Il giudizio universale unidimensionale

Il giudizio universale unidimensionale

Poteva Trump non stupire anche i suoi sostenitori, dopo che dell’imprevedibilità ha fatto la sua bandiera? Certo che no. E allora perché gli eurotrumpiani si stupiscono? Perché ragionano unidimensionalmente.

Buono o cattivo. Pro-Putin o anti-putin. Nostro o terrorista. Chiamatelo estremismo, massimalismo, radicalismo o come volete, ma la caratteristica delle menti deboli è che, essendo troppo difficile ragionare in un mondo complesso, riducono ogni questione a una sola dimensione — di qua o di là — e con i loro mazzetti di giudizi unidimensionali credono (cercano) di capire l’Universo.

Trump è amico di Putin. Putin è l’unico che combatte contro il terrorismo. Assad è l’unico che combatte contro l’ISIS. L’Unione Europea è un fallimento. La Brexit salverà il Regno Unito. ecc. ecc. ecc. Sono tra le frasi più semplici che si possano concepire in una lingua (“A è B”), e per questo sono efficaci nella comunicazione, ma nello stesso tempo sono talmente semplificatorie da non corrispondere affatto alla realtà. Continua a leggere “Il giudizio universale unidimensionale”

ABC del giornalismo

Il giorno prima di Parigi, 41 persone sono state uccise a Beirut (Libano) in un doppio attentato dell’ISIS contro un quartiere sciita. Oltre 200 i feriti… tutti civili, abitanti del quartiere.

Ne è stata data notizia anche da noi, ma non c’abbiamo fatto molto caso. Io per primo…
Come giornalista lo posso capire, ho chiare le “leggi della notiziabilità” che governano il valore e il successo di una notizia. Come cittadino non lo capisco, e non voglio accettare che esistano umani di categoria A (occidentali), B (Est Europa), C (Asia), D (Africa), …Z (rom).

Non è per criticare qualcuno e contrapporre i morti “loro” ai “nostri”. E’ che questa cosa dentro non vuole rimanere. Le vittime innocenti le considero sempre dei “nostri”, stanno dallo stesso lato della bilancia. Dall’altra parte c’è chi uccide persone innocenti (e non combattenti), che considero sempre “terrorista” o per lo meno criminale.

I terroristi continuano a riproporci lo stesso schema omicida, e noi continuiamo a rispondere con lo stesso schema di divisione: A, B, C,…

Fino a quando come cittadini saremo vincolati a questo schema mentale, dubitando delle intenzioni di B, del diritto di vivere di C, dell’umanità di D… ogni “lotta al terrorismo” sarà solo tempo e risorse sprecate, e i terroristi continueranno a colpirci a Baghdad, Beirut, Nairobi, Parigi o New York.

La lezione di Srebrenica

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“Quando stermini i civili, non seppellirli in loco nelle fosse comuni. Invece carica i corpi su camion-frigo che poi affonderai nel Danubio qualche centinaio di chilometri più a nord”.

Questa è la lezione che il regime di Milošević ha imparato a Srebrenica, e che ha messo in pratica quattro anni più tardi in Kosovo. L’attuale presidente serbo Nikolić e il premier Vučić erano, all’epoca dei fatti di Srebrenica e del Kosovo, esponenti del Partito Radicale serbo (quello di Šešelj), dichiaratamente četnici e alleati ultranazionalisti di Milošević.

Pochi giorni prima di Srebrenica, l’attuale premier serbo Vučić dichiarò in Parlamento, minacciando la comunità internazionale che aveva deciso di intervenire militarmente contro i serbo-bosniaci, “Se voi uccidete un serbo, noi uccideremo 100 mussulmani“.

Che cosa ci si può quindi aspettare oggi dalle teste di questi personaggi, se non una straordinaria resistenza ai sassi?

Il cazzotto del Papa e l’assolutismo della libertà

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Se un anarchico e ateo come me finisce per difendere il Papa, vuol dire che siamo veramente alla frutta.

Precedente: in una intervista informale Papa Francesco ha detto che uccidere per religione è un abominio, ma se qualcuno “dice una parolaccia contro mia mamma, si aspetta un pugno”.

Le parole sono state interpretate come “se offendi la mia fede, aspettati delle conseguenze”. Il riferimento era sia all’Islam sia al Cattolicesimo, in sostanza il Papa più IN della storia si è messo a difesa di tutte le fedi. Un straordinario gesto ecumenico in cui Bergoglio pone sullo stesso livello la dignità di tutte le religioni.

Contrariamente, il mancato “porgi l’altra guancia” ha stupito i critici, che vedono nelle parole papali una svolta conservatrice di un pontificato sinora molto liberale, democratico e al passo con i tempi. Continua a leggere “Il cazzotto del Papa e l’assolutismo della libertà”

Difendere la libertà di espressione con le bugie, non funziona!

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Nel momento in cui tutti ci levavamo in difesa della libertà di satira ed espressione, mentre morivano i dipendenti del Charlie Hebdo, e i clienti del Casher, moriva nuovamente la verità, moriva il giornalismo. A ucciderlo gli stesi organi di informazione e le autorità, che hanno diffuso notizie false.

Si è parlato da subito di tre attentatori al Charlie. Sono saltati fuori tre identità, e tre carte di identità sono state pubblicate… “perse dagli attentatori in automobile”. Uno di questi era un diciottenne che al momento del fatto era a scuola. “Ah, sarà un omonimo”. E la sua carta d’identità trovata in auto e pubblicata? “No, solo una carta d’identità è stata trovata in auto”. Allora da dove è saltata fuori e perché è stata data in pasto dei media l’identità del diciottenne, quando poi neppure c’era il terzo attentatore? Continua a leggere “Difendere la libertà di espressione con le bugie, non funziona!”

Kobane, “sacrificio” strategico voluto da Ankara, ma che favorisce l’ISIS

Kobane, “sacrificio” strategico voluto da Ankara, ma che favorisce l’ISIS

La città siriana a maggioranza curda Kobane (Ayn al-Arab) sta per cadere. E nessuno fa nulla per aiutare. Non la Turchia, che è più o meno chiara nelle sue intenzioni (meglio confinare con l’ISIS piuttosto che con il PKK), ma proprio nessuno.

rojava

A differenza dei casi del monte Sinjar e della città di Amreli (in Iraq), Kobane non ha ricevuto rinforzi dall’Kurdistan Iracheno (dove neppure si scaldano granché), né da altre parti del Rojava (Kurdistan siriano). Effettivamente è una enclave che non può essere raggiunta via terra, se non passando dalla Turchia, che non lo permette. Vieta persino ai curdi siriani di ritornare a dare una mano alla difesa della città. Solo da Aleppo sono arrivati aiuti: un’unità mista YPG-FSA.

E mentre Ankara osserva dai carri armati schierati la caduta della città, e reprime le proteste della popolazione curda, neppure la coalizione internazionale anti-ISIS fa molto. Una decina di missioni di bombardamento, e basta. Da un mese il mondo si è mobilitato per riarmare i curdi e l’esercito governativo in Iraq. Ma nulla è arrivato a Kobane, nessun ponte aereo, nessun lancio di rifornimenti. Lo YPG (ramo siriano del PKK) è lasciato a se stesso, a combattere con armi leggere contro l’artiglieria e i carri armati dell’ISIS.

Un favore ad Ankara, evidentemente, specie dopo che il segretario NATO Stoltenberg, sollecitato ad aiutare i curdi di Kobane, ha invece voluto rassicurare la Turchia sul supporto indiscusso da parte di tutti i membri dell’alleanza. Per la NATO aiutare lo YPG non è un’opzione (poiché il PKK è considerato organizzazione terroristica anche da Usa e Ue), anche se si sono dimostrati affidabili ed efficaci per fermare l’avanzata dell’ISIS in Iraq.

Lasciare cadere Kobane – città simbolo, quasi del tutto svuotata dalla popolazione civile – è una mossa doppiamente folle. Da una parte rende insicuro un tratto di confine più lungo tra Siria e Turchia, aprendo al travaso dei terroristi dell’ISIS verso quest’ultima, da usare anche come rotta verso (e non solo da) l’Europa. Dall’altra parte azzera gli accordi di pace tra Ankara e PKK, e riaccende un conflitto armato interno durato 30 anni, la cui fine è stata proclamata appena l’anno scorso.

Risultato probabile: invece di avere i curdi tranquilli e combattere l’ISIS all’estero, la Turchia si troverà a combattere in casa sia il terrorismo dell’ISIS, sia la guerriglia curda. E qui i “Patriot” della NATO non serviranno a un bel nulla.

Sono le previsioni a determinare le condizioni meteo!

Sono le previsioni a determinare le condizioni meteo!

Da anni insisto a condurre una battaglia persa contro i meteo-giornalisti. Ora mi chiedo a cosa servono, perché vengono fatte le “pagine meteo” sui media. E l’unica risposta che mi viene è: per determinare le condizioni meteo.

Per esempio. Le Tv in Croazia, ogni volta che inizia a soffiare lo scirocco, che porta anche pioggia, parte la manfrina secondo cui “la gente è nervosa a causa dello scirocco”. I giornalisti si scatenano con il microfono a chiedere alla gente quanto è nervosa  “a causa dello scirocco” e poco importa se la gente risponde “ma, insomma, io sto bene”: “Le persone sono nervose!!!”

Dopo un paio di mesi di queste cavolate uno, non meteoropatico, volendo o non volendo si innervosisce. Così quando sta per arrivare lo scirocco, uno comincia a pascolare valeriana, perché sa che grazie ai giornalisti sarà un periodo duro!

Italia. Ci bombardano con il “vortice polare”, il “blizard blast”… negli Usa. Immagini di poveri cowboy con la sella congelata, i vigili del fuoco che si riscaldano sugli incendi invece di spegnerli. In Svezia interi banchi di pesce surgelati all’istante, una rana che è saltata fuori dall’acqua, e mentre era in volo il lago è ghiacciato e il povero anfibio c’ha sbattuto il muso, congelando all’istante. In Siberia fa freddo (NOOOO!!!), gli orsi polari bevono vodka per scaldarsi.

Risultato: all’Ipercoop di Trieste compaiono in offerta le pale per la neve. Ma Santiddio!!! qua ci sono 15° C, di neve neppure se finta, e comunque nella Città della Bora non ha mai attecchito per oltre 5 cm! E la cosa più tragica è che la gente compra le pale da neve “perché non si sa mai, piuttosto che rimanere bloccato in casa…”

D’estate in vece per ogni volta che si superano i 27° C è “emergenza caldo”, “bolla d’aria africana”, “Caronte”, “Satana”, “Conan il Barbaro”… e si invita a bagnare i nonni come balene spiaggiare, a metterli nei frighi dei supermercati, a bere cisterne d’acqua, mangiare tonnellate di frutta. Dai e dai, un comincia a sentire caldo solamente perché ne fanno una notizia. E soffre: “Un tale caldo non si è visto in Tv negli ultimi 50 anni!”.

Ecco a cosa servono oggi le previsioni del tempo: a dettare le condizioni meteo, non a prevederle.

Noi europei capiamo più al-Qaeda che gli USA

Noi europei capiamo più al-Qaeda che gli USA

Le storie degli Stati Uniti d’America e dell’Europa sono radicalmente diverse. Quella dei primi nasce dalla separazione e dal rifiuto della storia della seconda. Quello che abbiamo in comune è un alto livello di egocentrismo, che ci permette di NON capire il mondo, e NON capirci tra di noi.

Noi europei, in particolare, non capiamo come le cose funzionano negli Usa. Non capiamo la loro economia il loro capitalismo. Che è radicalmente diverso da quello europeo. Liquidiamo tutto puntando il dito contro il “neo-liberalismo globale”, ma sono sicuro che pochi sanno cosa sia, Wall Street, la Fed, il Fmi…

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L’economia capitalista europea è nata dal feudalesimo. C’era il Re/Imperatore che era proprietario di tutto, e col tempo questa proprietà, e la società stessa, è diventata pubblica o privata. Pubblica per quanto riguarda lo Stato come istituzione e il patto sociale con i suoi cittadini; privata per quanto riguarda l’economia e il patto con la sfera produttiva. E questi due aspetti convivono. Lo Stato stesso è uno “stato nazionale”, basato sulla coesione etnica della popolazione, e ha più o meno la sessa sovranità e lo stesso potere sul cittadino che ha il monarca.

Gli Usa hanno rifiutato questo schema a cominciare dalla loro stessa nascita. Sono nati non come “nazione”, bensì come colonie dell’Impero britannico, popolate da varie persone fuggite dal Vecchio Continente a causa di persecuzioni religiose o in cerca di affari. Si ribellano contro l’economia imposta dalla corona britannica e giurano che nessuno Stato potrà impedire o limitare il cittadino. Che è esattamente l’opposto dell’Europa.

L’economia nasce e progredisce su iniziativa dei privati, non per concessione dello Stato o per grazia del Re. Lo stesso Stato americano serve per “tutelare l’iniziativa dei privati”, non per tutelare se stesso dai privati. L’esercito Usa è nato dai privati (tra l’altro, private significa soldato semplice), ed è presente ovunque nel mondo si debba tutelare un impresa americana. Questo è il liberalismo americano: tutti hanno diritto di provarci!

La radio e la Tv negli Usa sono nate private prima delle due guerre mondiali, in europa erano pubbliche fino ancora negli anni ’80. Il servizio idrico, i vigili del fuoco, la sanità, le scuole negli Usa e mille altre cose le hanno fatte i privati

Questo è una cosa inimmaginabile a noi Europei, e ci chiediamo come mai tutte queste cose non sono pubbliche come da noi. Perché da noi sono state rese pubbliche dopo che sono state tolte al Re. E come il Re si occupava dei propri sudditi, ora gli stati europei si occupano dei propri cittadini. Un obbrobrio, se visto con gli occhi statunitensi.

Ora, nonostante queste differenze polari, europei e americani sono amici, perché conviene, perché abbiamo avuto nemici comuni, perché siamo “gente civile”, ecc. Tuttavia entrambi nel nostro piccolo ci sentiamo superiori l’uno rispetto all’altro.

Gli europei pensano che gli Usa siano prepotenti e grezzi, non capiscono una banana, sanno solo usare la forza. Ma non ricordano volentieri che le due Guerre mondiali, il fascismo, nazismo sterminatore, il colonialismo i cui effetti ancora oggi insanguinano l’Africa e il Medio Oriente, sono tutti prodotti prettamente europei.

Gli Usa credono che gli europei siano vecchi e immobili, un continente che vive sul proprio cadavere culturale, e che con alcuni interventi ben mirati si può cambiare il mondo, creando un ambiente più amichevole. Ma “l’ingegneria geo e socio-politica” perpetrata in America Latina, Indocina, Medio Oriente, Cipro, Nordafrica, ha dato i frutti che sappiamo: tutti ODIANO gli Usa, oltre a odiare se stessi.

Paradossalmente, l’Europa capisce di più le ragioni di al-Qaeda e dei jihadisti contemporanei. Nei secoli abbiamo costantemente avuto a che fare con l’islamismo, anche fanatico e armato. Con l’intolleranza e la tolleranza religiosa; l’abbiamo combattuto e abbiamo trovato compromessi. La cultura islamica e quella europea si conoscono, o almeno si studiano reciprocamente da un millennio! Le stesse guerre di religione, tra l’altro, non sono un fenomeno estraneo alla cultura europea.

Anche in questo siamo differenti dal nostro partner statunitense, che avendo come inno “My Way” di Sinatra agisce e si getta nella mischia a testa bassa con un approccio pragmatico che ci sconvolge, non capendo la cultura islamica, l’estremismo jihadista, tanto quanto non capiscono “l’anzianità” e la “lentezza” europea. Eppure gli Usa, a differenza dell’Europa, hanno molti meno problemi ad accogliere in sé la cultura islamica. E quella europea.

LIBERTA’ vs ORDINE – 1:0

rispettivamente “di informazione” e “dei Giornalisti”

La sentenza della cassazione mette in riga chi vuole mantenere o creare una zona di esclusività favorevole ai giornalisti nell’ambito dell’informazione (si veda il caso di cui ho scritto precedentemente). Questa volta le parole sono chiare: i siti internet e i blog non devono registrarsi come testate giornalistiche, se non vogliono accedere al finanziamento pubblico all’editoria.

Sembra quasi ovvio nel 2012, ma non lo è per niente. Finché la legge non sarà messa al passo delle nuove tecnologie e dell’evoluzione che queste provocano nella società, potremmo ancora avere casi in cui a chi scrive un trafiletto sul calcio su un sito di amici, magari dando puntuali aggiornamenti via Twitter, venga contestato l’abuso di professione giornalistica.

Secondo me, più che legiferare, bisognerebbe de-legiferare in materia di stampa e informazione, mantenendo solo la normativa su questioni tecniche-tecnologiche. E sarebbe ora di eliminare il finanziamento pubblico all’editoria privata e commerciale.

FNSI – Assostampa FVG

Per i notiziari web e per i blog diffusi su internet non c’è alcun obbligo di registrazione al Tribunale come testata giornalistica: ciò è necessario solo se intendono chiedere il finanziamento pubblico previsto dalla legge sull’editoria. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza di assoluzione del giornalista e saggista Carlo Ruta, autore di un blog che era stato condannato per il reato di stampa clandestina. Il punto è chiarito dalla motivazione della sentenza, appena pubblicata. Nel 2008 e poi nel 2011, in appello, la condanna di Ruta aveva suscitato apprensione e proteste nel mondo del web. La questione è stata ora chiarita in senso generale, perché la sentenza con la quale la III Sezione penale della Corte di Cassazione , il 10 maggio 2012, ha assolto con formula piena «il fatto non sussiste» il saggista Carlo Ruta, farà giurisprudenza. Questi i punti essenziali. La Corte ha definito il blog «Accadde in Sicilia» un «giornale telematico di informazione civile» e ha aggiunto che esso «non rispecchia le due condizioni ritenute essenziali ai fini della sussistenza del prodotto stampa come definito dall’art. 1 L. 47/1948 (Legge sulla stampa, ndr), in quanto per esserlo dovrebbero esserci i seguenti requisiti: «un’attività di riproduzione tipografica; la destinazione alla pubblicazione del risultato di tale attività». Carlo Ruta ha sottolineato il valore generale della sentenza che, a suo avviso, «susciterà sconcerto negli ambienti che mirano a limitare la libertà sul web, perché è difficile che ne sfuggano le implicazioni e il valore democratico che spero si traducano in una legge». L’avvocato Giuseppe Arnone, che ha assistito Ruta, ha commentato: «Questa sentenza, motivata con chiarezza ed essenzialità, è un fatto di portata straordinaria. Abbiamo ottenuto un risultato enorme per la libertà d’informazione, che è un cardine della democrazia. Ora siamo più liberi e internet è riconosciuto come strumento fondamentale per un esercizio maturo dei diritti d’informazione e di espressione».

Cerco lavoro

…qualsiasi, purché onesto e onestamente pagato


So che di questi tempi chiedo troppo, ma non ho altra scelta: sono disoccupato.

La professione e la professionalità accumulata in questi 11 anni purtroppo non ha più mercato (e dico mercato, non necessità), quindi il giornalismo per me deve essere declassato a hobby, piacere personale, tempo libero. Anche se ora, in questo preciso momento, non associo un sentimento di piacere al lavoro giornalistico. Forse è più passione, in senso cristico del termine. Ma passerà.

Mi ritornano in mente i consigli di qualche anno fa di colleghi anziani e qualche sindacalista: “Milos, trovati un lavoro serio e fai il giornalista per piacere”. Mio padre: “Vai in politica”. Eh… avessi dato loro retta allora. Invece ho deciso di essere Milos. Ed eccomi qua… sempre Milos.