Il giudizio universale unidimensionale

Il giudizio universale unidimensionale

Poteva Trump non stupire anche i suoi sostenitori, dopo che dell’imprevedibilità ha fatto la sua bandiera? Certo che no. E allora perché gli eurotrumpiani si stupiscono? Perché ragionano unidimensionalmente.

Buono o cattivo. Pro-Putin o anti-putin. Nostro o terrorista. Chiamatelo estremismo, massimalismo, radicalismo o come volete, ma la caratteristica delle menti deboli è che, essendo troppo difficile ragionare in un mondo complesso, riducono ogni questione a una sola dimensione — di qua o di là — e con i loro mazzetti di giudizi unidimensionali credono (cercano) di capire l’Universo.

Trump è amico di Putin. Putin è l’unico che combatte contro il terrorismo. Assad è l’unico che combatte contro l’ISIS. L’Unione Europea è un fallimento. La Brexit salverà il Regno Unito. ecc. ecc. ecc. Sono tra le frasi più semplici che si possano concepire in una lingua (“A è B”), e per questo sono efficaci nella comunicazione, ma nello stesso tempo sono talmente semplificatorie da non corrispondere affatto alla realtà. Continua a leggere “Il giudizio universale unidimensionale”

100 anni fa abbiamo seminato il casino in Medioriente

100 anni fa abbiamo seminato il casino in Medioriente

…e da allora i raccolti sono abbondanti

L’Islam e gli Arabi ci odiano. Non sopportano l’Occidente. Ci considerano degli occupatori, dei colonialisti, degli sfruttatori cinici e bari. Beh, come dare torto?

Il 16 maggio 1916 veniva definitivamente firmato l’Accordo Sykes-Picot, un trattato segreto tra Regno Unito e Francia, con assenso della Russia, che prevedeva la spartizione del territorio dell’Impero Ottomano. Tirando linee un po’ a casaccio sulla cartina, senza tenere conto della demografia, dei rapporti tribali e politici di chi vi abitava, francesi e britannici si sono divisi le zone di influenza, di fatto creando i confini di nuovi stati (Iraq, Siria, Giordania, Libano, Palestina…). Confini sui quali si combatte tuttora, 100 anni dopo. Continua a leggere “100 anni fa abbiamo seminato il casino in Medioriente”

Ma se a parlare è un ebreo…

A million and a half civilians have been forced to live in an open-air prison in inhuman conditions for over three years now, but unlike the Hitler years, they are not Jews but Palestinians. Their jailers, incredibly, are survivors of the Holocaust, or their descendants. Of course, the inmates of Gaza are not destined for gas chambers, as the Jews were, but they have been reduced to a debased and hopeless existence. (Henry Siegman – www.haaretz.com)

E’ raro poter criticare Israele “da fuori” senza che salti subito su un fenomeno con il dito puntato che ti accusa di essere “antisemita”. E’ facile criticare le porcate di Italia, Usa, Francia, Iran e così via: al massimo si scaldano gli animi. La condizione minima, invece, per poter criticare Israele “in sicurezza” è essere ebreo. Per fortuna di dissidenti con il governo e l’esercito di David ce ne sono tanti, dentro e fuori il Medio Oriente, e le loro parole spesso pesano come macigni. Opinioni che pochi commentatori “non-ebrei”, per quanto illuminati e ferrati, potrebbero pronunciare così a cuor leggero.