La trappola di Mosca

C’è una costante nella politica estera russa nella storia contemporanea: non avere amici. Non è una mancanza, ma una precisa politica: meglio essere temuti dai nemici, guardati con sospetto dagli occasionali partner e concorrenti, e dominare chiunque sia più debole. C’è un solo interesse che conta: quello della Russia.

Qualsiasi vestito la Russia si sia cucita addosso -Impero, Duplice alleanza, Triplice intesa, Unione sovietica, Patto di Varsavia, Comunità di stati indipendenti, Federazione- l’obiettivo era sempre sfruttare gli altri a proprio vantaggio strategico: dominare, non essere dominati. Per questo è folle pensare di essere amico della Russia, anche se mossi da sincera volontà di amicizia: non sarà mai ricambiata, ma sarà interpretata come debolezza da sfruttare.

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Draga Srbijo, draga Hrvatska, prestanite se precjenjivati

Draga Srbijo, draga Hrvatska, prestanite se precjenjivati

I opet se ti sićušni i nevažni balkanski narodi smatraju centrom svijeta, nezaobilaznim akterima, regionalnim silama. Ali ljudi!

Draga Srbijo, draga Hrvatska, prestanite se precjenjivati. Nemojte glumiti vojne sile, šta će vam to? Vi niste ni države, vi se tek igrate država kao djeca koja se igraju rata.

Je li zaista mislite da vas dvije, koje udruženim snagama ne biste bile u stanju da držite u letu dva borbena aviona, imate snagu da se naoružavate? Je li vi shvaćate da vas ustvari Rusija i Amerika naoružavaju mimo ikakve vaše najcrnje želje i potrebe?

Tko vam poklanja rabljene borbene helikoptere i protuminska vozila, tko vam prodaje poluispravne Migove i tenkove debelo ispod tržišne cijene, i zašto?

Je li vi shvaćate da je vaša “sigurnosna” strategija tek jedan mali otprdak rusko-američkog preseravanja na višem nivou?

Je li vi shvaćate da nemate novaca? Da vam mlađe generacije bježe u inozemstvo! Da škole i bolnice trunu, nemate industrijske proizvodnje, da vaši “državnici” pune svoje džepove, a mašu vam pred nosom nekim nadrealnim ustaško-četničkim prijetnjama, kako ne biste shvatili da vas ti isti vaši sisaju kao idiote.

Vaši “državnici” voze Lexuse i nose Louis Vuitton haljine a vi, ako znate, uštedite pa kupite Auto-Klub i Vogue pa maštajte i slinite dok vas sisaju. Eto vam strategija balkanska!

Kobane, “sacrificio” strategico voluto da Ankara, ma che favorisce l’ISIS

Kobane, “sacrificio” strategico voluto da Ankara, ma che favorisce l’ISIS

La città siriana a maggioranza curda Kobane (Ayn al-Arab) sta per cadere. E nessuno fa nulla per aiutare. Non la Turchia, che è più o meno chiara nelle sue intenzioni (meglio confinare con l’ISIS piuttosto che con il PKK), ma proprio nessuno.

rojava

A differenza dei casi del monte Sinjar e della città di Amreli (in Iraq), Kobane non ha ricevuto rinforzi dall’Kurdistan Iracheno (dove neppure si scaldano granché), né da altre parti del Rojava (Kurdistan siriano). Effettivamente è una enclave che non può essere raggiunta via terra, se non passando dalla Turchia, che non lo permette. Vieta persino ai curdi siriani di ritornare a dare una mano alla difesa della città. Solo da Aleppo sono arrivati aiuti: un’unità mista YPG-FSA.

E mentre Ankara osserva dai carri armati schierati la caduta della città, e reprime le proteste della popolazione curda, neppure la coalizione internazionale anti-ISIS fa molto. Una decina di missioni di bombardamento, e basta. Da un mese il mondo si è mobilitato per riarmare i curdi e l’esercito governativo in Iraq. Ma nulla è arrivato a Kobane, nessun ponte aereo, nessun lancio di rifornimenti. Lo YPG (ramo siriano del PKK) è lasciato a se stesso, a combattere con armi leggere contro l’artiglieria e i carri armati dell’ISIS.

Un favore ad Ankara, evidentemente, specie dopo che il segretario NATO Stoltenberg, sollecitato ad aiutare i curdi di Kobane, ha invece voluto rassicurare la Turchia sul supporto indiscusso da parte di tutti i membri dell’alleanza. Per la NATO aiutare lo YPG non è un’opzione (poiché il PKK è considerato organizzazione terroristica anche da Usa e Ue), anche se si sono dimostrati affidabili ed efficaci per fermare l’avanzata dell’ISIS in Iraq.

Lasciare cadere Kobane – città simbolo, quasi del tutto svuotata dalla popolazione civile – è una mossa doppiamente folle. Da una parte rende insicuro un tratto di confine più lungo tra Siria e Turchia, aprendo al travaso dei terroristi dell’ISIS verso quest’ultima, da usare anche come rotta verso (e non solo da) l’Europa. Dall’altra parte azzera gli accordi di pace tra Ankara e PKK, e riaccende un conflitto armato interno durato 30 anni, la cui fine è stata proclamata appena l’anno scorso.

Risultato probabile: invece di avere i curdi tranquilli e combattere l’ISIS all’estero, la Turchia si troverà a combattere in casa sia il terrorismo dell’ISIS, sia la guerriglia curda. E qui i “Patriot” della NATO non serviranno a un bel nulla.