La lezione di Srebrenica

hladnjaca

“Quando stermini i civili, non seppellirli in loco nelle fosse comuni. Invece carica i corpi su camion-frigo che poi affonderai nel Danubio qualche centinaio di chilometri più a nord”.

Questa è la lezione che il regime di Milošević ha imparato a Srebrenica, e che ha messo in pratica quattro anni più tardi in Kosovo. L’attuale presidente serbo Nikolić e il premier Vučić erano, all’epoca dei fatti di Srebrenica e del Kosovo, esponenti del Partito Radicale serbo (quello di Šešelj), dichiaratamente četnici e alleati ultranazionalisti di Milošević.

Pochi giorni prima di Srebrenica, l’attuale premier serbo Vučić dichiarò in Parlamento, minacciando la comunità internazionale che aveva deciso di intervenire militarmente contro i serbo-bosniaci, “Se voi uccidete un serbo, noi uccideremo 100 mussulmani“.

Che cosa ci si può quindi aspettare oggi dalle teste di questi personaggi, se non una straordinaria resistenza ai sassi?

Giustizia lenta e cieca, ma arriva

L’arresto di Mladic andrebbe collocato nella serie “l’ottimismo che viene da…”: la ruota gira, e prima o poi si paga tutto.

E’ un messaggio molto importante, già molte volte ribadito solo in questa prima metà del 2011, nella Primavera araba, o con l’uccisione di Bin Laden. Si apre nell’ex-Jugoslavia l’occasione per una “Primavera balcanica”. La Croazia ha fatto i conti con i propri criminali di guerra, corruzione e malgoverno, e le mancano 2 anni per entrare nell’Ue. Il Kosovo presto farà i conti con il crimine organizzato nei vertici statali.

Con la cattura di Mladic la Serbia ha quasi risolto la sua responsabilità nei crimini di guerra, aveva già estradato Milosevic, Karadzic all’Aja. Rimane ancora lontana dall’Ue (non ha neppure senso parlarne ancora), però sta uscendo dalla grotta nella quale si era ficcata negli anni ’90 con le sole proprie forze. Ora però bisogna risolvere la Bosnia, dove la situazione è congelata al 1995, quando i leader dei serbo-bosniaci erano gli stessi Karadzic e Mladic.