13punti, 13 anni fa (15/01/2005)

13punti, 13 anni fa (15/01/2005)

l’immagine residua del potere
Inaugurazione dell’anno giudiziario 2005

La scena si presenta a strati concentrici: Mondo, Stato, città, cittadini, vigili urbani, polizia, Tribunale, carabinieri, aula della Corte d’Appello. Dentro l’aula, invece, vi è una stratificazione lineare: carabinieri in alta uniforme, giudici, magistrati, avvocati, rappresentanti del governo, CSM, regione, provincie, comuni, alti gradi di polizia, carabinieri, finanza, esercito, politici e illustri locali, professionisti e professori, giornalisti misti ad agenti in borghese, DIGOS, scorte e servizi d’ordine.

Il Presidente della Corte d’Appello ha salutato le istituzioni presenti e ha brevemente introdotto la cerimonia. Ventiquattro minuti dopo, scolandosi a canna un litro d’acqua minerale, ha ceduto la parola al Procuratore Generale. Il magistrato, indossata la toga, ha ringraziato il presidente e ha regolato il microfono. Con una ventina di correzioni successive, durante il solo primo minuto di discorso. I seguenti ventinove minuti li ha trascorsi parlando e tirandosi su la toga che cercava disperatamente di scivolargli dalle spalle per la noia. La parola è poi passata al rappresentante dell’Ordine degli avvocati che ha esordito con una lamentela sull’eccessiva lunghezza del discorso del PM, intervallando gli aggiustamenti del microfono con i recuperi degli occhiali, che a periodi di 39,3 secondi cercavano di scivolargli dal naso. Continua a leggere “13punti, 13 anni fa (15/01/2005)”

Il pollo impossibile

Il pollo impossibile

Due bocconi, scegliendo la parte più pregiata, il petto, e ho rinunciato al pollo. Immangiabile, senza sapore. Quanto costava, del resto, ne dice abbastanza: 3 euro.

Intendo dire, 3 euro un pollo intero, cotto allo spiedo, pronto da mangiare! Mentre cerco di consolarmi con i pomodori (buoni, ma pur sempre solo pomodori), faccio un paio di ragionamenti sul pollo e il processo che lo ha trasformato nel mio deludente pranzo.

3 euro tolta l’IVA e un ipotetico margine di guadagno minuscolo del 1%, e rimaniamo con circa 2,25 euro. In questo c’è tutta la vita e la morte del pollo. L’uovo, la schiusa, tutto ciò che ha mangiato nella propria vita (di 1-2 mesi), tutti gli antibiotici che ha preso, l’acqua, il capannone e il riscaldamento che gli servivano per sopravvivere, il processo di macellazione, produzione, trasporto, controlli sanitari, cottura, condimento, packaging… tutto insieme è costato non più di 2,25 euro! Impossibile? Macché, ci hanno anche guadagnato sopra, in ogni passaggio di mano lungo la filiera, altrimenti non converrebbe venderlo pronto al prezzo finale di 3 euro.

Questa è l’economia contemporanea: in UE siamo in 512 milioni a poter mangiare il nostro pollo da 3 euro; 600 milioni di persone solo in Africa (su 1,2 miliardi totali) guadagnano meno di 3 euro AL MESE. Chi pensa che si possa impedire agli africani di migrare e continuare indisturbati con questo sistema economico è semplicemente folle.

Come mangeremo domani? – VI

Come mangeremo domani? – VI

La questione della produzione automatizzata è oramai entrata, prepotentemente, nell’ambito del discorso economico “mainstream”. Ma sono ancora poche idee per qualche soluzione praticabile.

Fino pochi mesi fa il giornale della Confindustria dava ampio spazio all’iniziativa “Industria 4.0”. Ora, chissà se per colpa delle condizioni non splendide in cui si trova Il Sole 24 ORE, si parla più dei probabili effetti nefasti sulla coesione sociale dell’automazione industriale, che certamente provocherebbe una perdita inappellabile dei posti di lavoro e del reddito per una grandissima parte della popolazione. Continua a leggere “Come mangeremo domani? – VI”

Trump, ora non facciamo che…

Trump, ora non facciamo che…

Mentre Hillary, i Democratici e tutti i partiti normodotati europei continuano a cercare le ragioni della vittoria di Trump, urgono politiche di “limitazione del danno”

Per iniziare propongo una lista di errori che dovremmo evitare, collettivamente, per poter costruire dei ragionamenti politici che ci permettano sopravvivere il trumpismo. In confronto a cui il berlusconismo era fine arte del governo.

Primo errore da evitare: accettare il fatto come normale.
Il fatto che Trump — un bugiardo patologico, imbroglione e ignorante — sia Presidente degli Usa… NON E’ NORMALE!!!
“Hahaha… rosicate, rosicate!!!”, dirà il trumpiano medio. Ovvio che rosichiamo! Informatevi su chi è Trump, cosa ha fatto nella vita, come è diventato ciò che è, come si è arricchito — di materiale on-line ora non ne manca — e capirete che il posto ideale per gente come lui è la galera, non la Casa Bianca. Il fatto che nonostante tutto ciò che ha fatto sia arrivato a capo della più grande potenza mondiale, non è normale! E’ SBAGLIATO! Continua a leggere “Trump, ora non facciamo che…”

La post-verità è figlia dello storytelling pubblicitario

La post-verità è figlia dello storytelling pubblicitario
  • Siete su una spiaggia bellissima, spruzzate sul vostro torso virile un deodorane, e un’orda di donne in calore vi assalta cercando di accoppiarsi con voi.
  • Siete al volante del vostro SUV e sentite tra le mani la potenza animale del motore, mentre sfrecciate liberi a tutta velocità nella savana.
  • Guidate una utilitaria su una costiera dove ha appena spiovuto, e in un crescendo musicale vi mettete a gridare come matte in un’esplosione di gioia.
  • Vi svegliate in una casa bellissima con vista su un prato, avete preparato la colazione con cose buonissime e genuine, scendono un marito bello e figli bellissimi, e in fretta ingurgitano la merendina che avete loro servito, e scappano a lavoro/scuola.
  • Avete salvato un cavallo bloccato nella neve sfidando i pericoli della montagna, e ora è il momento di premiarsi con un bicchiere di amaro al caldo davanti al caminetto, insieme ai compagni d’avventura.

Questi quattro esempi di pubblicità reali sono esempi di storytelling pubblicitario che si usano da molto tempo soprattutto in televisione. Molti si ricorderanno del programma “La notte dei pubblivori” (iniziato nel 1981), ore di pubblicità digerite e analizzate da noi studenti di comunicazione, come esempi di storytelling (anche se allora non lo chiamavamo così).

Come funziona la pubblicità? Molto grossolanamente: si crea un mondo possibile, ottimale, o fantastico, fortemente desiderabile dallo spettatore; gli si fa provare un’emozione piacevole; il mondo e l’emozione però contengono in bella vista prodotto pubblicizzato, l’unico elemento materialmente accessibile allo spettatore, che lo acquisterà cercando di rivivere l’emozione provata grazie alla pubblicità. Continua a leggere “La post-verità è figlia dello storytelling pubblicitario”

Come mangeremo domani? – IV

Come mangeremo domani? – IV

Certe cose dobbiamo, però, capirle invece di blaterale a vuoto di politica, anti-politica, liberismo, socialdemocrazia, destra, sinistra, ca**i e mazzi

  1. Dobbiamo capire che la politica si fa con i soldi, non con belle parole e men che meno con intenzioni nobili.
  2. Dobbiamo capire che i soldi per la politica si creano riempiendo la cassa con tasse sul lavoro, attività produttive e commercio.
  3. Dobbiamo capire che, se la produzione e i servizi vanno all’estero perché lì il lavoro costa meno, nel paese non ci sono più né imprese, né lavoro da tassare per riempire la cassa.
  4. Dobbiamo capire che i tagli alla sanità, all’educazione e alle pensioni NON riempiono la cassa.

Quindi, un buon politico, prima di promettere lavoro, strade pulite, scuole nuove, menotassepertutti, uscite dall’euro, politiche monetarie, legalizzazioni della marijuana, satelliti, Tav e ponti di Messina, dovrebbe – prima di tutto, ma veramente prima di tutto – trovare il modo di riportare imprese, fabbriche, call-center, cantieri, studi di design, centri di ricerca, acciaierie, petrolchimici, all’interno dei confini dello stato, per poter riempire la cassa che gli serve per poter fare politica. Continua a leggere “Come mangeremo domani? – IV”

Sigma Wars: la guerra del Vietnam prevista e ignorata

Sigma Wars: la guerra del Vietnam prevista e ignorata

Sigma war games” furono una serie di simulazioni della guerra del Vietnam fatte dagli Usa dal 1962 al 1967. Il Pentagono aveva previsto correttamente l’andazzo, ma poi ha fatto il contrario.

La simulazione del 1962, ovvero 3 anni prima dell’intervento ufficiale americano in Vietnam, già dava un risultato scoraggiante. I comunisti (Viet-cong e nordvietnamiti) avrebbero ingaggiato una guerriglia sotterranea che avrebbe reso inefficace l’aiuto militare fornito dagli Usa e i programmi di “assistenza” alle comunità contadine. Insomma, anche se Ike Eisenhower sottolineava che tutta l’Indocina sarebbe caduta in mano ai comunisti, era meglio non intervenire, non c’era possibilità di successo.

Nella simulazione del 1963 arrivano altri dettagli del probabile insuccesso americano: 500.000 soldati impantanati in Vietnam nel 1970 simulato; rivolte contro la leva obbligatoria negli Usa; in una guerra decennale tra Vietnam Nord e Sud, l’esercito nordvietnamita si sarebbe infiltrato nel Sud con successo, nonostante la massiccia presenza militare americana. L’esito era talmente disastroso che il segretario alla Difesa McNamara decise d’ufficio l’esito della simulazione: la missione militare Usa si sarebbe conclusa con successo nel 1965.

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