Il giornalismo è in stato vegetativo

Il giornalismo è in stato vegetativo

E’ da un po’ che non sono un fan di Mentana, perché non mi piace il suo modo arrogante di trattare collaboratori, colleghi e pubblico. Insomma, se Roberto Burioni se lo può permettere (di essere autoritario) quando dice che “la scienza non è democratica“, il giornalismo è democratico per sua natura e missione.

Quindi invece di rimbalzare come caproni, come fa spesso Mentana su Facebook, chi ha opinioni diverse, anche strampalate, bisogna argomentare le proprie; invece di vincere nelle discussioni, il giornalista deve convincere.

Ciò non toglie che Mentana sia un giornalista acuto e un grande direttore: da lui posso solo imparare. Ha una capacità di chiarezza eccezionale, come dimostra questo video che sintetizza ciò che sostengo sul giornalismo da almeno un decennio.

[ PS. “grazie” a WordPress.com che non permette di inserire dei video con iFrame: siamo nel 2018, Cristo!!! ]

Capire Salvini e i suoi leghisti [HOW-TO]

Capire Salvini e i suoi leghisti [HOW-TO]

Non ho mai, mai, sentito l’eurodeputato Salvini nominare o puntare il dito contro Provenzano, Riina, un altro boss della mafia, o la mafia stessa (ok, quest’ultima l’ha nominata una volta nel 2015 durate un comizio elettorale in Sicilia). No. Punta il dito contro Don Ciotti e Libera.

Non l’ho mai visto Salvini puntare il dito contro la camorra, o nominare un boss della ‘ndrangheta, sacra corona unita, oramai radicate anche in Lombardia. No. Se la prende con Saviano e il fatto che vive sotto scorta. Non l’ho mai sentito urlare “Ruspa!” contro gli ecomostri, o le ville abusive dei boss della malavita. Lo urla contro i rom. Non l’ho mai sentito dire che “è giusto armarsi contro chi viene a chiederti il pizzo”, ma sì contro gli immigrati.

Non l’ho mai sentito dire che Kim Jong-un, Assad sono dei dittatori e criminali, che se non ci fossero, il mondo sarebbe migliore. Ha mai detto “se non fermiamo le guerre, i migranti non si fermeranno mica”? Ha mai preso posizione contro l’oscurantismo wahhabita in Arabia Saudita, e la vendita di armi europee alla stessa? No, invece ha detto “spariamo ai barconi”, “rimandiamoli a casa”, “fermiamo le ONG”, “espellere gli islamici”, “chiudere le moschee”.

Non l’ho visto scagliarsi verbalmente contro i funzionari pubblici che intascavano milioni di euro in tangenti, che spendevano privatamente poi si facevano rimborsare dalla Regione. Ma se la prende con la Boldrini, con la Kyenge.

Ha mai protestato contro gli imprenditori che orchestrano truffe per intascarsi i fondi Ue, europarlamentari che firmano finte presenze e intascano indennità non dovute? No, ha detto che “bisogna uscire dall’euro”.

Ha mai detto Salvini qualcosa sulle stragi di Stato, sui servizi segreti deviati, sulle indagini insabbiate, sulle carceri sovraffollate, sui tribunali e le forze dell’ordine sotto organico? No. Si mette la maglietta della Polizia ed è fatta.

Ma perché l’eurodeputato leghista è così distratto da riuscire a mancare sistematicamente il nocciolo di ogni, e dico ogni, problema? E’ che Salvini sembra cattivo e rozzo, invece, nel profondo del suo cuore, è solo un cacasotto fancazzista, ecco perché.

Il giudizio universale unidimensionale

Il giudizio universale unidimensionale

Poteva Trump non stupire anche i suoi sostenitori, dopo che dell’imprevedibilità ha fatto la sua bandiera? Certo che no. E allora perché gli eurotrumpiani si stupiscono? Perché ragionano unidimensionalmente.

Buono o cattivo. Pro-Putin o anti-putin. Nostro o terrorista. Chiamatelo estremismo, massimalismo, radicalismo o come volete, ma la caratteristica delle menti deboli è che, essendo troppo difficile ragionare in un mondo complesso, riducono ogni questione a una sola dimensione — di qua o di là — e con i loro mazzetti di giudizi unidimensionali credono (cercano) di capire l’Universo.

Trump è amico di Putin. Putin è l’unico che combatte contro il terrorismo. Assad è l’unico che combatte contro l’ISIS. L’Unione Europea è un fallimento. La Brexit salverà il Regno Unito. ecc. ecc. ecc. Sono tra le frasi più semplici che si possano concepire in una lingua (“A è B”), e per questo sono efficaci nella comunicazione, ma nello stesso tempo sono talmente semplificatorie da non corrispondere affatto alla realtà. Continua a leggere “Il giudizio universale unidimensionale”

ABC del giornalismo

Il giorno prima di Parigi, 41 persone sono state uccise a Beirut (Libano) in un doppio attentato dell’ISIS contro un quartiere sciita. Oltre 200 i feriti… tutti civili, abitanti del quartiere.

Ne è stata data notizia anche da noi, ma non c’abbiamo fatto molto caso. Io per primo…
Come giornalista lo posso capire, ho chiare le “leggi della notiziabilità” che governano il valore e il successo di una notizia. Come cittadino non lo capisco, e non voglio accettare che esistano umani di categoria A (occidentali), B (Est Europa), C (Asia), D (Africa), …Z (rom).

Non è per criticare qualcuno e contrapporre i morti “loro” ai “nostri”. E’ che questa cosa dentro non vuole rimanere. Le vittime innocenti le considero sempre dei “nostri”, stanno dallo stesso lato della bilancia. Dall’altra parte c’è chi uccide persone innocenti (e non combattenti), che considero sempre “terrorista” o per lo meno criminale.

I terroristi continuano a riproporci lo stesso schema omicida, e noi continuiamo a rispondere con lo stesso schema di divisione: A, B, C,…

Fino a quando come cittadini saremo vincolati a questo schema mentale, dubitando delle intenzioni di B, del diritto di vivere di C, dell’umanità di D… ogni “lotta al terrorismo” sarà solo tempo e risorse sprecate, e i terroristi continueranno a colpirci a Baghdad, Beirut, Nairobi, Parigi o New York.

La lezione di Srebrenica

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“Quando stermini i civili, non seppellirli in loco nelle fosse comuni. Invece carica i corpi su camion-frigo che poi affonderai nel Danubio qualche centinaio di chilometri più a nord”.

Questa è la lezione che il regime di Milošević ha imparato a Srebrenica, e che ha messo in pratica quattro anni più tardi in Kosovo. L’attuale presidente serbo Nikolić e il premier Vučić erano, all’epoca dei fatti di Srebrenica e del Kosovo, esponenti del Partito Radicale serbo (quello di Šešelj), dichiaratamente četnici e alleati ultranazionalisti di Milošević.

Pochi giorni prima di Srebrenica, l’attuale premier serbo Vučić dichiarò in Parlamento, minacciando la comunità internazionale che aveva deciso di intervenire militarmente contro i serbo-bosniaci, “Se voi uccidete un serbo, noi uccideremo 100 mussulmani“.

Che cosa ci si può quindi aspettare oggi dalle teste di questi personaggi, se non una straordinaria resistenza ai sassi?

Il cazzotto del Papa e l’assolutismo della libertà

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Se un anarchico e ateo come me finisce per difendere il Papa, vuol dire che siamo veramente alla frutta.

Precedente: in una intervista informale Papa Francesco ha detto che uccidere per religione è un abominio, ma se qualcuno “dice una parolaccia contro mia mamma, si aspetta un pugno”.

Le parole sono state interpretate come “se offendi la mia fede, aspettati delle conseguenze”. Il riferimento era sia all’Islam sia al Cattolicesimo, in sostanza il Papa più IN della storia si è messo a difesa di tutte le fedi. Un straordinario gesto ecumenico in cui Bergoglio pone sullo stesso livello la dignità di tutte le religioni.

Contrariamente, il mancato “porgi l’altra guancia” ha stupito i critici, che vedono nelle parole papali una svolta conservatrice di un pontificato sinora molto liberale, democratico e al passo con i tempi. Continua a leggere “Il cazzotto del Papa e l’assolutismo della libertà”