Addio Massimo Bordin, e grazie di tutto. Però ci hai lasciato proprio in un bel momento di m…

Mi chiedo se sia una mancanza di rispetto verso Massimo Bordin, scomparso oggi, dire che trovo veramente assurdi i discorsi di cordoglio espressi oggi in Senato e alla Camera da parte dei gruppi del Movimento 5 stelle. Partito che si è fissato senza alcuna logica sul non rinnovo della convenzione, e di fatto la chiusura, di Radio Radicale. Non vi è alcuna motivazione politica in questa volontà, se non il desiderio di picchiare duro, perché se ne ha facoltà. Come i bambini che fanno qualche pasticcio, e quando chiedi loro perché l’hanno fatto… non lo sanno. Non lo sanno veramente!

Il comportamento manifestato dai grillini è infatti analogo a quello dei virus informatici. Odiano la memoria, e cercano costantemente di alterarla e cancellarla, per renderla inutilizzabile. La loro dimensione preferita è il vasto presente dei social e lì si annidano, come virus nella memoria temporanea dei computer. Quando qualche buontempone rispolvera le loro stesse dichiarazioni in cui solo qualche mese prima dicevano l’esatto opposto… apriti cielo! Non ridono, ma s’incazzano, perché per cogliere lo scherzo, l’ironia, il sarcasmo, c’è bisogno della memoria, di un riferimento al passato che loro negano.

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Red Land (Rosso Istria)

Sono molto soddisfatto della proiezione di Red Land ieri sera su Rai3. Peccato che il grande pubblico abbia capito solamente quanto è brutto questo film

Sono il primo a sostenere che non tocca al cinema il compito di tramandare i documenti né custodire la verità storica. Questo è compito degli storici, documentaristi e giornalisti. Il film racconta una storia e la fantasia fa parte dell’arte, mentre la realtà è al massimo fonte d’ispirazione. Quindi il fatto che il film Red Land, ispirato alla tragedia di Norma Cossetto, italiana d’Istria trucidata dai partigiani croati, stravolga molti elementi non è per quanto mi riguarda un problema.

Non è un problema se i partigiani coinvolti -“titini”- sono rappresentati come degli psicopatici, ubriaconi ritardati, odiatori di italiani, dalla fisionomia lombrosiana, con un atteggiamento ora da hooligan, ora da bulli scolastici, ora da Gestapo. Né che nello stesso tempo i soldati nazisti siano dipinti come mere comparse che fanno il loro onesto lavoro a caccia di partigiani, ammazzando qua e là qualcuno a casaccio. O che i fascisti siano rappresentati come benevoli e riflessivi patriotti, ordinati e dai belli lineamenti, preoccupati per una insensata insurrezione degli “slavi”, e sinceramente convinti che sono da loro “sempre stati trattati bene”. Mentre chi tra gli italiani, tradendo famiglie e amici, ha deciso di schierarsi contro i fascisti e con i partigiani, viene da questi ultimi ucciso senza molta considerazione. Sono caratterizzazioni che fanno parte della libertà artistica e che non rappresentano, né si può pretendere, la realtà dei fatti accaduti. Onestamente, l’unico che secondo me è stato rappresentato correttamente è il prete.

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Direttiva copyright. L’insostenibile leggerezza dell’editore

Direttiva copyright. L’insostenibile leggerezza dell’editore

Di chi è veramente il lavoro non pagato? E chi non paga chi?

Non voglio discutere tutta la direttiva europea sul copyright appena bocciata: è troppo complessa. Voglio solamente ragionare su alcune posizioni a favore della direttiva, espresse dagli editori italiani (Fieg) che sostiene che il copia-incolla, gli snippet, e i link ai loro contenuti gratuiti pubblicati on-line sarebbero un abuso del lavoro altrui.

  1. Tolgano i contenuti gratuiti. Facciano come ha fatto, per esempio, il Manifesto o riviste internazionali come Foreign Affairs, e via. Così, nessuna condivisione non pagata.
  2. Tolgano i bottoni “condividi” dai siti.
  3. Tolgano dai propri siti le API per gli snippet, e i feed RSS per gli aggregatori.

I contenuti gratuiti non li producono gli editori, ma i giornalisti. Pensate che l’editore paghi tante volte il pezzo al giornalista quante viene pubblicato sulle testate del gruppo?
Ovviamente no. 
Se il giornalista scrive, per esempio, per il Piccolo di Trieste, lo pagano per questo, ma poi il pezzo può essere pubblicato anche sul sito, e su N testate e siti del gruppo Gedi a seconda dell’interesse. Il giornalista è però PAGATO IN VISIBILITA’… wow!

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